Beni comuni a Viterbo – Parte 3: Il mandato
“Dare mandato” significa conferire un incarico o un’autorizzazione ad agire per conto proprio o di un altro soggetto. In termini giuridici, si riferisce alla stipula di un contratto.
Sette mesi fa la Giunta Comunale di Viterbo adottava la Deliberazione n. 35 del 12-02-2025, per rinnovare il patto di collaborazione di manutenzione ordinaria della fontana di piazza Porsenna.
Giungeva così “politicamente” a conclusione, dopo 14 mesi dalla richiesta, un iter più volte sollecitato di rinnovo del patto.
Giungeva a conclusione “politicamente” ma non amministrativamente.
Infatti la Giunta con la delibera dava “mandato al Dirigente del Settore II alla sottoscrizione della Convenzione e al coordinamento”.
La delibera, immediatamente esecutiva, tuttavia non indicava il termine entro il quale la parte amministrativa avrebbe dovuto eseguire il mandato. Insomma, la Giunta non dava limiti di tempo al Dirigente, sicché il mandato, dopo sette mesi, non è stato ancora eseguito.
Come possiamo chiamare sette mesi di “silenzio” amministrativo? Siamo in presenza di un “inadempimento”?
Sentiamo cosa dice la legge sul procedimento amministrativo (l. 241/1990 https://www.brocardi.it/legge-sul-procedimento-amministrativo/capo-i/art2.html ).
Quella legge insegna che l’inadempimento amministrativo può essere considerato sotto vari profili, come, ad esempio, ai fini della valutazione della performance individuale del Dirigente (art. 2, comma 9), o sotto il profilo procedimentale (art. 2, comma 2, l).
In questo secondo caso, a seguito di un’apposita richiesta al Dirigente di provvedere, inoltrabile dall’altro contraente, alla scadenza di trenta giorni potrebbe essere chiesto di attivare il potere sostitutivo da parte del Dirigente generale. La legge prevede altre possibilità, forse più pesanti: chi vuole può leggere l’art. 2 della legge.
Ora, tutto questo è in punta di legge, e si ricorre alla tutela della legge quando qualcosa non funziona o non ha funzionato, ed è quasi sempre un estremo rimedio, possibilmente da evitare.
Sta di fatto, comunque, che la Giunta (parte politica) dopo 14 mesi dalla insistita richiesta dei cittadini ha deliberato e ha dato mandato, ma la parte amministrativa non ha eseguito il mandato. Sicché il rinnovo del patto, da novembre del 23, ancora non ha visto la luce.
Di chi la responsabilità?
Sicuramente non di quei cittadini che hanno fatto domanda di rinnovo e che sono gli stessi che precedentemente si erano presi cura del “bene comune” Fontana di piazza Porsenna.
Restano due parti: la Giunta (parte Politica) e il Dirigente del II° Settore (parte Amministrativa).
Nessuna delle due sembra aver brillato per tempestività.
Le ragioni possono esser tante: impegni, cose più importanti, sottodimensionamento d’organico e via cantando. Ma bastano a giustificare un ritardo di tanti mesi?
Tutto questo, tuttavia, ancora non scalfisce la convinzione dei cittadini che entrambe le parti (politica e amministrativa) riusciranno a concludere in tempi non geologici il rinnovo del patto di collaborazione per la manutenzione ordinaria della fontana di piazza Porsenna. Questa convinzione, peraltro, esce rafforzata da recenti esempi di fulminee delibere di Giunta e conseguenti fulminee determine di Dirigente (https://www.tusciaweb.eu/2025/09/minimacchine-santa-rosa-2025-stanziati-21mila-euro-rimborsi/ ).
Per cui ci ostiniamo a dare fiducia ad entrambe le parti (Politica e Amministrativa) e a credere che “dare mandato” significhi ancora un impegno sia per il mandatario che per chi deve eseguire il mandato.
Raimondo Raimondi – Presidente della Consulta del Volontariato di Viterbo
