Il ricordo della figura e
dell’impegno di Carlo Petrini fondatore di
Slow Food attraverso la sua Guida alla
lettura dell’Enciclica “Laudato Si’ di Papa
Francesco: il rispetto dell’ambiente per nuovi
stili di vita.

Stefano Stefanini

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella cosi ricorda Carlo
Petrini: «La scomparsa di Carlo Petrini lascia un grande vuoto non
soltanto nel mondo della scienza enogastronomica, ma anche
nell’intera società e non solo in Italia. 
Le sue intuizioni e le sue costanti sollecitazioni sulla sostenibilità,
sulla necessità di preservare le tradizioni, sulla valorizzazione delle
culture locali, sul rispetto dell’ambiente hanno generato una nuova

consapevolezza della cultura del cibo e della sua produzione,
ispirata a criteri di qualità, di genuinità, di eticità.
Esprimo il mio profondo cordoglio ai familiari e a tutte le persone che
hanno lavorato con lui».
Vogliamo ricordare Carlo Petrini, richiamando ai lettori la
presentazione del fondatore di Slow Food a commento
dell’Enciclica   “Laudato si” redatta nel 2015 da Papa Francesco,
da cui estrapoliamo alcuni brani più significativi per inquadrare
l’impatto individuale, sociale ed economico dell’Enciclica sociale di
Papa Francesco, pietra miliare dei Valori universali di tutela della
vita in ogni sua forma e dell’ambiente da tutelare in un’ottica di
ecologia integrale uomo-natura, soprattutto in questo tempo di
guerre e di violenze che scuotono il mondo.

Carlo Petrini: foto rainews

Carlo Petrini: Papa Francesco, alla fine di questa enciclica, prima di
proporre le due preghiere conclusive (bellissima ed epocale la Preghiera
per la nostra terra al n. 246), sostiene di aver compiuto una «riflessione
insieme gioiosa e drammatica». Mi sento di dire, però, che è la gioia a
prevalere – e lo affermo da lettore non credente – seppur i presupposti
siano profondamente dolorosi. È la gioia di poter credere in un
cambiamento rivoluzionario, e in una nuova umanità.

(…) Quest’enciclica, infatti, è innanzi tutto una dura ma obiettiva presa
di coscienza sulla realtà della nostra casa comune, la terra con il suo
Creato. È lucidissima nell’analisi di quanto danno abbiamo fatto alle
cose e alle persone impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera
dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse
all’economia e l’economia alla tecnologia. Nella sua prima parte lo
scritto è un perfetto riassunto, altamente educativo, della situazione in
cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la
questione dell’acqua (l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è
senza appello, cfr n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze
del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il
diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta
impotenza. Un quadro che non lascia spazio a dubbi, neanche
scientifici: «Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di
proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e
promuovere un dialogo onesto fra gli scienziati, rispettando la diversità
di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che
c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (n. 61). Ci
parla della realtà e dalla realtà parte per le considerazioni successive.
(…) La novità sta innanzi tutto nel messaggio davvero universale di cui
si fa portatore Francesco: egli intende parlare anche a chi professa altre
fedi e ai non credenti, si rivolge a tutti.
(…) Nell’esortazione a coltivare e custodire, al di là di un epocale senso
filosofico e teologico che sta tutto nella definizione di «ecologia
integrale», si intravedono anche alcune stringenti questioni che si
possono definire politiche: hanno una dirompenza tale da spingerci
senza tante possibilità di scelta a un mutamento radicale, che dovrà
rinnovare sia l’uomo sia le cose fatte dall’uomo.
Nel testo di Francesco non mancano riferimenti chiarissimi e trasparenti
a un sistema tecno-finanziario che non funziona e che dimostra ogni
giorno la sua incompatibilità con una società armonica e giusta.
Non solo, ma la centralità della politica, intesa come la capacità di
disegnare il mondo che vogliamo e di compiere le scelte necessarie per
realizzarlo, è riaffermata dal Santo Padre proprio a fronte di un
momento storico in cui l’inseguimento quasi spasmodico del profitto
impedisce che i governanti prendano decisioni lungimiranti, capaci di
immaginare un futuro oltre le scadenze elettorali.

(…) L’enciclica ci chiede di partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua,
dall’agricoltura e dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però
immediatamente comprende anche l’uomo e non può più tollerare le
ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e
sorelle. Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi
biblici, e che oggi ci richiede una «conversione» (n.216).
(…) Credo che questa enciclica scontenterà molti potenti (per esempio
con il riferimento alle monocolture, al potere delle multinazionali del cibo
e delle sementi, la riflessione sugli OGM), e per questo forse sarà
aspramente criticata da alcuni, ma è quanto una moltitudine enorme di
esseri umani chiedeva e aspettava per imprimere una nuova forza e
luce sulla strada del cambiamento.
(…) Tornando a san Francesco, c’è una frase a lui attribuita che mi
sembra una chiusa perfetta per ogni ragionamento attorno a questo
scritto del Santo Padre: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi
ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare
l’impossibile». Nulla ci deve spaventare in questo compito a cui siamo
chiamati, credenti o non credenti .

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