Lo ”Spirito di Assisi” ribadito nell’incontro
interreligioso di questi giorni su “Pace disarmata e
disarmante” ispirato da papa Leone. Il messaggio del
presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Stefano Stefanini
L’Incontro Internazionale per la Pace ad Assisi si e’ tenuto dal 25 al 27
ottobre 2026, in occasione del 40° anniversario dello storico incontro di
preghiera convocato da San Giovanni Paolo II nella città’ di San
Francesco nel 1986.
L’incontro interreligioso prende spunto dall’affermazione “Pace
disarmata e disarmante” di papa Leone ed e’ promosso dalla Comunità
di Sant’Egidio, in collaborazione con la Diocesi di Assisi e le famiglie
francescane.
L’evento coinvolge la città di Assisi e la vicina Bastia Umbra
(Umbriafiere) per l’assemblea inaugurale e i vari forum tematici.
Partecipano i Leader religiosi delle diverse fedi mondiali, esponenti della
cultura, della società civile e delle istituzioni.
L’apertura dell’incontro è stata segnata dai messaggi del Presidente
della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e dal richiamo al dialogo di
Papa Leone XIV. [
Nel corso dell’evento si tengono forum e dibattiti di approfondimento su
temi quali il ruolo delle religioni, la pace in un’epoca di poteri e conflitti
globali, l’umanità nell’era della tecnologia e il futuro dell’Africa.
È prevista la cerimonia conclusiva con la partecipazione dei delegati
religiosi riuniti per rilanciare l’appello per la pace.
Papa Leone nel videomessaggio inviato ai partecipanti all’Incontro
internazionale di Assisi: “Non c’è nessuna guerra santa: solo la
pace è santa!”
“La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio!”. Citando la sua
enciclica “Magnifica humanitas”, il Pontefice ricorda che “per noi
credenti, ‘combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la
religione stessa’”. “Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”,
ribadisce Leone XIV, per il quale “c’è bisogno di far crescere lo spirito di
Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di
mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per
un futuro di pace”. Il Papa, che su consiglio dei medici non ha potuto
raggiungere Assisi dopo l’intervento chirurgico del 13 ottobre, si rivolge
così ai presenti: “Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di
San Francesco, in questo importante anniversario, per vedere i vostri
volti e dare insieme una bella testimonianza che vivere da fratelli e
sorelle è già possibile!”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al
Presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, un
messaggio augurale :
«Ricorrono quarant’anni dall’Incontro di amicizia e di preghiera che
Giovanni Paolo II promosse ad Assisi, la città di san Francesco.
Leader religiosi provenienti da tutto il mondo si trovarono insieme per
dare testimonianza alla pace e alla fraternità, per ribadire che non si può
uccidere, non si può sfruttare, non si può sottomettere in nome di Dio.
Quello di Assisi fu un evento profetico. La Comunità di Sant’Egidio si è
fatta animatrice di incontri internazionali che, anno dopo anno, hanno
inteso ravvivare lo “spirito di Assisi” mentre le guerre, le diseguaglianze,
le volontà di potenza e dominio facevano sentire sempre più il loro peso
oppressivo sul corso della storia.
Siamo riconoscenti per questo prezioso impegno.
Oggi, con il ritorno ad Assisi a ridosso delle celebrazioni per l’ottavo
centenario della morte del Santo, desidero rivolgere un intenso augurio
affinché queste giornate siano fruttuose.
Abbiamo bisogno di riconciliazione, di pace, di cooperazione.
Avvertiamo le ferite profonde recate all’umanità in guerre come in
Ucraina, in conflitti come a Gaza, in Palestina, così come negli altri
luoghi in cui comunità e popoli invocano pace senza che le loro voci
neppure arrivino a noi.
Abbiamo bisogno che l’inviolabilità della dignità umana torni a essere
misura della politica e dei comportamenti degli Stati, e base di un diritto
internazionale nuovamente riconosciuto e rispettato.
La forza delle religioni è importante. Possono osare, con il
coraggio che viene dalle Fedi, dalla dimensione spirituale che
alimenta la cultura, il pensiero, il cammino, l’azione. Sono
l’esempio di come il dialogo, il rispetto della diversità, la solidarietà
fanno crescere fiducia e alimentano coesione e sicurezza.
L’inerzia è ingiustificabile. Conflitti, ingiustizie, povertà, sopraffazioni
sono prodotti umani.
Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire diritto,
equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente,
riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato dal compiere
la propria parte.
Ciascuna donna, ciascun uomo può mettere in campo la propria
passione, esercitare la propria responsabilità, per rendere possibili tratti
di un mondo in pace».
Nel quarto decennale della storica Giornata di preghiera per la pace
convocata da Papa Wojtyla il 27 ottobre 1986, papa Leone ha inteso
riaffermare l’eredità dello “Spirito di Assisi”.
Da Giovanni Paolo II, che ne approfondisce il significato teologico, a
Benedetto XVI, che apre il dialogo anche ai non credenti; da Francesco,
che richiama alla fraternità, fino a Leone XIV, che invita le religioni a
ritrovare nelle proprie radici un antidoto all’odio e alla violenza.
Come sostenuto da Fabio Colagrande su www.vaticanews.va, non era
mai accaduto che un Papa convocasse i rappresentanti delle grandi
religioni del mondo per una giornata dedicata alla pace.
Il 27 ottobre 1986 Giovanni Paolo II sceglie Assisi, la città di san
Francesco, per un’iniziativa senza precedenti, destinata a lasciare
un segno profondo nella storia del dialogo interreligioso. A
quarant’anni di distanza, quell’appuntamento resta uno dei gesti
più significativi del suo pontificato e un punto di riferimento per i
suoi successori.
I giovani ebrei che offrono rami d’ulivo ai rappresentanti religiosi,
anzitutto ai musulmani: un gesto che il cardinale Roger Etchegaray, al
quale Papa Wojtyła affidò la “regia” dell’incontro, ricorderà raccontando
di essersi commosso fino alle lacrime.
Lo scambio della pace tra i responsabili delle Chiese cristiane nella
cattedrale di San Rufino, con la commozione visibile sui volti di alcuni
partecipanti.
I leader intirizziti dal freddo, stretti l’uno all’altro sul palco davanti alla
basilica, e l’arcobaleno apparso dopo una mattinata grigia: due
particolari rimasti nella testimonianza di Etchegaray, che lesse
nell’arcobaleno un segno di fraternità.
Sono queste alcune delle immagini che restano di quella giornata
storica, nata per testimoniare un impegno condiviso per la pace, nel
rispetto delle diverse convinzioni religiose, con ciascuno raccolto in
preghiera secondo la propria tradizione.
Giovanni Paolo II durante l’incontro di preghiera per la pace ad
Assisi del 1986.
Ma, al di là dei ricordi, quel giorno dà origine al cosiddetto “Spirito di
Assisi”: l’impegno delle diverse religioni a incontrarsi, dialogare e
costruire insieme la pace
Da Papa Wojtyła ai suoi successori, la riflessione tornerà più volte sul
rapporto tra preghiera e pace, identità religiosa e incontro, fede e
responsabilità per l’umanità.
