La lezione del 25 Aprile….dopo
81 anni dalla Liberazione,
esigenza di unita, per costruire
un’Italia più solidale, efficiente,
con la tutela di ambiente,
formazione, lavoro, cultura e
benessere diffuso.

Stefano Stefanini

Ci apprestiamo a vivere la festa della Liberazione a ottantuno anni dal
quel 25 aprile 1945 che segnò l’insurrezione e la liberazione dalle truppe
nazifasciste delle citta’ di Milano e Torino, segnando l’irreversibile
avanzata, ma ancora sanguinosa, della lotta di Liberazione che ridette
dignità al nostro Paese, come preludio alla ricostruzione democratica,
materiale e ideale, della Repubblica Italiana.
Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle
Associazione Combattentistiche e d’Arma, in occasione della Festa
della Liberazione 2026:
“Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente
più forte è destinato, infatti, a seminare lutti e distruzioni, aprendo
a una condizione di conflitti permanenti, di barbarie nella vita
internazionale”.

Educare alla memoria significa formare cittadini consapevoli,
capaci di rinnovare i valori che ispirano la nostra convivenza civile.
Vuol dire promuovere una riflessione autentica sul significato dei
diritti di cui godiamo, riconoscendo nella Costituzione non soltanto
un insieme di norme fondamentali, ma la concreta espressione dei
principi chiamati a orientare la nostra vita comune.
Monte realtà del nostro Paese rappresentano luoghi simbolici della
Resistenza, chiamata quest’anno – ottantesimo anniversario della
scelta Repubblicana effettuata dalle italiane e dagli italiani – a
rinnovarne il messaggio, a farne un momento di riflessione
collettiva e di coesione nazionale.
Nel ricordare il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci
la libertà, ribadiamo l’impegno della Repubblica Italiana in favore
della pace, del rispetto dei diritti umani, della costruzione di
società nazionali e internazionali più giuste e solidali.” Sergio
Mattarella Discorso alle Associazione Combattentistiche e d’Arma,
Palazzo del Quirinale 23 aprile 2026.

La lezione del 25 aprile 1945 2026: i diritti  di libertà  e della
partecipazione democratica vanno difesi giorno per giorno.
La pratica applicazione dei valori e dei  diritti  di libertà,  di eguaglianza
dei cittadini di fronte alla legge e della partecipazione democratica vale
tanto più per la nostra Costituzione, che è costata sacrifici personali e
collettivi e sofferenze, sino al sacrificio della vita, ai nostri nonni e che
oggi, spesso,  viene messa in discussione e, nei numerosi casi di
corruzione e di malgoverno della cosa pubblica, di fatto svuotata nei
suoi cardini fondamentali.
 
I valori unificanti della Liberazione per cui dobbiamo tutti
unitariamente far riferimento, pur nelle diversità ideologiche, non
sono un luogo comune,  ma verità riconosciuta da studiosi di ogni
estrazione ed orientamento che la Costituzione della Repubblica
Italiana   è una delle più avanzate del mondo.  Se una critica può
esser  mossa è che, in ottanta anni di vigenza alcuni principi
fondamentali  sono, talvolta,   rimasti inattuati: l’eguaglianza di tutti
i cittadini di fronte alla legge, la libertà di pensiero ed espressione,
il diritto ad un lavoro dignitoso, il diritto alla salute e ad una
istruzione, qualificate, aperte  a tutti  e pubbliche, la tutela
dell’ambiente e della salute come diritti fondamentali e da

rispettare nell’esercizio dell’attività economica (articoli 9 e 41 della
Costituzione recentemente innovati) .

 
La celebrazione del 25 Aprile deve essere la “festa” unificante
della Costituzione, della Liberazione dell’Italia dalla dittatura e
dall’occupazione nazifascista, della conquista dei diritti
democratici in un’Italia repubblicana finalmente libera ed unita,
come l’avrebbero voluta – come precoci anticipatori risorgimentali
–  pensatori come Giuseppe Mazzini e il Conte di Cavour e uomini
d’azione come Giuseppe Garibaldi.
Dobbiamo, quindi, “tornare alla Costituzione” ai principi base della
nostra convivenza civile, per difenderne lo spirito e attuarne
compiutamente le parti non realizzate; pretendere da tutte le forze
politiche il rispetto per la Carta fondamentale della nostra Repubblica,
che ha reso possibile un dopoguerra ricco di conquiste per le classi
popolari e di ampliamento degli spazi di solidarietà e di democrazia.
 
I giovani  interpreti principali della voglia di cambiamento dei
Valori  costituzionali della realizzazione della persona,
dell’ambiente, della scuola, del lavoro, dell’onestà e della pace.
 In particolare i giovani, dovranno essere sollecitati ad interpretare con
la loro intraprendenza  e la voglia di cambiamento attraverso i Valori 
costituzionali della realizzazione della persona, della scuola, del lavoro e
della pace, alla luce dell’attuale situazione economica e politica, per
suscitare un vero rinnovamento “generazionale” della società e della
classe dirigente del nostro Paese, riappropriandosi del protagonismo di
Valori e di riscatto, specie in ambito economico e del lavoro.
Tra le questioni più urgenti si pongono:  la riconquista della pace nello
sviluppo collaborativo e non conflittuale tra le Nazioni, l’occupazione
giovanile troppo precarizzata e la famiglia, la questione femminile, la
lotta alla denatalità, la questione meridionale, quella ambientale, quella
della garanzia della legalità, e del contrasto alla criminalità organizzata,
della qualità della pubblica amministrazione e delle risorse che la
finanziano, il nodo urgentissimo della sanità pubblica. 
Occorre in questo periodo delicato della situazione internazionale e
della vita socio politica della nazione che la classe politica ed i cittadini

specie più giovani,  rileggano  gli avvenimenti del 25 aprile 1945 alla
luce del Referendum della nascita della Repubblica del 2 giugno 1946,
della Costituzione repubblicana del 1948, per trarre  nutrimento ideale, 
per attuare un’azione concreta di applicazione “innovativa” nel
quotidiano dei valori costituzionali della realizzazione della persona,
della scuola, del lavoro, della partecipazione e della pace e dello
sviluppo.
 
L’ impegno per una “cittadinanza attiva” per  investimenti veri sul
lavoro giovanile, per un impegno vero per l’ambiente e le energie
pulite, per Piani Regolatori e provvedimenti urbanistici rispettosi
dell’ambiente.
 Dai giovani  viene indirizzato un segnale chiaro al resto del paese: di
impegno di una “cittadinanza attiva”, di partecipazione dei ragazzi nel
mondo della scuola, con i loro insegnanti come parte attiva del
rinnovamento della società civile, che si esprime e si impegna sui temi
di rilevanza costituzionale, in una forma di apprendimento ed
educazione alle “Virtù pubbliche” di impegno per il Bene Comune.   
Questo costituisce un segnale inequivocabile  per la  classe politica
attuale a privilegiare investimenti veri sul lavoro di oggi e di domani, su
un impegno vero per l’ambiente e le energie pulite, per Piani Regolatori
e provvedimenti urbanistici che non portino surrettiziamente  a “colate di
cemento nel – forse  ancora per poco – “Bel Paese” a discapito di verde
pubblico, di spazi per l’attività sportiva e di abitazioni vivibili o peggio
dell’equilibrio geologico del territorio.
 
Un particolare riferimento sarà dedicato alle iniziative deI
presidente Sergio Mattarella.
 In un messaggio sul significato del 25 aprile in Capo dello Stato ha
dichiarato: “La ricerca storica deve continuamente svilupparsi” ma
“senza pericolose equiparazioni” fra i due campi in conflitto nella lotta di
Liberazione nazionale dal nazifascismo. La Resistenza, prima che fatto
politico, fu soprattutto rivolta morale”, spiega Mattarella, che ha
aggiunto: “Questo sentimento, tramandato da padre in figlio, costituisce
un patrimonio che deve permanere nella memoria collettiva del Paese.
Poi il presidente della Repubblica ha voluto sottolineare i due mali che
hanno colpito l’Italia nel ventennio fascista, “dittatura” e “conformismo”.
Per superare questi due mali “la Costituzione, nata dalla Resistenza, ha
rappresentato il capovolgimento della concezione autoritaria, illiberale,

esaltatrice della guerra, imperialista e razzista che il fascismo aveva
affermato in Italia, trovando, inizialmente, l’opposizione – spesso
repressa nel sangue – di non molti spiriti liberi”.
 
Il Capo dello Stato il giorno del suo giuramento di fronte alle
Camere ha pronunciato una forma di “decalogo” del suo impegno
di custode  della costituzione repubblicana, citando
prioritariamente il diritto allo studio dei ragazzi con una scuola
rinnovata che conferisca un reale diritto al futuro dei giovani,
l’impegno  delle istituzioni ad ogni livello per un  diritto effettivo al
lavoro, una cultura diffusa, con il superamento del divario digitale.
L’ispirazione ad un amore e una sempre più approfondita conoscenza
dei tesori ambientali e culturali dell’Italia, il ripudio della guerra e la
promozione della pace e del dialogo tra le Nazioni. Il riconoscimento dei
diritti del malato, il dovere della contribuzione alle spese dello Stato e
della correttezza nel pagamento dei tributi, con una  giustizia
amministrata  in tempi rapidi e certi, la tutela della pluralità e della libertà
dell’informazione.  Mattarella ha espresso un forte auspicio  affinché la
donna non soffra la paura di violenze e discriminazioni e sia dato il
giusto sostegno alla famiglia come fondamento della società civile. I
valori della Resistenza e la lotta alle mafie ed alla corruzione. L’impegno
per la crescita economica in Europa e nel mondo.
Al ricordo del sacrificio di tanti eroi della Resistenza  e dei suoi Valori il
presidente Mattarella ha associato l’impegno per la diffusione di un forte
senso della Legalità e, citando l’impegno forte di denuncia e
testimonianza di papa Francesco,  la lotta alle mafie ed alla corruzione,
definita “cancro pervasivo” della democrazia.  
Ha inoltre elogiato e incoraggiato l’impegno delle Forze dell’Ordine nella
lotta alla criminalità organizzata ed il terrorismo,  per un Paese più
libero, sicuro e solidale.
E’ importante valorizzare e portare ad esempio tutte le pratiche di
solidarietà e di impegno civile, perché sempre di più con esse si
identifichi l’Italia, perché sempre di più l’Italia migliore prevalga su tutto
quello che ci frena e ci fa trovare oggi in così gravi difficoltà ad affrontare
la crisi che stiamo vivendo

Ricordiamo gli eventi salienti della Liberazione culminata nel 25
aprile 1945 
La Resistenza contro il fascismo e il nazifascismo iniziò dopo l’8
settembre 1943 e finì all’inizio del mese di maggio del 1945.
Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcavano in Sicilia al comando del
generale George Patton.
Era l’inizio della liberazione d’Italia, come disse il generale Eisenhower,
per “ristorare l’Italia come nazione libera”.
Tutto cominciò con la presa di Pantelleria, poi, nell’arco di un mese, le
forze anglo-americane liberarono l’intera isola, giungendo a Messina il
17 agosto.
Il 3 settembre l’ottava armata inglese di Montgomery sbarcava in
Calabria, sei giorni dopo gli americani al comando del generale Clark
prendevano terra a Salerno.
Il 1° ottobre Napoli viene liberata, ma la linea Gustav, all’altezza di
Montecassino, blocca l’avanzata alleata fino alla primavera del ‘44.
A giugno l’avanzata alleata libera Roma, ma è ancora arrestata dal
secondo poderoso baluardo difensivo tedesco, la linea Gotica.   Solo
nella primavera del ‘45 la linea cade, la Toscana è libera e le truppe
alleate irrompono nel Nord Italia.
Il 21 aprile 1945 le truppe del generale Alexander entrano a Bologna,
nei giorni successivi gli Alleati raggiungono Milano, Genova, Venezia. Il
25 aprile troveranno molte città già liberate dalle truppe partigiane del
Comitato di Liberazione Nazionale.
Nelle città la popolazione insorge contro le truppe d’occupazione nazista
e contro i fiancheggiatori fascisti. I tedeschi sono in rotta verso i valichi
alpini e a Dongo, sul lago di Como, Mussolini viene catturato dai
partigiani. La cronaca breve della “Campagna d’Italia”  non rende
certamente conto delle sofferenze e dei dolori patiti in quegli anni dalla
popolazione civile.
 25 aprile 1945 – 2026 L’ 81ma Ricorrenza  della Liberazione: ricorda
gli uomini e le donne di tutte le età e le condizioni sociali che si sono
battuti e sono morti per garantire i diritti democratici dei quali tutti,
indistintamente, oggi godiamo.

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