In attesa del discorso di
Capodanno del Capo dello Stato Sergio Mattarella con le
prospettive del 2026: Esigenza di coesione tra istituzioni e
cittadini per consolidare la ripresa e il ruolo dell’Italia nel
mondo per riacquistare pace e prosperità‘ tra le nazioni.

Stefano Stefanini     

Viterbo 31.12.2025 Con queste riflessioni non è nostra intenzione anticipare i
contenuti del messaggio che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella rivolgerà
agli Italiani questa sera, in occasione del Capodanno 2026, ma soltanto
invitare a seguire con attenzione le tematiche che il presidente sottoporrà agli
italiani, alla società civile, alle istituzioni ed al mondo della politica.

Lo stile ed i Valori affermati con sobrietà istituzionale e rigore

costituzionale dal presidente Sergio Mattarella si sono caratterizzate in
questi ultimi tempi per una decisa assunzione di responsabilità nelle
dimensioni della Pace e giustizia internazionale e della coesione tra
cittadini ed istituzioni e della speranza racchiusa nelle attese e nelle
aspirazioni dei cittadini, nei momenti difficili del periodo storico che
stiamo vivendo, per risollevare le prospettive socio-economiche e
valoriali-culturali del popolo, nell’ispirazione ai fondamenti della
Costituzione repubblicana.
Già in occasione degli auguri alle Istituzioni di qualche giorno addietro, il
presidente aveva rilevato come nel momento storico che viviamo occorre
responsabilità’ e coesione per concretizzare una distensione nei rapporti
internazionali nei teatri di guerra Russia Ucraina e Israele Palestina, il
rilancio dell’economia, con la ulteriore creazione di opportunità di lavoro
stabile per i giovani, che non devono essere costretti ad emigrare all‘estero
per avere condizioni di lavoro soddisfacenti.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nel suo articolato intervento in
occasione della cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i
Rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze Politiche e della Società Civile ha
toccato tutti i temi dell’attualità politica interna e internazionale del momento.

Palazzo del Quirinale: foto www.romasegreta.it

Il Presidente ha esordito: “Alla vigilia di giorni di festa – che confidiamo portino
a tutti un pò di serenità – e incontrando qui oggi le espressioni più
rappresentative di tanti ambiti istituzionali e sociali, mi sembra utile proporre
qualche spunto di riflessione affinché l’augurio per le imminenti festività e per
il nostro futuro non si esaurisca in mera ritualità.”

Come di consueto, gli ultimi giorni dell’anno inducono a soffermarsi su
una domanda: su quali basi costruire la nostra speranza per i giorni che
verranno?

Nei giorni scorsi ho avuto modo di affrontare alcune questioni di politica
internazionale ed europea, incontrando prima il corpo diplomatico accreditato
a Roma e poi i nostri ambasciatori nel mondo. Oggi vorrei svolgere qualche
ulteriore riflessione che mi appare cruciale.

Il presidente Sergio Mattarella in visita all’ Università della Tuscia nel
febbraio del 2019.

Quello che stiamo vivendo è un tempo, per un verso, affascinante, di grande
cambiamento ma anche difficile, travagliato, per più aspetti drammatico.

Le guerre. Quella che coinvolge l’Europa e che, con la inammissibile
aggressione dell’Ucraina da parte della Russia – con un immenso numero di
vite umane perdute e immani distruzioni inferte al territorio – ha
improvvisamente sgretolato la certezza che la pace nel nostro continente,
dopo la tragedia dei due conflitti mondiali, fosse acquisita una volta per tutte.

La guerra che ha infiammato il Medio Oriente, con la sanguinosa e brutale
aggressione terroristica di Hamas a Israele e con le azioni militari a Gaza,
che stanno costando un numero inaccettabile di vittime civili, in uno scenario
che rende sempre più grave la condizione umanitaria in quei territori.
Gli effetti dirompenti del cambiamento climatico, che, nel corso di quest’anno,
abbiamo purtroppo toccato con mano, ancora una volta, vivendo la
devastazione prodotta da alluvioni e inondazioni.
Si allargano intanto i divari sociali: alle vecchie diseguaglianze se ne
aggiungono di nuove, nei campi del digitale e della conoscenza. E
stridono le gigantesche ricchezze appannaggio di pochi a fronte del
disagio di tanti, con una distanza mai prima registrata né in Italia né
altrove.
Si tratta di fenomeni globali che entrano prepotentemente nella vita delle
nostre comunità e in quella quotidiana di ciascuno
Se questo è lo scenario in cui siamo immersi, su quali presupposti possiamo
guardare insieme al domani senza cedere all’angoscia ma anzi recuperando
un sentimento di fiducia nel futuro?

Un cambiamento che mette in discussione gli equilibri precedenti, i
modelli di sviluppo: quelli sociali, quelli culturali e persino quelli
antropologici.
La crisi geopolitica rischia di travolgere il precedente equilibrio mondiale,
l’ordine mondiale disegnato decenni addietro senza che se ne veda
all’orizzonte uno nuovo. E questa condizione di fragilità si registra in un’epoca
in cui irrompono fenomeni che imprimono al cambiamento una velocità
inedita, che rappresenta essa stessa un fattore con il quale misurarsi.
Il combinato di tecno-scienze e dei mutamenti nella architettura
economico-finanziaria legato all’intelligenza artificiale può produrre
disorientamenti e sconvolgimenti ben superiori a quelli che si
manifestarono all’inizio dell’Ottocento con la prima rivoluzione
industriale. Questa rivoluzione – di questi nostri tempi – è enormemente
più profonda, più veloce, globale.
Il cambiamento in atto presenta potenzialità e rischi. Ha effetti concreti sulla
vita delle persone. Tocca diversi ambiti e pone interrogativi nuovi che hanno
profili giuridici, economici, sociali: rappresentano la sfida più alta sulla quale
la politica è chiamata a esercitare la sua responsabilità.
Attraverso un uso distorto della tecnologia, si riesce, già oggi, ad
alterare, in maniera difficilmente avvertibile, dichiarazioni, video, filmati,
isolando frasi, rimontando abusivamente. Con l’intelligenza artificiale è

possibile produrre scenari virtuali apparentemente credibili ma
totalmente ingannevoli.
 È concreto il rischio di trovarsi in futuro a vivere in dimensioni parallele, in cui
realtà e verità non siano distinguibili dalla falsità e dalla manipolazione: ne
risulterebbe travolto lo spirito critico. E, con esso, la libertà che si trova alla
base dei diritti di ciascuno.
Il fenomeno deve essere, pertanto, regolato, necessariamente e
urgentemente, nell’interesse – ripeto – delle persone, dei cittadini, ma
sappiamo che questa esigenza fondamentale incontra difficoltà a causa delle
dimensioni e del potere di condizionamento degli operatori del settore.
La cui presunzione di divenire protagonisti che dettano le regole, anziché
essere destinatari di regolamentazione, si è già manifestata in più occasioni.

Assistiamo a vari fenomeni di concentrazione di potere che si articolano
in circuiti diversi da quelli tradizionali, spesso alternativi a quelli tipici
delle prerogative statuali.
Tra questi, la privatizzazione della forza: molte guerre vengono combattute
da milizie private che si affiancano agli eserciti o li sostituiscono.
Dimensioni come lo spazio o l’ambito sottomarino sono, sempre più spesso,
terreni dove si combattono conflitti fra interessi privati, fuori dal controllo degli
stati.
Oligarchi di diversa estrazione si sfidano nell’esplorazione sottomarina, in
nuove missioni spaziali, nella messa a punto di costosissimi sistemi satellitari
(con implicazioni militari) e nel controllo di piattaforme di comunicazione
social, agendo, sempre più spesso, come veri e propri contropoteri. Il
fenomeno non è nuovo nella storia.

Già in passato, anche lontano, grandi corporazioni si sono trovate a
condizionare l’azione di governi, se non degli Stati. Con l’avvento della
democrazia gli Stati non dipendono più da singoli interessi. E non deve
accadere.
Nulla può essere dato per scontato. La pace innanzitutto. Ma anche la
democrazia, i valori su cui si fonda. A cominciare dall’idea di libertà.
Libertà di essere.
Libertà di pensare e parlare.
Libertà di accedere a fonti di informazione indipendenti, non manipolate. Il
pluralismo non è confronto tra propagande.
Libertà di concorrere alle decisioni.

Libertà di agire.
Libertà di muoversi.
Libertà di dire no a ogni sopraffazione. Occorre contrastare con forza, e
insieme, i fenomeni di violenza che si manifestano in vari ambiti della
società, in particolare scuote le nostre coscienze – ed è intollerabile – la
violenza degli uomini sulle donne.
Senza dimenticare che forte, efficace, contrasto viene fornito dalle tante,
diffuse e preziose forme e iniziative di solidarietà, il cui messaggio
importante, di esempio, nella narrazione dei media e dei social, finisce
sovente per essere oscurato.
Il modello culturale occidentale, particolarmente quello europeo, che è stato
costruito a presidio di questi valori appare, quindi, sfidato.
Pertanto contrastare quel che può insidiare le nostre libertà è, oggi,
l’impegno prioritario che si pone davanti a noi.
Nel nostro vocabolario comune è entrata da qualche tempo la parola
transizione. Racconta il nostro viaggio collettivo verso il futuro. E come
sempre accade questo cammino può comportare dubbi, incertezze,
resistenze, paure.
Il Capo dello Stato ha voluto sottolineare: “ Ma nel patrimonio comune del
nostro popolo, nelle coscienze degli italiani, sono radicati i principi e i valori
che danno senso all’idea di libertà come ce la presenta la nostra
Costituzione, di cui abbiamo celebrato i 75 anni.”

La libertà come premessa di pace, giustizia, eguaglianza, democrazia,
coesione sociale, dialogo, tolleranza, solidarietà.
Dal rispetto della libertà di ciascuno discendono le democratiche istituzioni,
l’equilibrio fra i poteri, il ruolo fondamentale del Parlamento, l’imparzialità,
principio guida della pubblica amministrazione, unitamente al suo dovere di
efficienza e di competenza.
Su queste qualità, su questi doveri della funzione pubblica, si fonda la
garanzia di libertà dei cittadini e dunque la loro fiducia nelle istituzioni.
I presupposti etici e civili della democrazia vivono nei sentimenti della
comunità. Le paure possono attenuare il senso di solidarietà e quindi il
desiderio di partecipazione, possono affievolire la fiducia necessaria per farsi
artefici del futuro.
Non possiamo trascurare l’attuale preoccupante flessione della
partecipazione al voto, essenziale per la legittimazione delle istituzioni.

Fiducia – partecipazione – democrazia sono anelli inseparabili di
un’unica catena.
Sottolineano il valore dell’attivo coinvolgimento nella vita della Repubblica in
tutti i suoi aspetti. Da qui l’appello alla responsabilità di tutti: ciascuno è
chiamato a fare la sua parte.
E dunque è questa la base della nostra comune speranza.
Abbiamo saputo affrontare momenti difficili, anche in tempi recenti della
nostra storia repubblicana. Li abbiamo superati grazie anzitutto al senso di
unità e alle qualità presenti nel nostro popolo. Ho fiducia nell’Italia. Che ha le
risorse per affrontare il tempo nuovo.

A tutti voi, che rappresentate tante persone che, quotidianamente, lavorano
con dedizione per far funzionare al meglio le nostre istituzioni; alle donne e
agli uomini che indossano la divisa e, in patria e all’estero, con il loro servizio
rendono più forte la reputazione dell’Italia;
a tutti i nostri concittadini di ogni età che compiono, ogni giorno, il loro
dovere, fornendo, con senso di responsabilità, un contributo silenzioso 
ma essenziale alla nostra convivenza, a tutti, assieme al ringraziamento
della Repubblica, rivolgo l’augurio di continuare a credere in ciò che ci
rende donne e uomini liberi. 

Con questi presupposti disponiamoci all’ascolto delle parole di Augurio che il
Capo dello Stato rivolgerà agli Italiani questa sera in occasione del
Capodanno 2026
Auguri di un anno di crescita e di laboriosità a tutti i nostri lettori !

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