“FEDE E LUCE APS” NELLA CHIESA DI MATER AMABILIS

Da Toronto (Canada) con amore: le strade del Signore sono infinite, ce n’è qualcuna che porta anche a Castel d’Asso. “Fede e Luce APS” è un movimento internazionale di comunità di incontro, nata nel 1950 e presente in Italia dal 1975, riconosciuta dalla CEI nel 2014.

Ogni comunità “Fede e Luce” raggruppa circa 30 persone (bambini, adolescenti o adulti con fragilità intellettive, le loro famiglie e i loro amici) che si riuniscono almeno una volta al mese per un incontro. L’obbiettivo è quello creare dei rapporti interpersonali tra queste famiglie per uscire dall’isolamento in cui sono destinate a (o tentate di) cadere a causa della disabilità (o diversa abilità) di uno dei suoi componenti. 

Don Gianni Carparelli che segue la comunità di Castel d’Asso, nella chiesetta dove si venera il passionista viterbese Domenico Barberi, beatificato nel 1963 come Apostolo dell’Inghilterra, ha conosciuto questa benemerita realtà di supporto psicologico durante la sua missione in Canada, a Toronto, e più di una volta, in occasione dei loro incontri residenziali a Viterbo, li ha invitati nella chiesetta intitolata a S. Maria “Mater Amabilis”.Domenica 27 luglio è stata l’occasione più favorevole, favorita dall’ascolto della parola di Dio sulla preghiera, ed in particolare sulla consegna del “Padre nostro” da parte di Gesù ai suoi discepoli. Tutta la comunità si è stretta attorno agli ospiti in difficoltà e ai loro accompagnatori. Tutta la celebrazione eucaristica è stata adattata per venire incontro al loro disagio fisico e psichico.

L’esecuzione al violino dell’Inno alla Gioia da parte di una bambina ha iniziato l’introduzione del rito eucaristico e le formule iniziali sono state adattate alla capacità di comprensione dei più fragili. Il celebrante lo ha sottolineato più volte nel corso della cerimonia e lo ha esplicitato nel corso dell’Omelia: “Nostro Signore, nel Tempio disquisiva di dottrina con i dotti Scribi e Farisei, poi scendeva in mezzo alle folle parlando loro, in dialetto, del Regno di Dio come fosse una vigna, o un campo di grano, o un gregge di pecore”. La chiesa è fatta di gente che accoglie, che affronta le difficoltà, che condivide le sofferenze, le allevia con l’empatia ed è capace di gioire delle piccole cose

Don Gianni era visibilmente commosso nel vedere entrare questo pezzetto di umanità sofferente e mugulante, ingresso concluso dalla piccola S. che si muove solo grazie all’aiuto di un eso-scheletro supportato dalla Intelligenza Artificiale.

Particolarmente toccante la Preghiera dei Fedeli quando alcuni degli ospiti hanno cercato di dare voce alla propria esistenzialità. Dopo la Consacrazione gli Assistenti hanno indicato quali del gruppo erano in grado di comunicarsi e poi, quasi miracolosamente, don Gianni ha ottenuto un breve silenzio eucaristico chiedendo di ricordare coloro che soffrono più di noi, senza assistenza, coloro che sono le vittime della miseria umana. Nel rito di congedo don Gianni ha ricordato che non siamo in grado di cambiare il Mondo, ma ognuno, nel suo piccolo, può cambiare il mondo in quelli che sono aiutati.

“Verso il cielo”, il canto mimato della comunità ha concluso la parte liturgica dell’Incontro che è proseguito con il fraterno Ristoro preparato dai più “abili”.

Mario “Metodio” Mancini

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