Beato Domenico Barberi, Card. Henry Newman

DALLA MISSIONE DEL BEATO DOMENICO BARBERI ALLA PROCLAMAZIONE DELLA SANTITÀ DEL CARD. NEWMAN: LE FRONTIERE DEL MOVIMENTO ECUMENICO DAL 1849 AD OGGI

di Celoro Luisa Classe IV DU, Istituto Magistrale santa Rosa da Viterbo

“Un meraviglioso missionario e un predicatore pieno di zelo, un religioso che portò alla conversione innumerevoli anime”

Sono le parole usate dal cardinale John Henry Newman, per descrivere l’opera di evangelizzazione compiuta dal beato Domenico Barberi.
Questi due personaggi hanno lasciato un’impronta significativa nel movimento ecumenico, l’importante cammino delle Chiese cristiane verso l’unità.

Il Beato Domenico Barberi nacque a Viterbo il 22 maggio 1792 e crebbe, dopo la scomparsa dei suoi genitori, con lo zio materno. Aiutava la famiglia adottiva nel lavoro nei campi e nel pascolo. Sebbene avesse un’intelligenza vivacissima e un’ottima memoria, non fece studi regolari fino a che non entrò nell’ Ordine dei passionisti. La Congregazione della Passione di Gesù Cristo fu fondata da san Paolo della Croce nel 1720.

La regola del nuovo Ordine, approvata da papa Benedetto XIV, prevede che i passionisti si impegnino, con un quarto voto, a diffondere la devozione alla Passione di Gesù.

Domenico sentiva la chiamata da parte di Dio ad una vita di fede , ma fu il verificarsi di un evento che lo convinse ad intraprendere il cammino della consacrazione religiosa. Temeva di essere sorteggiato per la coscrizione forzata nella leva militare, ma così non avvenne e capì che questo era un segno evidente della sua vocazione .

Nell’autunno del 1813, ruppe gli indugi e si decise per la vita consacrata, ma non mancavano dubbi e tentazioni, superate con una profonda vita di preghiera, di riflessione, di frequenza dei sacramenti e di colloqui spirituali. Terminati gli studi teologi e di eloquenza sacra, venne chiamato ad insegnare filosofia e teologia agli studenti della Congregazione dei passionisti.

Nell’estate del 1830, accadde la svolta decisiva del suo impegno nell’Ordine. Venne infatti data a Domenico la missione di evangelizzazione e conversione nelle terre del nord Europa.Fu così chiamato a ricoprire vari incarichi di responsabilità nel governo della Congregazione. Fu nominato successivamente Superiore locale, Consigliere provinciale e infine Superiore provinciale. In questi impegni di governo, a servizio della sua comunità religiosa, si manifestarono la sua grande umanità e fermezza nella fedeltà alle migliori tradizioni dell’Istituto. Non mancarono difficoltà che provarono la sua pazienza e la fiducia nella provvidenza.

Il 17 febbraio del 1842 poté fondare la prima casa passionista in Inghilterra ad Aston Hall, presso Stone.

Domenico conobbe allora il movimento Oxford, un’esperienza di riforma all’interno della comunità anglicana e di avvicinamento tra anglicani e cattolici, si mise immediatamente in contatto con i suoi aderenti, in particolare con colui che ne era il capo e l’anima: il pastore anglicano John Henry Newman.

John Henry Newman nacque a Londra il 22 febbraio 1801, figlio di un banchiere anglicano e di madre discendente dagli ugonotti francesi. Studiò ed ebbe una carriera brillante.

Newman era in quel momento molto apprezzato dagli anglicani per i suoi discorsi e per gli insegnamenti che trasmetteva. Il suo pensiero si concentrò sulla ricerca della Verità e il rinnovamento della sua Chiesa. Nel 1833 fece un lungo viaggio in Italia. Andò a visitare Roma e poi proseguì per la Sicilia, dove si ammalò gravemente, tanto da rischiare la vita. Durante la malattia sentì dentro di sé di dover compiere una missione in Inghilterra. Questo presentimento si avverò dopo la sua inspiegabile guarigione.

Durante il viaggio di ritorno in Inghilterra, fece una preghiera:

“Guidami tu, Luce Gentile;

tra le tenebre, guidami tu.

Nera è la notte, lontana la casa: guidami tu.

Amavo scegliere la mia strada, ma ora guidami tu.

Sempre mi benedisse la Tua Potenza:

ancora oggi mi guiderà  per paludi e brughiere,

finché svanisca la notte

e l’alba sorrida sul mio cammino”

Ritornato a Oxford, riunì intorno a sé dei giovani per discutere sui problemi che affliggevano la comunità anglicana ed ottenne un grande ascolto.

Newman era affascinato dal fatto che aumentava il numero dei giovani che lo seguivano e ricercavano come lui la Verità. Avrebbe potuto anche creare una nuova Chiesa, ma capì che la Chiesa deve essere una sola, come uno è Cristo. Si ritirò a Littlemore, sentendosi sempre più vicino al Cattolicesimo.

Con l’intenzione di fondare lì una casa religiosa, il 24 giugno del 1844 incontrò, per la prima volta, Domenico Barberi. Questo evento gli cambiò definitivamente la vita.

Newman conserverà sempre una grata e riconoscente memoria del padre Domenico, grazie al quale, l’8 ottobre 1845, pronunciò l’abiura dell’Anglicanesimo e diventò cattolico, apostolico, romano.

Negli ultimi anni della sua vita, papa Leone XIII nominerà il grande teologo inglese con la porpora cardinalizia, sarà beatificato da Benedetto XVI il 19 settembre del 2010 e canonizzato il 13 ottobre 2019 da papa Francesco.

La sua memoria liturgica cade il 9 ottobre, data del suo ingresso nella Chiesa cattolica.

L’’amicizia tra padre Domenico e il cardinale Newman vide nascere uno spirito di unione che in qualche modo “anticipò” il cammino ecumenico.

La ricerca di unità tra tutti i cristiani trova ragione nelle parole stesse di Gesù che nell’ultimo discorso ai suoi discepoli prega “perché tutti siano una cosa sola”. E aggiunge: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

Tante sono state infatti le tappe del lungo cammino di dialogo tra i cristiani a partire dall’esperienza profetica del Beato Barberi che per primo usò l’espressione” carissimi fratelli separati”.

Sulla spinta di missionari protestanti di diverse Chiese, nel 1910 ebbe luogo ad Edimburgo la prima Conferenza universale delle Società protestanti di missione.

Anglicani e cattolici ripresero un approfondimento di dialogo nei “Colloqui di Malines” negli anni 1921- 1925.

A partire dal 1933, un sacerdote francese Paul , considerato il padre dell’ ecumenismo spirituale si impegnò nel rinnovamento di una iniziativa ecumenica di preghiera nata nel 1908 negli Stati Uniti ad opera del reverendo episcopaliano Paul Wattson, trasformandola in un Ottavario, che andava dalla festa della cattedra di San Pietro alla festa della Conversione di San Paolo. Nacque così ” La Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani” che si celebra dal 18 al 25 gennaio di ogni anno e nella quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità.

Altra tappa importante di questo cammino fu l’istituzione nel 1960 del” Segretariato per l’unità dei cristiani” su iniziativa di papa Giovanni XXIII, che incontrò, nello stesso anno, l’Arcivescovo anglicano di Canterbury.

Il Concilio Vaticano II, evento che ha segnato profondamente la storia e la vita della Chiesa degli ultimi decenni, con il Decreto sull’ Ecumenismo “Unitatis redintegratio” del 24 novembre 1964 , sembra in un certo senso accogliere le attese e l’impegno di tanti uomini di fede che , come il beato Barberi, hanno  testimoniato con la loro vita la speranza di una riappacificazione tra le Chiese cristiane.

Il Decreto infatti pone solide basi al dialogo con i” fratelli separati” e invita i cattolici a maturare una autentica mentalità ecumenica.

Ha così inizio una stagione di incontri ecumenici importanti, fino all’attuale pontificato di papa Francesco. Paolo VI incontra, nel 1964, il patriarca della Chiesa Ortodossa di tradizione bizantina. Atenagora.

Giovanni Paolo II sottoscrive con il patriarca di Costantinopoli Dimitrios I, il 3 dicembre 1987, una Dichiarazione Comune in cui la Chiesa cattolica e la Chiesa Ortodossa si impegnano ad una migliore conoscenza e a” promuove in tutti i modi possibili il dialogo di carità”.

Nel 1977 una Commissione teologica mista anglicana-cattolica, trova un’importante convergenza dottrinale sull’Eucaristia, sul Sacerdozio, sull’Autorità della chiesa, sulla Salvezza.

Il 6 maggio 1983, in occasione del 500° anniversario della nascita di Lutero, una Commissione cattolico- luterana pubblica una Dichiarazione comune in cui Lutero viene riconosciuto ‘come un testimone del Vangelo, un maestro nella fede, un araldo del rinnovamento pastorale’.

Nel 2004 viene organizzato un Incontro internazionale per sottolineare il quarantesimo anniversario della promulgazione del Decreto sull’Ecumenismo.

Riveste significato storico la Dichiarazione comune di papa Francesco e del patriarca Kirill di Mosca sottoscritta il 12 febbraio 2016, dove si sottolinea l’augurio che lo storico” incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato”

Nel 2017, infine, cattolici e protestanti promuovono numerose iniziative comuni per celebrare i 500 anni dalla Riforma.

L’esperienza umana e di fede del beato Barberi e del cardinale Newman testimonia anche un altro aspetto del cammino ecumenico, il contributo che  proviene dalle esperienze di fraternità. La comunità protestante di Taizé, per esempio, nata nel 1942, è diventata in breve tempo un luogo di incontro e di preghiera per giovani di ogni confessione religiosa.

Come conclusione, aggiungo un pensiero personale:

È sorprendente come due uomini, uniti dal” progetto” di Dio, guidati dal Suo spirito e  dalla  loro intelligenza, siano riusciti a suscitare un profondo cambiamento nel cuore di tanti  cristiani  e  siano diventati di esempio per esponenti importanti della Chiesa cristiana. Con il loro insegnamento hanno “anticipato” quello che per i cristiani di oggi è diventata una realtà concreta: l’impegno per il dialogo e l’amicizia tra le Chiese e il loro desiderio di unità.

 

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