ERA DI MAGGIO
Rotolano per le scale anguste,
parole erranti
della casa del sacrestano
di una chiesa dismessa,
dalle antiche vestigia dimenticate.
A maggio rinascono i fasti
nuove figure,
il tripudio del dì.
Recenti spiragli,
di strade scevre
da un malcelato inganno.
Aprendo la botola della soffitta
ora i ricordi prendono forma,
i suoni e i colori remoti.
Panciotti della festa,
ritornano in strada.
Soccorrere il viandante
è arduo e non facile,
tra i celati perigli della terra,
si suol dire:
questo è il difficile del saper vivere.
Grilli e lucertole
piano piano, hanno rubato il sole
ai davanzali bianchi calcarei,
delle finestre cadenti.
Ancora nell’aria odore di festa,
le note di una marcetta,
venditori di acqua
con la girella dal pozzo,
padelle, pesce fritto, un sangiovese anche al mattino,
venuti con fede alla fiera del sacro e del profano.

Strette di mano all’ombra del melano
Per la compra di mansuete giovenche,
una fiduciosa speranza per un buon affare,
per il lavoro al podere da fare.
I ricordi danzano un po’ tristi, un po’ felici
e la nostalgia s’appare.

Alessandro Calanca

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