BUIA LA VIA DELLA SERA

 

Non era ancor sera

ma era buia la notte,

dalle povere case fatte di sassi

coi tetti dei pioppi del fiume,

tutti sono andati via

Goffredo, la Verdiana, la Marna, il mago,

per la vita che va, ci hanno lasciato.

Solo un lampione dimenticato è rimasto come guardiano,

macchiando la strada di luce quasi giallognola,

falene e moscerini con un balletto ripetuto

gironzolano intorno, per un saluto.

Rotolano, trascinando il profumo di lavanda e i pensieri goffi e bizzarri della sera,

che il giorno non hanno coraggio di stare,

giù per le scale del generale.

I gatti sonnecchiando con all’erta l’occhio,

per qualche topolino l’agguato è sferrato,

che a rientrare nella tana si è attardato,

un cittadino ora di paese cerca di dare lustro

alla sua casa senza pretese.

Pietre di lava profumate di violette, chissà quanto antiche,

fanno l’occhiolino alla luna chiedendo coi riflessi

di dare un pò di lustro alla via,

polvere d’umido sale dal fosso ammantando del lampione la luce scordata.

Nel silenzio arriva dal fontanile il borbottio immemore dell’acqua,

anche se le lavandaie sono perdute

rimane la gioia per zanzare e le piccole rane.

Imperante rimane la noia a mò di malasorte,

che segue le stagioni coi suoi umori.

Lasciando gli abitanti residuali i sogni delle favole, da rovistare

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