Non è Natale senza il presepe. Dai tempi di san Francesco, rappresenta e simboleggia la nascita del bambino Gesù. Non ci sono alberi o altri addobbi o luminarie od addobbi che lo rappresentino in maniera così significativa. A Castel d’ Asso c’è una piccola chiesa di campagna, costruita quando le persone non avevano mezzi di trasporto per assistere alla messa in città.

Dopo anni di chiusura, ha ritrovato la gioia di riaprire le porte. La piccola, ma unità comunità che se è presa cura anche quest’anno, ha voluto allestire il presepe, scegliendo di ricordare che Gesù s’incarna della storia e condivide la vicenda degli uomini in ogni epoca, anche nella nostra. Il presepe di Castel d’Asso si è fatto dunque immagine della volontà di ricordare e di condividere alcuni problemi dei nostri giorni.
Così, oltre alla capanna a, Maria, Giuseppe, la mangiatoia che fa da culla a Gesù, il pastore, l’angelo, la stella cometa, il bue e l’asinello, c’è una bandiera arcobaleno, simbolo della pace, che rappresenta il rifiuto di ogni discriminazione, ci sono due paia di scarpe rosse per ricordare la violenza al mondo femminile, ci sono un telo mimetico e del filo spinato a denunciare la tragedia delle guerre nel mondo e quella di profughi e migranti. E a quel filo spinato è appoggiato un bambino svestito, con i giochi rovesciati, a simboleggiare l’infanzia violata dalla violenza fisica e morale.

Dal piccolo mondo di Castel d’Asso sale un grido di disperazione, dal cuore sale un desiderio di aiutare il prossimo, l’insegnamento che la Messa inizia quando si esce dalla chiesa appare chiaro ed accentua il desiderio di, semplicemente, far del bene.
Ed allora, guardiamoci intorno e ascoltiamo e aiutiamo il prossimo, che è molto più vicino a noi di quanto crediamo.
Bentornato bambino Gesù, anche quest’anno, a ricordarci che non stiamo seguendo i Tuoi insegnamenti.
