L’attesa per il secondo trasporto di “Dies Natalis”: si rinnoverà la meraviglia
del cammino ascensionale della Santità della giovane Rosa.
Stefano Stefanini
La Città di Viterbo, i viterbesi e ci auguriamo i numerosi turisti che
assieperanno presso il percorso, torneranno la sera del 3 settembre ad
onorare la festività della santa patrona Rosa con le sensazioni del trasporto
di “Dies Natalis”, la Macchina che sfilera’ per il secondo anno per le vie
cittadine, scaturita dalla creatività di Raffaele Ascenzi, vincitore del Concorso
di Idee bandito nel 2024 dal Comune di Viterbo, tra 17 concorrenti.
Anche noi de “Il Centro Italia Terra Etrusca”, con questa edizione speciale
della Rivista, ci predisponiamo a vivere gli attimi trepidanti del trasporto,
pienamente coinvolti nell’evento che più di tutti caratterizza Viterbo ed i suoi
valori religiosi e civili di aggregante e solidale cittadinanza.
In quest’anno 2025, anno del Giubileo della Speranza, si è’ deciso
opportunamente di esporre in anticipo, dal 9 luglio, giorno della nascita di
Santa Rosa, la macchina presso il sagrato della Chiesa di San Sisto, quasi a
voler estendere l’attesa di fedeli, cittadini e turisti per l’evento della notte del 3
settembre.
Il cammino ascensionale alla santità della giovane Rosa viene
“illustrato” dal suo ideatore Raffaele Ascenzi e dal costruttore Vincenzo
Fiorillo su tre livelli, con l’illuminazione di oltre mille luci, 49 statue, 24
pinnacoli, otto incensiere e….un angelo custode, come descritto da
Raffaele Ascenzi.
Per l’ideatore della nuova Macchina il “Dies Natalis”, la nascita al Cielo della
giovane Rosa, materializza con forza una storia e propone a tre livelli
ascendenti il giorno in cui la Santa, per la Chiesa, ha raggiunto la vita
eterna. Il passaggio dalla vita terrena, nel giorno della sua morte, alla
rinascita tra gli angeli e i santi del paradiso.
In questo percorso la Santa viene accompagnata da figure angeliche che
scendono alla base della struttura e vegliano il corpo adagiato su una pietra,
mentre intorno, come fatto terreno, compaiono figure che piangono la
prematura scomparsa della giovane Rosa viterbese, ma al contempo
gioiscono per la certezza della sua resurrezione.
Dies Natalis anche se volutamente ricondotta alle origini della tradizione,
cerca di svelare alcuni angoli della città. Un parallelepipedo scavato con
quattro scale che salgono a croce verso il centro della macchina, con mosaici
cosmateschi incisi sulle superfici perimetrali, costituisce il solido basamento
dove avviene la prima scena.
La prima scena: il corpo di Rosa adagiato su una pietra squadrata e priva
di eccessivi ornamenti è posto al centro dello spazio e diventa la vera anima
della celebrazione, focalizzando tutte le attenzioni dei fedeli riuniti in
preghiera.
Le architetture della Macchina sono tutte rivolte verso la Santa, con il compito
di rievocare il primo trasporto voluto da Papa Alessandro IV nel 1258. I
viterbesi da quel giorno ogni anno percorrono gli stessi sentimenti di
venerazione e compiono lo stesso gesto di amore.
Gli elementi decorativi alla base come le stelle cuspidate o i cubetti in serie
sono presenti in vari palazzi del centro storico e nello specifico sono ripresi
dal loggiato di Palazzo Alessandri a San Pellegrino.
Sul fronte anteriore sono posti i loghi in rilievo della città di Viterbo, Sodalizio
Facchini di Santa Rosa, UNESCO, GRAMAS e Giubileo 2025.
In questo primo stadio l’autore ha voluto accentuare il senso di ascensione al
cielo di Rosa, stabilendo un legame tra la figura alla base senza vita e quella
ormai protesa verso la vita ultraterrena dei santi.
La seconda scena: Riproduce la Santa in estasi, avvolta dalla luce e
accompagnata in cielo da cinque angeli. Le otto guglie poggiano su pilastri
polistili e sono superate in altezza da pinnacoli ornati di foglie protesi verso
l’alto per accentuare il disegno verticale della Macchina.
La terza scena: Il corpo e l‟anima di Rosa sono pronti a parlare con Dio e a
proteggere la città nell’alto dei cieli. La statua inginocchiata e sorretta in alto
da due angeli abbracciati è posta, come in passato, all‟interno della
Macchina. La cupola ha un foro apicale chiuso solo da una fitta rete metallica
che sostiene la croce in cima alla struttura e consente alla luce di uscire
verso l’alto.
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa, oltre ad essere un profondo evento
d’ispirazione religiosa, come più volte ribadito dal presidente del Sodalizio
dei Facchini, Massimo Mecarini, appare come un “sogno di Fede” vissuto
collettivamente e così intensamente da destare profonde emozioni uniche ed
entusiastici giudizi da parte delle migliaia di viterbesi e di ospiti dissemCon il
secondo trasporto di“Dies Natalis” l’evento della serata del 3 settembre
coinvolge ancor di più emotivamente, oltre che gli organizzatori, i Facchini in
particolare, il capo facchino Luigi Aspromonte, il presidente del Sodalizio dei
Facchini, Massimo Mecarini e tutti coloro che, animati da “ un unico
sentimento”, si sentiranno pienamente coinvolti nei gesti, nelle emozioni e
nella partecipazione interiore ed emotiva, che più di tutti caratterizza Viterbo
ed i suoi valori religiosi e civili di aggregante e solidale cittadinanza.
Nei giorni di Festa della Città, con il trasporto di “Dies Natalis” di Rosa, quale
straordinario preludio di Bellezza e Spiritualità, tenteremo di interpretare il
“sentimento” del profondo legame di Viterbo con la sua giovane Santa ,
servendoci delle pagine di poesia dedicate da Cesare Iacoponi alla fanciulla
Rosa.
Viterbo, nella cerchia delle sue mura e con le sue oltre cento torri merlate
“ferrigna corte di peperino che ospitò 32 Papi e tre Imperatori”, anche oggi
rappresenta la “conchiglia d’arte e d’amore” che racchiude la perla della
grande devozione alla “fulgida” Rosa, l’eroica giovanetta, il serafico fiore, che
forte della sua fragilità seppe affrontare “eroica figlia del popolo” il tiranno
Svevo e la via dell’esilio, con le incomprensioni legate alla sua dedizione ai
bisognosi.
L’agile “guglia splendente” recata nuovamente dai Facchini, Cavalieri di
Rosa, tra le vie della città per il popolo viterbese costituirà “momento di
gaudio e d’apprensione” e nel “forestiero” evocherà “sgomento, meraviglia e
commozione”.
Infatti lo stile conferito da Raffaele Ascenzi a “Dies Natalis ” richiama
contenuti spirituali e linee estetiche ispirate alle testimonianze artistiche di
Viterbo, suscitando ammirazione per il suo , che con un sapiente moto
ascensionale, svetta tra le del cittadine, con le sue forme che flettono, si
incurvano attraverso gli archi, le cuspidi e le guglie che si ergono leggeri
come gli angeli raffigurati e acuti verso l’alto, verso la statua di Rosa.
La fraternità delle suore Francescane Alcantarine così ha sintetizzato
l’esperienza della giovane Santa : Rosa con la sua vita continua a parlarci, a
interrogarci, a scuotere le coscienze… aperta alla vita e capace di rendere
positivo ciò che apparentemente agli occhi dell’uomo sembra assenza di Dio.
Rosa non può trattenere per se’ questo grande dono… va per le vie di Viterbo
ad “urlare” la grandezza di Dio … e aggiungiamo noi “ ancora oggi” attraverso
la Fede testimoniata dalla Citt’à nella sua interezza.
Un pensiero particolare va ai Facchini di Santa Rosa con l’augurio di
essere sempre “d’un sentimento”, nei giorni incui si rinnova la gioiosa
fatica del trasporto e a tutti coloro che contribuiscono a vario titolo
all’Evento, per quanto di vero e genuino sanno offrire ogni anno, con la
sincera testimonianza dell’incomparabile legame di Fede, di Testimonianza
Fraterna e d’Arte che li lega, e ci lega, indissolubilmente alla giovane Rosa.
