Appunti di Saturnino Ragonesi Consalvi
Chiesa di san Silvestro I° papa in piazza del Gesù a Viterbo.
La croce e la spada: San Silvestro 1° e Costantino 1° il Grande
L’eremita del monte Soratte, (falisco di Civita Castellana) provincia di
Viterbo Etrusco romano, e l’imperatore.
Il papa ed il pontefice massimo
Due signore straniere, una critica d’arte ed archeologa e l’altra storica e
architetto, visitano Viterbo e la sua provincia. Avendo sentito parlare da
alcuni turisti, che visitarono la Tuscia, di un operatore turistico viterbese
che li accompagnò per tutto il territorio della Tuscia alcuni anni fa, che
organizzava vari viaggi nel mondo ottenendo grandi successi con i turisti,
lo individuarono mentre accoglieva turisti nella chiesa di san Silvestro
papa a piazza del Gesù a Viterbo ed ascoltarono l’esposizione che
presentava ai partecipanti. Rimasero così meravigliati dalla capacità di
esporre ed attrarre l’attenzione che capirono subito che avrebbero presto
invitato l’oratore ad accompagnarle per tutta la provincia di Viterbo.
Approfondendo la conoscenza durante il percorso, nacque tra loro una
grande simpatia e stima ed amicizia.
Approfondiscono le storie dei vari monumenti visitati ed escono fuori
interessanti ed inediti indizi e risvolti che fanno apprezzare sempre di più
il territorio della provincia di Viterbo e mettono in moto vari programmi e
progetti.
Entrando nella chiesa mi accorsi che la pianta è ad AULA ROMANA,
navata unica, e non a navate come la maggior parte delle chiese di stile
ROMANICO come detta lo stile dell’anno 1000 alla quale appartiene per
data di costruzione, simile alla CURIA JULIA (lunghezza 27 + larghezza 18
uguale 45: 2 uguale 22,5 altezza) del senato romano nel foro di Giulio
Cesare a Roma. Anche rispettando le proporzioni secondo il trattato
dell’architettura di Vitruvio; infatti la lunghezza + la larghezza: 2 danno
l’altezza (19 + 11 uguale 30: 2 Uguale 15) Presenta sia a destra che a
sinistra del transetto una panca con sopra ad ognuna due monofore.
Al centro della parete absidata non c’è il tabernacolo; ma tre sedie tipo
savonarola.
Sia a destra che a sinistra della parete absidata c’è una porta ed entrambe
danno accesso alle due sacrestie.
Il soffitto è a capriate.
Osservando l’impianto architettonico scenografico mi resi conto che
potrebbe essere opera di un grande artista del RINASCIMENTO italiano,
considerandolo una finta abside, seguendo le sue opere, eseguite a
Viterbo per il papa Giuliano II° Della Rovere, mi parve ragionevole
attribuirle a Donato Bramante, confrontandole soprattutto con la chiesa
di santa Maria di san Satiro a Milano. (san Satiro era il fratello di
sant’Ambrogio da Milano e di santa Marcellina). Ritengo che le figure di
san Silvestro, che segue l’osservatore, Gesù e Maria Maddalena,
sant’Andrea i due angeli musicanti, l’ETERNO e gli angeli dentro la
mandorla siano di ottima fattura, osservando san Silvestro, gli angeli
musicanti e gli angeli dentro la mandorla e muovendosi a destra e sinistra
di fronte gli affreschi si nota che seguono l’osservatore. Risulta che
Donato Bramante, nato a Fermignano nel 1444 e morto a Roma nel 1514,
sia stato operativo a Viterbo, con l’opera delle SCUDERIE, del chiostro e
della fontana della ROCCA ALBORNOZ negli anni 1506 1508. A La Quercia
ha realizzato il chiostro e la fontana del Santuario Basilica di santa Maria
della Quercia. Venne a Viterbo probabilmente a seguito del papa Giuliano
della Rovere GIULIO II° che alloggiò per vari giorni nella Rocca Albornoz,
attuale museo nazionale etrusco situato in piazza della Rocca. Si fa
attribuire a Bramante e ad Antonio da Sangallo il Giovane anche il
tempietto ottagonale situato a piazza del Sacrario.
La chiesa è corredata da due campanili, uno sopra l’ingresso principale
con tre campane e l’altro sul lato opposto con due campane sullo spigolo
destro, esternamente.
Sul tetto al lato del campanile ci sono due sculture una di un leone e
l’altra di un ariete o forse di un toro alato.
Sopra l’ingresso c’è una monofora e sopra la parete absidata c’è un oculo.
Molti anni fa, forse verso il 1880, l’oculo era collocato sopra l’ingresso
principale come si vede da una vecchia foto.
Alcuni affreschi, vengono dubitativamente attribuiti allo stesso autore che
affrescò le due cappelle della chiesa di Santa Maria delle Fortezze a
Viterbo, forse Antonio del Massaro detto il PASTURA, nato nel 1450 e
morto nel 1516-20 a Viterbo.
Sul pannello delle informazioni viene riportato che gli affreschi sono
datati 1540; per cui non corrisponde alla data riportata sulle informazioni
descritte sul pannello delle informazioni da BENCLARO, Arte città e
dell’ufficio Diocesi di Viterbo.
E molto probabile che l’affresco centrale della finta abside si possa
attribuire al grande frate domenicano Fra Bartolomeo della Porta,
confrontando l’opera realizzata nella chiesa di san Silvestro con altre tipo
il NOLI ME TANGERE esposto nella Basilica di Santa Maria della Quercia,
nel NOLI ME TANGERE esposto al museo del Louvre a Parigi, oltre ad altre
opere come l’Annunciazione nel duomo di Volterra.
L’Annunciazione (1497) di Baccio della Porta (noto come Fra Bartolomeo) è una splendida tempera su
tavola (193 × 182 cm) conservata nel Museo Diocesano di Arte Sacra adiacente alla Cattedrale di
Volterra. L’opera, prima creazione datata dell’artista, mostra l'influenza di Leonardo e del Ghirlandaio. [1, 2,
3, 4]
https://gallery.artsupp.com/partners_artworks_pictures/full/17550.jpg
Se Baccio seguiva l’arte di Leonardo, ecco perché san Silvestro e gli angeli seguono l’osservatore, perché
venne applicata la sezione aurea e la spirale aurea che Leonardo applicò alla Gioconda.
Da sottolineare che Bramante lavoro a Viterbo cosi come Antonio da
Sangallo il Giovane è ragionevole pensare che anche Baccio della Porta
lavorando a Viterbo fece varie opere.
IL NOLI ME TANGERE di Viterbo presenta una tridimensionalità pittorica
ed architettonica lodevole. Il panorama che si vede in profondità fa
pensare alla Rocca dei Papi a Montefiascone o forse la cupola della chiesa
di santa Margherita.
L’Annunciazione di Leonardo e l’Annunciazione di Baccio della Porta
hanno un richiamo all’arte di Leonardo.
Sul lato sinistro del papa si notano varie figure grottesche, simili a demoni
secondo un canovaccio tipico del Rinascimento e Manierismo.
All’interno della chiesa, adiacente alla porta secondaria, c’è una colonna
di mazzaro pugliese, di stile romano – longobardo – normanno, scanalata
in parte. Sopra la porta d’ingresso secondaria c’è un pluteo con
raffigurata una faccia di profilo, forse di pietra mazzaro pugliese.
La facciata è di stile Romanico, a capanna. Gli affreschi della parete
absidata si presentano con un impianto architettonico scenografico di
grande impatto, con in basso a sinistra sant’Andrea apostolo crocefisso
sulla croce decussata, al centro la Resurrezione di Cristo con Maria
Maddalena (NOLI ME TANGERE) ed a destra san Silvestro papa, 314 335
d.C., eletto dopo papa Milziade, il quale ci ricorda la fine delle
persecuzioni cristiane, poiché visse negli stessi anni dell’imperatore
Costantino, circa dal 265 al 335 dopo Cristo, quando Licinio Liciniano,
imperatore romano d’oriente, d’accordo con Costantino, suo cognato,
s’incontrarono a Milano ed emisero l’EDITTO TOLLERANZA DEL CULTO. Si
ebbe la libertà delle religioni. Negli stessi anni Costantino donò il PALAZZO
LATERANENSE (dove c’era l’accampamento dei pretoriani) al papato, che da allora
diventò la sede del papato per circa mille anni, costruì le quattro basiliche romane
costantiniane: SAN GIOVANNI IN LATERANO, SAN PAOLO FUORI LE MURA e SAN
PIETRO costruita sopra un antico cimitero pagano. Poi con la donazione di una parte
del palazzo di Costantino alla madre Elena, costruì SANTA CROCE DI GERUSALEMME.
Sant’Elena fu ripudiata dal padre di Costantino, l’imperatore Costanzo Cloro, perché
cristiana, conobbe il figlio dopo la battaglia del Ponte Milvio contro Massenzio, lo
riconobbe perché portava l’anello imperiale donatogli dal padre Costanzo Cloro.
Forse Elena, poi imperatrice, pur vivendo separata nel palazzo imperiale,
nascondendosi per le persecuzioni cristiane e girando per i boschi che si trovano da
Roma a Viterbo, più precisamente verso Civita Castellana, conosceva i cristiani che
facevano capo con Silvestro, eremita, presso l’eremo di san Silvestro sul monte
Soratte.
Costantino il vincitore ci ricorda la costruzione di Costantinopoli nella vecchia
cittadina di Bisanzio, ed il trasferimento della capitale dell’impero romano a
Costantinopoli, oltre che la costruzione delle basiliche del Santo Sepolcro a
Gerusalemme e della Natività a Betlemme. Da allora in poi, nel 330 d.C. inizia
l’Impero bizantino fino alla sua caduta nel 1453 con la caduta di Costantinopoli.
E interessante notare che la dinastia dei Paleologo si fa riferire alla città di Viterbo,
la notizia è riportata anche sull’enciclopedia TRECCANI (1925), forse ripresa dagli
affreschi nel palazzo dei Priori di Viterbo (1470) dove sono dipinti quattro deegli
imperatori di Costantinopoli della famiglia Paleologo, facendo risalire Michele
Paleologo capostipite della dinastia.
Nel 1971 la chiesa subì dei crolli e nel 1987 seguì un intervento di restauri a cura
della Soprintendenza con il contributo della Cassa di Risparmio della Provincia di
Viterbo.
Alcuni anziani che, adesso nel 2023, visitano la chiesa, dichiarano per iscritto che
prima dei crolli loro si ricordano che nelle pareti in alto a sinistra ed a destra c’erano
vari affreschi.
Nel 1271, nel periodo del conclave di Viterbo, che durava da oltre 30 mesi, fu ucciso
il principe Enrico di Cornovaglia, figlio di Riccardo di Cornovaglia e nipote di Giovanni
senza terra, erede al trono d’Inghilterra, dai fratelli Simone e Guido conti di
Montfort, durante la messa. Dante Alighieri riporta la tragica uccisione nel cantico
12 dell’inferno; oltre che collocare Guido di Montfort nel settimo girone dell’inferno,
nel fiume di sangue bollente Flegetonte, tra i violenti contro Dio e contro il
prossimo.
Mostrocci un’ombra da l’un canto sola
Dicendo “Colui fesse in grembo a Dio
Lo cor ch’n su Tamigi ancor si cola”.
PARAFRASI:
“(Il Centauro Nesso) ci mostrò un’ombra isolata da un lato, dicendo:
“Quello (Guido di Montfort) trafisse in chiesa il cuore che ancora oggi si
venera sul Tamigi (Enrico di Cornovaglia, nipote del re d’Inghilterra) 1 ”.
Cugino del re Edoardo 1°.
IInferno, XII, vv. 118-120
1 figlio di Riccardo di Cornovaglia, nipote di Riccardo cuor di leone, re dei Romani, e
nipote del re Enrico III d'Inghilterra e nipote di Giovanni senza terra.
ENRICO DI CORNOVAGLIA
(Haughley, 2 novembre 1235 – Viterbo, 13 marzo 1271, Enrico di
Cornovaglia fu figlio di Riccardo di Cornovaglia, fratello del re d’Inghilterra
Enrico III, e di Isabella, contessa di Gloucester, e partecipò alla crociata
comandata da re Luigi IX di Francia in Tunisia.
Il giovane aristocratico, tornato in Europa, si unì al seguito del re Filippo III
e di Carlo I d’Angiò, fratello di Luigi IX e primo sovrano angioino del Regno
di Sicilia, e raggiunse Viterbo, dove si stava svolgendo il conclave per
l’elezione del successore di Clemente IV (Guy de Foucois), venne eletto
Tebaldo Visconti, nunzio apostolico in Terra Santa, francescano, forse
indicato da san Bonaventura da Bagnoregio di diventare papa con il nome
di Gregorio X°, probabilmente per favorire la nomina ad imperatore di suo
padre.
Il gesto omicida e sacrilego di Guy di Montfort intendeva vendicare
l’uccisione di Simone, uomo morto combattendo la casa reale inglese
durante la battaglia di Evesham (1265) e padre di Guy; l’assassino, che agì
sotto la tacita protezione di Carlo I d’Angiò e non fu mai punito per il
delitto commesso. Fu condannato da Dante Alighieri, nel XII Canto
dell’Inferno, ad essere immerso nel fiume di sangue bollente per la
violenza commessa contro il prossimo e contro Dio.
Da ricordare è il primo concilio ecumenico della storia a Nicea, dove si stabilì il
CREDO. Lo scisma d’Oriente con gli Ariani.
Facendo delle ricerche sul possibile autore del NOLI ME TANGERE. Individuai fra
Bartolomeo della Porta, bottega del Verrocchio, stile Leonardo da Vinci, Raffaello
Sanzio, Michelangelo Buonarroti, Cosimo Rosselli ed Albertinelli, confrontando i suoi
capolavori esposti in diversi musei e chiese del mondo come ad esempio al Louvre
ed a Viterbo e soprattutto a Volterra. Fra Bartolomeo della Porta(Baccio della Porta)
si formò nella bottega di Cosimo Rosselli a Firenze, subì una forte influenza dallo
stile di Leonardo e Ghirlandaio, in particolare nell’uso del chiaroscuro e dello
sfumato, aggiornando la sua pittura in chiave moderna dell’inizio del XVI° secolo.
Noli Me Tangere al Louvre
Annunciazione a Volterra
Noli me tangere a La Quercia
Gli affreschi con i personaggi di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista potrebbero essere
realizzati da Giovan Francesco Avanzarani. (detto il Fantastico), Come anche la lunetta esterna alla chiesa.
Gli affreschi della lunetta esterna sono di Giovan Francesco Avanzarani, cosi come gli affreschi di san
Giovanni Battista e Giovanni l’Evangelista nell’interno.
San Antonio Abate è affrescato a destra della parete posteriore destra entrando cosi come san Biagio,
sembra la mano dello stesso artista di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista (Avanzarani).
Sant’Andrea: discepolo di san Giovanni Battista, protocleto, chiamato per primo, miroblita, venerato dalla
chiesa cristiano cattolica e da dalla chiesa ortodossa, sepolto nel duomo di Amalfi, espressione.
Egidio Antonini.
Antonio da Sangallo il Giovane.
Papa Giuliano della Rovere (Giulio II°).
12 giugno 2026




