… che è sempre in attesa. A Natale l’immagine-simbolo più sentita è il presepio in una stalla con i suoi umili abitanti, i genitori commossi, i pastori e una creatura. Sobrietà e servizio amorevole in un unico quadro. Molti si fermano qui e altri dimenticano che sobrietà e essenzialità sono i veri colori della scena-evento. Forse per questo molte delle nostre feste in questo periodo non sono un Natale, ma luci senza luce.

Mi piace immaginare una culla diversa: l’universo con il nostro pianeta in attesa di incontrare una vita nuova che ci faccia sentire salvati e liberi dalle doglie di un parto.

Noi, ognuno di noi e insieme nella Chiesa siamo invitati a rinascere nuovi, affinché la culla dell’universo diventi “luogo di salvezza” per tanti. E il Natale con la sua culla aperta alla vita non sarà più solo oggetto di devozione o arte, ma luogo sacro di una nascita continua e infinita. Di una ri-nascita per un universo rinnovato e che è sempre in cammino come un parto infinito. Ci sono delle difficoltà? Certamente. Ma la visione di un volto nuovo ridona la speranza.

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