Il cuore di Gesù odia il peccato, ma è sempre aperto per ricevere il peccatore pentito, odia il male, ma desidera il bene,  perché desidera la conversione del peccatore, e per quanto sia stato da questo offeso, quando egli si converte, il suo divin Cuore subito lo perdona…”.

Scriveva così suor Maria Cecilia Baij, la cui fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione inizia il prossimo 29 gennaio,  presieduta dal vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, presso la sala “delle biblioteche” presso il Cedido (Centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa), al  palazzo dei Papi di Viterbo.

Tuscia terra di Santi e suor Maria Cecilia Baij ne è l’ulteriore testimonianza.  Nasce, infatti,  a Montefiascone il 4 gennaio 1694 da Carlo e da Clemenza Antonini, originari di Milano.

Cecilia frequenta la scuola di San Carluccio, a Viterbo, fondata da santa Rosa Venerini, tra l’altro amica d’infanzia di sua madre. Nel maggio del 1703 il cardinale Barbarigo concede al fratello Pietro una cappellania a Montefiascone, dove e Cecilia e la madre si trasferiscino.  Dopo aver frequentato la scuola fondata da Lucia Filippini, nel settembre 1707 entra per gli esercizi spirituali nel monastero di Santa Chiara, dove il Barbarigo aveva fondato la Congregazione del Divino Amore.

Una vita segnata da dure prove, forgiata dal Signore che vuole condividere con lei la sua Passione, per renderla degna di grazie inspiegabili, eccezionali.

Per una ventina di anni cura il monastero come badessa e muore proprio nel suo ufficio il  6 gennaio 1766.

Gli imperscrutabili disegni divini la portano ad essere una vera apostola dell’amore di Dio, ma specialmente una grande mistica del XVIII secolo. Per illuminazione divina, infatti, scrive tre significative, quanto particolari, opere che sono considerate di rilevante importanza nella storia mistica, oltre ad altre pagine.

Suor Maria Cecilia baij

Sono, dunque: “Vita interna di Gesú Cristo”, “Vita interna di S. Giuseppe” e la “Vita interna di San Giovanni Battista”. In definitiva si tratta delle locuzioni interiori che la devota monaca,  riceve e fedelmente scrive, obbedendo al suo padre confessore.

La prima edizione della “Vita di S. Giuseppe” esce nel 1921, trascritta e presentata da Mons. Bergamaschi, allora direttore del Seminario Regionale di Montefiascone ed attento studioso delle opere della serva di Dio, dietro incoraggiamento di figure come  Benedetto XV,  che gli fornisce i mezzi per la pubblicazione ed a all’Abate ordinario di San Paolo, il futuro Card. Schuster.

La benedettina badessa del monastero di San Pietro di Montefiascone, quindi, riceve le visioni della Passione del Signore, delle quali non si  limita a descriverne le sofferenze esteriori, bensì quelle interiori  del Christus Patiens.

È un Gesù che vede il cuore dei martiri nei secoli, gli stessi che condivideranno con Lui il suo amore e dolori ed anche chi, invece, continuerà a farlo soffrire, a crocifiggerLo.

Chi ricevesse grazie o miracoli per intercessione di Madre Maria Cecilia Baij può scrivere alla seguente mail: madrececiliabaij@gmail.com.

Foto tratte dal web

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