Cerchiobottismo, fase penosa del qualunquismo.
Cerchiobottismo: tendenza a non prendere mai una posizione netta, a mantenersi in precario
equilibrio, senza compiere una scelta precisa, prendendo il partito ora dall’una ora dall’altra parte.
(Treccani).
In questi giorni a Viterbo assistiamo ad un esercizio di cerchiobottismo: l’Amministrazione emana
un’ordinanza ma non la esegue. L’ordinanza, emanata e non eseguita, è quella dirigenziale N. 409
del 15-06-2026, che ordina al trasgressore di provvedere entro dieci giorni alla rimozione del
cartellone “remigrazione” sito in Piazzale Gramsci.
Messa pubblicamente alle strette, l’Amministrazione sferra un perentorio colpo al cerchio e
afferma: non facciamo sconti a nessuno (e ci mancherebbe!). Poi però assesta un colpo alla botte:
abbiamo le mani legate. Vorremmo eseguire, ma non posiamo entrare in una proprietà privata (ma
allora perché emettere l’ordinanza?).
Cerchiobottismo, quindi, per accontentare un po’ tutti. Soprattutto gli elettori che non rispettano le
ordinanze, pur se nostalgici dell’ordine, quello del “credere – obbedire – combattere”.
All’avvicinarsi delle elezioni (comunali in questo caso) conviene un po' di “cerchiobottismo”.
Magari anche un po’ di “qualunquismo”: ogni elettore è un qualunque elettore e, come direbbe
Vespasiano, votum non olet.
Ci confortano, in questa palude cerchiobottista, le chiarissime parole del Santo Padre a Lampedusa
e l’ammonizione dell’Arcivescovo di Palermo: “Chi sventola il vessillo della remigrazione ferisce a
morte la fraternità evangelica e umana e sfrutta l’insicurezza, la frustrazione, il risentimento della
gente per individuare un capro espiatorio su cui scaricare il negativo della vita sociale e politica”.
Così l’Arcivescovo giorni fa durante la festa di Santa Rosalia: degno successore del cardinale
Pappalardo. Ma questo a Palermo!
Comunque: l’ordinanza, nel momento in cui scrivo, ancora non è stata eseguita.
Raimondo Raimondi
