Dopo 45 anni di servizio come organista liturgico, mi sento di esprimere la mia gratitudine alla Chiesa per la felicità che questa attività mi ha donato e l’ esperienza che dal suonare per le Funzioni ho attinto: senza dubbio, la ricchezza maggiore nel mio bagaglio di musicista.

Ma permettetemi di fare un po’ il punto della situazione, circa lo status quo della musica nelle Funzioni Liturgiche.

La fonte principale e il motore essenziale della musica Liturgica è il Canto Gregoriano,  che, con il suo affascinante respiro, lontano dal tempo e fuori da ogni tempo, ci porta ad una dimensione celestiale, elevata, come deve avvolgere chi voglia accostarsi  alla preghiera.

È in latino, e noi che parliamo italiano, lingua che deriva più di tutte le neolatine dal ceppo madre, dobbiamo essere in grado  di cantare una semplice melodia in latino. Non dimentichiamoci che una missione enorme della Chiesa è stata nei secoli anche quella di offrire cultura e splendida arte, anche a chi non aveva la possibilità di accedere ad Atenei e Teatri.

Dal Gregoriano prende spunto tutta la musica corale polifonica del ‘500 e le meravigliose composizioni per coro del nostro periodo Ceciliano agli inizi del ‘900.

Tra i polifonisti rinascimentali spicca senza dubbio la figura di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Direttore della Cappella Sistina, coro che, tra varie vicende, continua tuttora ad offrire il suo servizio come Corale Pontificia. Nel suo repertorio  brani del Palestrina, ma anche dei suoi successori, come il fantastico Domenico Bartolucci, dalla indiscussa somma competenza nell’arte della polifonia.

Ritengo sia un ottimo compito per i Parroci caldeggiare la formazione di corali per le Funzioni: non solo per l’alto profilo educativo e culturale che da queste iniziative può scaturire, ma anche per la spinta socializzante che una corale porta con sè.

Parliamo ora del canto popolare: senza dubbio da mettere ai primissimi posti in questo novero, perché è diretta espressione, preghiera somma, dei partecipanti alle Sacre Funzioni;  la più consolante immagine , infatti, è assistere ad un gruppo di fedeli che canta accompagnato dalle solenni armonie dell’ organo.

L’organo è lo strumento che, per tradizione e cultura, appartiene da sempre alla vita liturgica. Con la sua voce mistica, lontana, immateriale, quasi metafisica, sa elevare gli animi, sa condurli alla meditazione. Personalmente da bambino restai rapito dalle note misteriose e soffuse del meraviglioso organo Morettini della Basilica della Quercia.  Che pace interiore, che atmosfera ieratica, un invito alla preghiera.

L’organista deve saper trovare i colori giusti per ogni atmosfera, accompagnando, preludiando, improvvisando. Diceva il mio amato Maestro Rev. Guido Cappetti, già organista presso la Basilica romana di Santa Maria  sopra  Minerva: “La musica nella Liturgia deve essere come un vestito, sempre adatto alle molteplici  e diverse circostanze “. La mia supplica ai Sacerdoti è di tenere gli organi con cura, e invito i colleghi a presenziare con la loro arte le Funzioni,  anche per rendere onore ai capolavori organari italiani, ammirati in tutto il mondo.

Ora voglio parlare dell’ usanza di punteggiare la Liturgia con canzoni in stile pop- folk, da parte di formazioni leggere, chitarre, bassi elettrici, percussioni e così via: la cosiddetta Messa Beat, insomma. Ispirata senza dubbio ad alcuni celebri lavori, come il musical Jesus Christ Super Star, ed all’attività incessante di celebri complessi come i Gen o il cantautore conterraneo Giosy Cento, questa usanza fino a un ventennio fa era considerata una mera eccezione nella Liturgia. Ricordo, negli anni ’70, le Messe Beat come un’autentica dimensione alternativa,  con tanto di polemiche da parte dei cultori della tradizione. Ora i Sacerdoti sono sempre più aperti alla musica leggera nella Liturgia, senza dubbio col mirabile intento di avvicinare alle Funzioni, con occasioni di sano impegno e aggregazione, i giovani degli Oratori Parrocchiali.  Spesso si può apprezzare un servizio curato, puntuale e artisticamente interessante, devo dire, comunque, che, data la fonte ispirativa di questo genere musicale, cioè il pop- folk anni ’70, queste canzoni talvolta appaiono molto più antiche del gregoriano o di un Corale di J.S. Bach, musica che, per la sua grandiosità artistica, ha assunto una dimensione lontana da ogni collocazione temporale.

È mia convinzione,  torno a ripetere, che, missione preziosa della Chiesa è sempre stata, e deve continuare ad essere, anche quella di fornire occasioni di arte e cultura a chi non ha possibilità o opportunità di fruirne in altri luoghi o momenti. Non tutti hanno modo di ascoltare concerti o di frequentare lezioni di musica, perciò una Corale polifonica e, nelle Solennità, si intende, l’esecuzione di brani tratti dal repertorio sacro, come il Gloria di Vivaldi, o il Magnificat di Bach, anche addirittura con l’orchestra,  non può  che far bene all’ animo dei partecipanti alle Funzioni,  senza, ovviamente, come si diceva, far mancare il canto popolare.

L’ esortazione mia verso i colleghi che offrono la loro opera in seno alla Liturgia è quella, dunque, di perpetrare il prezioso compito dei nostri illustri predecessori, affinché la nostra straordinaria Musica Liturgica Cattolica possa continuare ad essere ammirata e tenuta quale fonte di ispirazione, come la storia ci insegna, dai fratelli Luterani, che sono notoriamente così premurosi  nella cura della musica nelle Funzioni.

Ferdinando Bastianini,  organista presso la Chiesa di S.M.della Verità e organista titolare della  Cattedrale in Viterbo.

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