Cittadinanza e Cittadinanza Attiva
Spesso presumiamo che le parole che usiamo abbiano un significato chiaro e univoco a chi parliamo
e anche per noi. Una di queste è la parola “cittadinanza”.
I recenti tragici fatti di Modena hanno reso manifesto che i vicepremier Tajani e Salvini hanno della
cittadinanza due concezioni diverse: il primo ne fa prevalentemente una questione giuridico-legale
(passaporto, documenti, ecc.); il secondo di appartenenza etnico-culturale (riti, culti, ecc.).
Legittimo avere diversità di concezione su una stessa parola, ma se la diversità corre tra due
vicepremier che hanno il compito di amministrare quanto attiene a quella parola (la cittadinanza)
forse farebbero bene a trovare sul suo significato un accordo minimo e politicamente coerente.
Mancanza di chiarezza e definitezza sulla stessa parola mi sembra che corra tra quanti intendono
occuparsi di “Cittadinanza Attiva” (nel seguito CA). Per non emulare i suddetti vicepremier, pongo
la domanda: cosa intendiamo per “cittadinanza” (1). Mi permetto di suggerire due definizioni.
Una della filosofa Hannah Arendt per la quale cittadinanza è il “Diritto ad avere diritti”.
L’altra del capo della Corte Suprema americana, Earl Warren (1958) per il quale cittadinanza è “il
diritto umano fondamentale, in quanto non è niente di meno che il diritto ad avere diritti”.
La filosofa e il giurista sembrano d’accordo e, per definire la parola “cittadinanza”, usano il termine
“diritto”, anzi il giurista dice: “diritto umano fondamentale”.
Per la CA possiamo partire da qui: dalla cittadinanza come diritto ad avere diritti.
La CA è una pratica che consiste in una molteplicità di forme organizzative e di azioni collettive
volte a implementare diritti, curare beni comuni, sostenere soggetti in condizioni di debolezza.
Fra i ruoli basilari della CA, la “Advocacy”: tutela di diritti a rischio per inerzia dell’autorità
pubblica. Seguita da “Empowerment”: far diventare soggetti in condizioni di debolezza in grado di
esercitare le proprie prerogative. Rafforzata da “Policy”: esercizio del diritto ad avere influenza
diretta su processi di gestione e tutela di territorio, ambiente, acqua, ecc.
Sottolineo la coerenza fra la CA così intesa e le precedenti definizioni della filosofa e del giurista.
Veniamo ai giorni nostri in Italia, dove, come abbiamo ben capito, i cittadini amano la Costituzione.
In particolare, gli articoli 3 e 118 (2) impegnano le Istituzioni pubbliche a favorire “l’autonoma
iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla
base del principio di sussidiarietà”.
Su questi articoli si basano i principi della CA, cioè: autonomia da Istituzioni Pubbliche o Private,
Enti e Associazioni Profit o non Profit, Formazioni Religiose, Partiti, Sindacati, Associazioni di
Categoria, Fondazioni; adesione di singoli, anche extracomunitari, che rappresentino proprie
opinioni e proposte
Veniamo sul nostro territorio, dove negli ultimi mesi a Viterbo, Asso Tuscania (3) ha tenuto incontri
dedicati ai diritti dei cittadini, alla leadership pubblica, all’amministrazione digitale, alla
pianificazione del territorio. Un incipit importante, una prima base teorica necessaria, ma non
sufficiente: la CA non si esaurisce nella conoscenza. Quindi, il 16 maggio presso la Sede delle Acli
Provinciali si è tenuto l’evento “Imparare a essere cittadini. Viterbo come laboratorio di cittadinanza
attiva”: primo passo per attivare uno spazio aperto alle singole persone, anche di associazioni,
scuole, istituzioni, dove lavorare insieme su temi reali del territorio, esercitando i ruoli basilari della
CA: Advocacy, Empowerment e Policy.
Raimondo Raimondi
(1) Cittadinanza, G. Moro, Mondadori, 2020
(2) Art. 118, 4: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei
cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di
sussidiarietà”.
Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,
di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
(3) Associazione per lo sviluppo socio-economico e culturale della città di Tuscania (vedi pagina WEB)
