Torniamo al ‘200?

Nel ’200 all’Università della Sorbona c’erano tre cattedre di teologia. Una riservata all’arcivescovo
di Parigi, una all’ordine dei francescani (professore insigne fu Bonaventura da Bagnoregio) e l
terza all’ordine dei domenicani (professore insigne fu Tommaso d’Aquino). Così erano tutti
contenti. Risultato: poco confronto, scarsa comunicazione e forse qualche attrito.
Quest’atmosfera riecheggia nel Paradiso di Dante (ma siamo già nel ‘300) che fa tessere al
domenicano Tommaso, fresco di santificazione, gli elogi dell’ordine francescano e, nel canto
successivo, fa ripetere, a parti invertite, la stessa scenetta al francescano Bonaventura.
A distanza di tanti secoli, l’operazione irenica di Dante può far sorridere.
Eppure, rischiamo di tornare all’università del ‘200. Oggi parliamo non più di teologia ma di
filosofia.
La filosofia nasce all’aperto del mercato (agorà) aperta anche agli schiavi (Menone). Nasce libera e
universale (“Povera, e nuda vai, Filosofia”, dice Petrarca). Non è per qualcuno o per qualche
istituzione o per qualche categoria. È una disciplina di esseri umani che si rivolge apertamente allo
stesso modo a tutti gli esseri umani, al di là del genere, dell’appartenenza etnica, della professione,
della convinzione religiosa o politica, ecc. Come dice l’Aquinate è scientia gratis data omnibus.
Sono quindi perfettamente d’accordo con la posizione del Dipartimento di Filosofia dell’Università
di Bologna, qui riportata https://magazine.unibo.it/archivio/2025/12/01/corso-di-filosofia-per-militari-precisazioni-
dellateneo
Un corso di filosofia per militari può essere la premessa di tanti corsi di filosofia: per ingegneri, per
avvocati, per artigiani, magari anche per filosofi. Oddio, dal punto di vista accademico ci sarebbero
più cattedre a disposizione. Ma credo, che nessuno intenda questo.
Piuttosto qualcuno intende tornare all’Università di Parigi dei tempi di Bonaventura e di Tommaso?
Come socio della sezione di Viterbo della SFI (Società Filosofica Italiana) chiedo a questa sezione
di esprimersi e di prendere, possibilmente, una posizione pubblica.

Raimondo Raimondi

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