Per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
del 2026, Papa Leone XIV ha scelto il tema Custodire voci
e volti umani. Il messaggio sarà rivolto a giornalisti,
comunicatori e fruitori dei media oggi 24 gennaio.

Stefano Stefanini

Per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (GMCS)
del 2026, Papa Leone XIV ha scelto il tema Custodire voci e volti
umani, focalizzandosi sull’alfabetizzazione mediatica e
l’intelligenza artificiale (IA) per promuovere il pensiero critico e la
libertà spirituale, affinché la tecnologia sia al servizio dell'umanità e
non viceversa, in un mondo dove la comunicazione tecnologica è
sempre più pervasiva. 
Queste le probabili linee guida che il Pontefice svilupperà nel
messaggio Custodire voci e volti umani che sarà reso noto
sabato 24 gennaio prossimo, memoria di San Francesco di Sales,
patrono dei giornalisti e dei comunicatori:
– Promuovere l’alfabetizzazione mediatica per contrastare i rischi
dell’IA e assicurare che le macchine siano strumenti per la vita
umana;
Incoraggiare i cattolici a contribuire allo sviluppo del pensiero
critico, specialmente nei giovani, nell’era digitale. La Giornata delle

Comunicazioni Sociali si si celebrera‘ nel 2026 domenica 17
maggio, Solennità dell’Ascensione. 
Papa Leone ribadisce l’urgenza di promuovere un’educazione e un
approccio che inviti a usare la tecnologia in modo consapevole,
preservando la dignità e l’unicità della persona umana nel
panorama comunicativo. Leone XIV ha scelto di sottolineare
l’importanza di salvaguardare “le capacità unicamente umane di
empatia, etica e responsabilità morale” davanti a tecnologie come
l’Intelligenza Artificiale. Il Dicastero Vaticano per la Comunicazione:
le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita
umana, non forze che erodono la voce umana”.

Il testo del Comunicato del Dicastero Vaticano per la
Comunicazione per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali 2026 del 29 settembre 2025.

Custodire voci e volti umani

Negli ecosistemi comunicativi odierni, la tecnologia influenza le
interazioni in modo mai conosciuto prima – dagli algoritmi che
selezionano i contenuti nei feed di notizie fino all’intelligenza
artificiale che redige interi testi e conversazioni. Il genere umano ha
oggi possibilità impensabili solo pochi anni fa. Ma sebbene questi
strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire
le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità
morale. La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non
solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare
l’agente guida. Il futuro della comunicazione deve assicurare che le
macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita
umana, e non forze che erodono la voce umana.
Abbiamo grandi opportunità. Allo stesso tempo, i rischi sono
reali. L’intelligenza artificiale può generare contenuti accattivanti
ma fuorvianti, manipolatori e dannosi, replicare pregiudizi e
stereotipi presenti nei dati di addestramento, e amplificare la
disinformazione simulando voci e volti umani. Può anche invadere
la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso.
Un’eccessiva dipendenza dall’IA indebolisce il pensiero critico e le
capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi
sistemi solleva preoccupazioni circa la centralizzazione del potere
e le disuguaglianze.
È sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi
l’alfabetizzazione mediatica, alla quale si aggiunge anche
l’alfabetizzazione nel campo di IA (MAIL ovvero Media and
Artificial Intelligence Literacy). Come cattolici possiamo e
dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone –
soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico
e crescano nella libertà dello spirito.

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