IL PRESEPE NELLE NOSTRE CHIESE, NELLE NOSTRE CASE
E NEI NOSTRI “BORGHI PRESEPIO”. A CONCLUSIONE DEL GIUBILEO
RILEGGIAMO LA LETTERA APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO
“ADMIRABILE SIGNUM” RICHIAMATA DA PAPA LEONE.
Stefano Stefanini
In queste festività’ del Natale del Signore ci viene proposto di immergerci
nell’atmosfera piena di suggestioni dei nostri centri storici, trasformati in
“Paesi presepio” della Tuscia: Corchiano, Sutri, Vetralla, Capranica,
Caprarola, Carbognano, Nepi, Ronciglione, ma anche Civita di Bagnoregio,
Tarquinia, Bolsena, Tuscania Orte e nella stessa Viterbo ( oltre
all’Esposizione dei 100 Presepi nel Chiostro della basilica di Santa Maria
della Quercia e nelle chiese della Città dei Papi), Vallerano, Vejano,
Piansano, Grotte di Castro, Chia (Soriano nel Cimino) Celleno e
Roccalvecce.
Papa Leone ha recentemente richiamato davanti ad un presepe le parole di
Papa Francesco, che nella sua lettera apostolica “Admirabile Signum”
promulgata nel 2019 a Greccio, rievocando le origini della rappresentazione
della nascita di Gesù, ricorda, tra l’altro come il presepe vivente voluto da
San Francesco a Greccio nel Natale del 1223, riempì di gioia tutti i
presenti: “San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una
grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel
cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina
forma per riproporre la bellezza della nostra fede, con semplicità”.
Civita di Bagnoregio, un Borgo Presepe.
Il presepe “suscita tanto stupore e ci commuove” perché “manifesta la
tenerezza di Dio” che “si abbassa alla nostra piccolezza”, si fa povero,
invitandoci a seguirlo sulla via dell’umiltà per “incontrarlo e servirlo con
misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi, materialmente o
spiritualmente”.
I segni del presepe: il cielo stellato nel silenzio della notte.
La Lettera del Pontefice passa in rassegna i vari segni del presepe.
Innanzitutto il cielo stellato, nel buio e nel silenzio della notte: è la notte che a
volte circonda la nostra vita. “Ebbene, anche in quei momenti – scrive il Papa
– Dio non ci lascia soli, ma si fa presente” e “porta luce dove c’è il buio e
rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza”.
I paesaggi, gli angeli, la stella cometa, i poveri.
Ci sono poi, spesso, i paesaggi fatti di rovine di case e palazzi antichi, “segno
visibile dell’umanità decaduta” che Gesù è venuto “a guarire e ricostruire”. Ci
sono le montagne, i ruscelli, le pecore, a rappresentare tutto il creato che
partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono
il segno che “noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere
la grotta e adorare il Signore”. I pastori ci dicono che sono “i più umili e i più
poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione”, così come le
statuine dei mendicanti. “I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e,
spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio
in mezzo a noi” mentre il palazzo di Erode “è sullo sfondo, chiuso, sordo
all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe – afferma Francesco – Dio
stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati,
agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”.
Dal fabbro al fornaio: la santità del quotidiano.
Nel presepe vengono messe spesso statuine che sembrano non avere
alcuna relazione con i racconti evangelici, a dirci – osserva il Papa – che “in
questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è
umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti,
dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano”, a
rappresentare “la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le
cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.
La ricostruzione del Mosaico della Basilica Vaticana Costantiniana. Al Centro
la Madonna conservata nel Museo d’Arte Scacra di Orte. A sinistra San
Giuseppe conservato nel Museo Pushkin di Mosca e a destra Bagno del
Bambino presso le Grotte Vaticane.
Maria e Giuseppe e l’abbandono a Dio.
Nella grotta ci sono Maria e Giuseppe. Maria è “la testimonianza di come
abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio”, così come Giuseppe, “il custode
che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia”.
Gesù Bambino: l’amore della fragilità che cambia la storia.
Nella mangiatoia c’è il piccolo Gesù: Dio “è imprevedibile” – afferma il Papa –
“fuori dai nostri schemi” e “si presenta così, in un bambino, per farsi
accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la
sua potenza che tutto crea e trasforma” con l’amore. “Il presepe ci fa vedere,
ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso
della storia”.
I Magi: i lontani, la scienza e la fede.
Infine, l’ultimo segno. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano
nel presepe le tre statuine dei Re Magi che “insegnano che si può partire da
molto lontano per raggiungere Cristo”.
Dio vuole la felicità dell’uomo.
“Il presepe – conclude Papa Francesco – fa parte del dolce ed esigente
processo di trasmissione della fede”: non è importante come si allestisce, “ciò
che conta, è che esso parli alla nostra vita”, raccontando l’amore di Dio per
noi, “il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere
umano, in qualunque condizione si trovi”, e a dirci che “in questo sta la
felicità”.



