Gli occhi puntati sul comignolo della
Cappella Sistina. L’Azione Cattolica Italiana scrive agli
aderenti per una preghiera per l’elezione del nuovo
Pontefice “Lo Spirito illumini i nostri Pastori, sostenga il Suo
Popolo, rafforzi la Sua Chiesa”.
Stefano Stefanini
Il presidente nazionale di Azione Cattolica Italiana, prof. Giuseppe
Notarstefano, ha scritto una lettera a tutti gli aderenti all’Associazione
“perché in famiglia nei momenti importanti ritrovarsi insieme è una
esigenza: bisogna stringersi e stare vicini”.
 
Papa Francesco ci ha lasciato, salutato da un abbraccio planetario che
sarà difficile dimenticare. Tante volte egli ha incontrato l’Azione cattolica:
ci ha voluto bene, ci ha indicato la strada, ha spronato il nostro passo
con paterna sollecitudine. Custodiamo le sue parole affinché traccino il
cammino nei tempi a venire. Chiediamo al Signore la grazia di esserne
degni, fedeli al Vangelo, nella Chiesa di Dio.
 
Prosegue il presidente di Azione Cattolica Italiana “Adesso la Chiesa è
chiamata ad un discernimento cruciale: da domani, mercoledì 7 maggio,
il Conclave riunito darà parola allo Spirito. Noi tutti, insieme a milioni
di cattolici nel mondo, vogliamo chiedere al Signore di mostrare la
strada, affinché sia fatta la Sua volontà.
L’invito rivolto all’Azione Cattolica e’ di pregare nella propria comunità,
in parrocchia, in famiglia o nel silenzio della camera di ciascuno .
“Saremo uniti nella preghiera, tu, io, tutti noi insieme: una grande
famiglia orante che Dio ascolterà con amore.
Conclude il presidente Notarstefano: “Lo Spirito illumini i nostri Pastori,
sostenga il Suo Popolo, rafforzi la Sua Chiesa”.
Dall’Azione Cattolica Cronistoria del pontificato di
Francesco. L’abbraccio con gli ultimi della terra.

Dodici anni di pontificato che sembrano passati in un attimo. Ecco
perché la memoria collettiva forse ricorda solo gli ultimi difficili anni
di papa Francesco, anche per via delle sue condizioni di salute, nel
tempo peggiorate. Eppure, da quel 13 marzo 2013, qualcosa è
cambiato nel modo in cui il popolo di Dio, ma anche i non credenti e
gli agnostici, si sono rapportato al Pontefice, al primate della Chiesa
cattolica. È cambiato il modo in cui il Papa si è presentato al
mondo, sono cambiate le gestualità del Papa regnante, è cambiato
il sorriso e l’abbraccio con gli ultimi della terra.
Primo Papa gesuita, primo Papa proveniente dal continente latino-
americano, primo a essere eletto con il predecessore ancora in vita,
primo a risiedere fuori dal Palazzo Apostolico, primo a firmare una
Dichiarazione di Fratellanza con una delle maggiori autorità
islamiche. E poi: il Consiglio di cardinali per governare la Chiesa, il
ruolo delle donne all’interno dei processi decisionali della Chiesa,
primo ad abolire il segreto pontificio per i casi di abusi sessuali e
depennare dal Catechismo la pena di morte. 
Ripercorriamo le tappe fondamentali dei suoi dodici anni di
pontificato.
Le periferie del mondo e il ruolo
di pastore
Francesco ha viaggiato soprattutto nelle periferie disagiate del
pianeta per far sapere a tutti che la speranza per un domani
migliore c’è sempre. Sono stati 47 i viaggi apostolici, durante i quali
ha visitato 66 Paesi di ogni continente.  Ha visitato anche numerose
organizzazioni internazionali: tre volte la Fao, due l’Onu,
il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa. Ha voluto celebrare il
Giovedì santo all’interno delle carceri. Primo papa a visitare l’Iraq.
Un viaggio difficile ma voluto a tutti i costi. Il viaggio «più̀ bello», ha
sempre confidato Francesco stesso, primo Papa a calpestare la
terra di Abramo e ad avere un colloquio con il Grande ayatollah
sciita Al-Sistani. 

La Porta Santa a Bangui 
Nel 2015 arrivò a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana
ferita da una guerra civile. Lì, Francesco , aprì la Porta Santa del
Giubileo straordinario della Misericordia. Anch’esso un primato:
l’Anno Santo aperto non a Roma, ma in Africa. E poi, ancora, nel
settembre 2024, ai confini del mondo, il viaggio più lungo:
Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor-Leste, Singapore. Quindici
giorni, due continenti, quattro fusi orari. E parole che sono rimaste
sempre accanto a chi le sapute ascoltare: fratellanza e dialogo
interreligioso, periferie ed emergenza climatica, riconciliazione e
fede, ricchezza e sviluppo a servizio della povertà. 

Da Lampedusa a Cagliari
Il suo pontificato è stato davvero missionario, pastorale, una vera
enciclica dei gesti. Iniziò con Lampedusa, il primo viaggio
apostolico che tutti ricorderemo per quella corona di fiori gettata nel
Mediterraneo «cimitero a cielo aperto». Denuncia reiterata anche
nel doppio viaggio a Lesbo (2016 e 2021) nei container e tendoni di
profughi e rifugiati. Subito dopo a Cagliari, a fianco dei lavoratori e
dei precari, per dire al mondo che il lavoro qualifica la dignità di ogni
uomo.
La firma ad Abu Dhabi del Documento
sulla Fratellanza Umana
Non ultimo, tra i viaggi, Abu Dhabi (2019) e il Documento sulla
Fratellanza Umana siglato insieme al Grande imam al-Tayeb, a
coronamento del disgelo con l’università sunnita di Al-Azhar iniziato
con un abbraccio a Santa Marta e concluso con la firma di un testo
divenuto da subito caposaldo del dialogo islamo-cristiano. 

Le encicliche 
Quattro le encicliche: Lumen Fidei, sul tema della fede; poi la
Laudato si’, grido per invocare un «cambiamento di rotta» per la
casa comune messa in ginocchio dalla crisi climatica. La terza,
Fratelli tutti, la più importante nel magistero bergogliano, dove la
fraternità è vista come unica via per il futuro dell’umanità. Infine la
Dilexit nos per ripercorrere tradizione e attualità del pensiero
«sull’amore umano e divino del cuore di Gesù». 
Esortazioni apostoliche 
Sette le esortazioni apostoliche: l’Evangelii gaudium, ovviamente,
l’esortazione pastorale per eccellenza, fino a C’est la confiance, per
i 150 anni della nascita di santa Teresa di Gesù Bambino. Poi le
esortazioni post-sinodali — Amoris laetitia (Sinodo sulla famiglia),
Christus vivit (Sinodo sui giovani), Querida Amazonia (Sinodo per la
Regione Pan-Amazzonica) —, la Gaudete et exsultate sulla
chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, la Laudate Deum,
ideale seguito della Laudato si’. 
Alcuni dati statistici: oltre 500 udienze generali, dieci Concistori per
la creazione di 163 nuovi cardinali che hanno restituito carattere di
universalità al volto della Chiesa; oltre 900 canonizzati (inclusi tre
predecessori: Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Paolo VI); gli “Anni
speciali”, tra cui quelli per la Vita consacrata (2015-2016), per san
Giuseppe (2020-2021) e per la Famiglia (2021-2022); quattro
Giornate mondiali della gioventù: Rio de Janeiro, Cracovia, Panamá
e Lisbona. Due Giubilei: quello straordinario sulla Misericordia del
2016 e l’ordinario del 2025, in corso, sul tema Pellegrini di
speranza. 
Novità in curia e le donne
Ha costituito un Consiglio di cardinali, il C9 (divenuto negli anni C6
e C8 con l’avvicendarsi dei vari membri), il “senato” per coadiuvarlo
nel governo della Chiesa universale e lavorare alla riforma della

Curia. Tra le varie riforme dei Dicasteri hanno trovato posto nei ruoli
di governo e responsabilità i laici e le donne. Il primo Prefetto laico,
Paolo Ruffini, al Dicastero per la Comunicazione, e la prima prefetta
al Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, suor Simona
Brambilla, e la prima governatrice dello Stato della Città del
Vaticano, suor Raffaella Petrini. 
Sulle donne ha istituito due commissioni per lo studio delle
diaconesse. Mentre all’ultimo Sinodo sulla sinodalità ha permesso
che le donne votassero.
Le frasi celebri
Poveri e migranti, ma anche la cultura dello scarto e
globalizzazione dell’indifferenza, i focus più bergogliani. Ma
sicuramente tutti ricorderanno la Chiesa in uscita e pastori con
l’odore delle pecore. La Chiesa come ospedale da campo dopo la
battaglia, infine, è la frase più mediatica di Francesco. Una parola di
misericordia e speranza che è andata “oltre” le mura vaticane,
condividendo con gli ultimi un abbraccio senza fine e il peso della
scommessa di una Chiesa povera per i poveri.

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