L’incontro tra due santi.
Di Mario “Metodio” Mancini
Una interessante considerazione è emersa nel recente Incontro sul “Beato Domenico Barberi.
Tessitore d’Europa”. I tre Relatori principali hanno messo a fuoco alcuni aspetti dell’incontro di
due eminenti figure della “seconda primavera della Chiesa Cattolica” in Inghilterra alla metà del
XIX secolo: il Beato Domenico Barberi, passionista col nome di Domenico della Madre di Dio, e
San John H. Newman, insignito del titolo di Dottore della Chiesa il 1° novembre 2025 da Papa
Leone XIV.
Il passionista p. Marco Staffolani, ha presentato i primi risultati della sua ricerca sul B. Domenico
mettendo in evidenza la profonda preparazione teologica e apostolica del religioso viterbese,
associata ad una rete di conoscenze intessuta per prepararsi alla specifica missione in Inghilterra.
P. Marco sta infatti conducendo questo studio commissionatogli dall’Associazione “Amici del
Beato Domenico della Madre di Dio”. Questa è l’associazione promotrice del Convegno per
aggiornare i progressi della ricerca di cui è finanziatrice.
Il relatore successivo, P Luciano Bella, dell’Oratorio di san Filippo Neri, ha invece approfondito la
figura ed il carisma del Newman e del suo sofferto percorso spirituale. San J. H. Newman, pastore
Anglicano e stimato professore dell’Università di Oxford, cadde in disgrazia dalla gerarchia
anglicana quando, con alcuni suoi colleghi studiò di cercare una “via media” tra le posizioni della
Chiesa Anglicana e la dottrina della Chiesa Cattolica (Romana). Per questo fu condannato dalla
Chiesa Anglicana, costretto ad abbandonare l’insegnamento, a rinunciare alla Parrocchia, a ritirarsi
con i colleghi a lui fedeli, in una sorta di volontario indefinito cenobio, presso Littlemore.
Infine Fr. Paul F. Spencer (Primo Consultore dei Passionisti) ha ripercorso la vicenda dei rapporti
del B Domenico con il gruppo di professori di Littlemore culminata con la piena comunione dei
suoi componenti fino al “passaggio” di Newman alla Chiesa Romana.

La considerazione che emerge dall’approfondimento di questi rapporti riguarda le strade
meravigliose ed imperscrutabili che segue la Provvidenza misericordiosa di Dio: come mai
Newman fu l’ultimo del suo cenacolo di ricercatori a compiere questo passo così importante,
affidandosi al ”pastorello” viterbese? Domenico Barberi era l’undicesimo figlio di una famiglia di
contadini, distrutta dalla morte dei genitori, famiglia decimata da una mortalità infantile di circa il
50%. Domenico stesso era gracilino e più volte in pericolo di vita. Veniva da una delle zone più
depresse dello Stato Pontificio a cavallo tra il ‘700 e l’’800. Newman era figlio di un banchiere
nell’Inghilterra al suo massimo splendore. Domenico era una vocazione adulta: entra come cuoco
nel Convento passionista a 22 anni, anche se favorito da esperienze mistiche. Newman era
destinato, fin dai suoi studi, ad una brillante “carriera” ecclesiastica e cattedratica. Barberi studia
grazie alla lungimiranza dei suoi superiori che riconoscono in lui doti eccezionali: la sua
preparazione biblica e teologica gli permette di poter dialogare con i professori di Oxford, la sua
anzianità pastorale e missionaria gli danno il vantaggio dell’esperienza. Newman, insoddisfatto
della sua ricerca della Verità, si affanna a cercare “the kindly light”: la luce gentile. Paga di persona
con l’ostracismo delle autorità religiose, anglicane prima e cattoliche poi che sospettano della sua
“via media”: ha contatti con Rosminiani, Gesuiti e Diocesani: però esita ed aspetta, ultimo della
sua comunità che arrivi padre Domenico. Aspetta espressamente lui, che gli ha annunciato il suo
prossimo arrivo. Nell’attesa della diligenza ritardata da una tempesta autunnale, scrive una
dozzina di lettere ad amici e familiari, tutte dello stesso tenore: “stasera farò la mia abiura al P.
Domenico: lui ancora non lo sa”. C’è qualcosa di struggente nell’angosciosa attesa di chi ha scorto
finalmente la luce arrivare nella notte tempestosa.
Perché? Perché padre Domenico? Domenico era figlio del suo tempo: il movimento Ecumenico,
come lo si considera dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II non esisteva. C’era il “Proselitismo”: le
lettere di P Domenico ai Superiori a Roma, riflettono la sua preoccupazione di quante conversioni
ci sono. Bisognerà ancora aspettare mezzo secolo e l’iniziativa che partirà dalle chiese protestanti
per parlare di un vero Movimento Ecumenico. Ma in Domenico c’è qualcosa di più: quel qualcosa
che lo rende più attuale che mai e che deve essere di esempio e di stimolo: l’Amore. L’espressione
da lui usata: ”fratelli separati”, la piena fiducia nei confronti di chi faticosamente cercava la Verità,
la sua “bonomia”, gli venivano istintivamente dal suo Amore per le persone in difficoltà. Newman
stesso ne darà testimonianza nel dire che il suo stesso aspetto traspirava la santità. Newman era
un’anima delicata, dalla coscienza sensibile, che riconosceva un affetto sincero. Un’altra
testimonianza, raccolta nel processo di canonizzazione, da parte di un suo convertito dice che
della predica di Domenico (leggermente balbuziente e con un inglese approssimativo) non aveva
capito granché, ma lo aveva convinto il trasporto con cui aveva parlato. Nella sua prima predica in
Inghilterra, Domenico si trovò ad essere infagottato in paramenti non a lui adatti, suscitando
l’ilarità della congregazione. Dal suo cuore proruppero queste parole: “La maggior parte di voi non
era ancora nata quando io pregavo per il vostro bene, dopo 30 anni ora sono qui, al centro dei
miei desideri”.
Questa è la lezione che trasmette il Beato Domenico della Madre di Dio da 180 anni: l’Ecumenismo
deve superare le dispute teologiche per unire tutti i Cristiani nelle Opere di Misericordia. Per
questo è nata l’associazione a lui ispirata che prega e vuole diffondere la sua conoscenza perché
venga eletto agli onori degli altari come esempio e stimolo di un Amore senza confini.


