ASCENSIONE del Signore, 17 maggio 2026
Per capire la narrativa dei Vangeli e della fede, dobbiamo cercare di uscire dalle categorie della cronaca alla quale siamo oggi abituati. Se a quel tempo ci fossero stati fotografi non credo avremmo oggi le foto di certi avvenimenti creduti dalla fede. La fede usa un vocabolario umano, ma con contenuti spirituali che sono veri nel cammino della fede, non verificabili sui tavoli degli esperimenti in laboratorio. La Bibbia ci dice “come si vadia in cielo, non come vadia il cielo” (Galileo). Cosa voglio dire? Un maestro come Gesù e come lo vissero gli Apostoli e i Discepoli, non poteva fare la fine di tutti gli altri come noi. Anche nella storia che loro avevano vissuto c’erano stati personaggi “ascesi in cielo” e non solo nella storia degli ebrei. Il mandato del Signore come riportato da Matteo diventa allora il messaggio più vero: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore, ecco io sono con voi tutti giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28: 20. E la preghiera dopo la comunione sottolinea questo cammino: “Dio onnipotente e eterno, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio del cielo, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria”. E’ tutto il creato che deve “Ascendere” verso Dio, trasformandosi in dono gradito a Lui con una vita risorta e che risorge ogni giorno, a “far fiorire l’arida valle” come canta David Maria Turoldo. Così la fede diventa un cammino meraviglioso di rinnovamento e non un “frigorifero” di devozioni passeggere.
don Gianni Carparelli
