DOMENICA DI PASQUA «RESURREZIONE DEL SIGNORE» – 05 Aprile 2026
Atti 10,34a.37-43; Salmo 117 (118); Colossési 3,1-4; 1Corìnzi 5,6-8; Giovanni 20,1-9; Luca 24,13-35
Il Vivente
Chi pone ogni attenzione su beni corruttibili, non ha altro scopo che bivaccare la vita terrena cercando di cavarsela alla meglio. Ed ecco lotte, odio, guerre, ed ogni misfatto possibile per “cavarsela”. Pensare che Dio sia “utile” per vivere bene questa vita terrena è il peggiore materialismo.
I discepoli di Gesù «non avevano compreso perché non avevano ancora compreso la Scrittura»: noi non comprendiamo, come loro, perché, anche leggendo, non contempliamo Dio nelle Sacre Scritture.
I discepoli di Emmaus seguono l’evolversi dei fatti senza comprendere le Scritture; vedono «i capi dei sacerdoti e le autorità che consegnano Gesù per farlo condannare a morte. Lo vedono crocifisso». I due di Emmaus dicono: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele».
Furono le donne, per prime, a comprendere che «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret» ed a donare il primo annuncio: «Cristo, mia speranza, è risorto». “Ci ha detto che vi «precede in Galilea»”.
Primo fra i discepoli a credere fu colui che non aveva tradito Gesù e, unico, stava sotto la Croce con Maria. Corse insieme a Pietro, «entrò nel sepolcro anche lui, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette».
Cosa vide? Nulla di speciale: ciò che anche gli altri avevano visto e nulla avevano compreso. Una cosa era diversa: l’amore e l’appassionamento verso Gesù. Dopo lui, lo ebbe Pietro e, dopo la discesa dello Spirito di Amore, gli altri: «E noi siamo testimoni prescelti da Dio, noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti». Noi testimoniamo «tutte le cose da lui compiute».
Gesù Cristo non è soltanto il Risorto, ma è il Vivente «e ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli doveva risorgere dai morti e che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».
Una domanda, rivolta a noi che ci diciamo “cristiani”: lo siamo e lo facciamo appassionatamente?
Se sì, completiamo l’annuncio anche ai lontani: «Cristo, vostra vita, si è manifestato. Cercate le cose di lassù,
ed anche voi apparirete con lui nella gloria».
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L’omelia di oggi è lunga. Inserisco, nella meditazione, pagine tratte dal libro “Gnano”:
«‘Ste parole che ve dico so’ ‘l segnale ch’è passata l’ora de canta’ Hallelujah. Ricordatevi di metterci, nell’Hallelujah, l’aspirazione, l’H, all’inizio della parola ed alla fine. Senza aspirazione non si deve cantare. In chiesa si sente cantare Alleluja come al funerale. È l’Hallelujah solenne di Pasqua. Il cristiano si fa conoscere quando canta Hallelujah, non quando batte le mani: di sofferenze non narrabili e non narrate tutti ne abbiamo nella vita.
Famiglie intere lascino casa, si avviino verso chiesa, famiglia per famiglia.
Pasqua è passaggio: l’ha compiuto Gesù Cristo. Ce lo siamo dimenticato. Per secoli abbiamo ridotto la Parola ed il Pane a riti esteriori da compiere. Auscultiamo Gesù; seguiamo le sue orme.
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»: basta con i dubbi.
Figlio Risorto e Fratello: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente».
Cambieremo mai il modo di annunciare? Mettiamo il dito sulle piaghe di Gesù e conosceremo le piaghe del mondo. Contempliamo: “Abbiamo visto il Signore. Mio Signore e Dio mio”. Non è ora di spiegare. È ora di vivere.
Il “mistero” ora ci si manifesta. La voce tenue del silenzio avvolge la solennità del «Questo Pane sono Io, il Vivente, che vi parlo. Questo Vino sono Io, il Vivente, che vi ascolto».
Come parla il silenzio! Immenso è il momento; prorompa in invocazione: «Padre nostro…». Esultiamo, cantiamo: «È il Risorto. È il Vivente». Palpabile, si avverta l’entusiasmo di correre all’invito. È questo il popolo di Dio… Al di là delle norme, inizia la vita.
Siamo Famiglie di una grande Famiglia: Messa che festeggia il Vivente. Sia la prima volta che, per Pasqua, non siamo andati a Messa perché Gesù e noi siamo la Messa.
Gesù un giorno aveva detto: «Andate, annunciate. Aiutate i poveri, curate i malati».
Guardiamo lontano, in trasparenza: un Crocefisso. C’è solo il Cristo in alto ed una Mamma che dal basso lo sostiene. Non sono sofferenti né la Madre né il Figlio e, luminosi, guidano il cammino».
don Lamberto Di Francesco
