Cittadinanza Attiva: un piccolo contributo alla chiarezza

Il prof. Giovanni Moro definisce la Cittadinanza Attiva (CA) una pratica «che consiste in una
molteplicità di forme organizzative e di azioni collettive volte a implementare diritti, curare beni
comuni e/o sostenere soggetti in condizioni di debolezza attraverso l’esercizio di poteri e
responsabilità nel policy making».
Il professore individua come ruoli fondanti della CA: la tutela di diritti a rischio per inerzia della
pubblica amministrazione; la cura di beni comuni; l’empowerment (processo con cui un soggetto in
condizioni di debolezza riesce ad esercitare i propri diritti); la policy, cioè l’influenza diretta su
decisori (politici) e attuatori (burocrati) nella pianificazione territoriale e nella gestione di risorse.
Inoltre, pone una differenza tra CA e Terzo Settore (TS: Settore No-Profit, Volontariato): il TS si
focalizza spesso su erogazione di servizi o aiuto diretto, invece la CA include anche tutela di diritti
e cura di beni comuni.
Esemplificando: se il TS intende costruire “collaborazioni con le istituzioni per rispondere ai
bisogni dei cittadini senza mettere in discussione la funzione del pubblico nel garantire i diritti di
cittadinanza”, la CA, invece, mette in discussione il pubblico chiedendogli di esercitare la sua
specifica funzione di garantire i diritti di cittadinanza collaborando con i cittadini.
La CA riflette, quindi, un cambiamento profondo nel rapporto cittadini-autorità pubblica,
considerata non più detentrice esclusiva dell’interesse collettivo ma facilitatrice nella gestione
condivisa di risorse e di capacità della comunità. Un cambiamento non scontato né facile e che va
conquistato dai cittadini attraverso una impegnativa ed aperta policy nei confronti di decisori
(politici) e attuatori (burocrati).
La CA è una pratica: come tale, esiste solo se i cittadini la praticano diventando cittadini attivi.
Il Comune di Viterbo definisce i “cittadini attivi” nel Regolamento Comunale sulla gestione
condivisa dei beni comuni.
Il Regolamento sarebbe un ottimo strumento per iniziare a praticare la CA. Purtroppo, approvato
nove anni fa, è poco conosciuto e meno utilizzato. L’attuale Sindaca lo definì un “regolamento
rimasto nel cassetto”: chi meglio di lei può tirarlo fuori dal cassetto?
Il Comune di Viterbo usa anche l’espressione “cittadinanza attiva” e sul suo sito scrive che il
Settore IV “promuove la cittadinanza attiva”.
Questa è una buona cosa e ottimo sarebbe che cittadini attivi si attivassero per collaborare con il
Settore IV, e viceversa, a promuovere la CA, cominciando a farsi chiarire l’espressione
“cittadinanza attiva”.

Raimondo Raimondi – raimondoraimondi2@gmail.com ; 3207003706

foto da: La cittadinanza attiva: nascita e sviluppo di un’anomalia, Giovanni Moro, Treccani)

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