11 maggio, festa della mamma la comunità di Castel d’Asso ha celebrato il titolo della sua
chiesetta: Mater Amabilis. Chiesetta in cui, ci piace ricordarlo, si venera il Beato Domenico della Madre di Dio, passionista viterbese.

La S Messa è stata celebrata, ovviamente, nel segno del neo-eletto Leone XIV Papa che ha già acceso, tra i fedeli, entusiasmo e speranza. Sull’onda di queste emozioni il celebrante don Gianni ha voluto sottolineare il significato profondo dei segni liturgici che arricchivano la funzione della festa come l’incensazione, la benedizione, l’offerta dei doni, la preghiera dei fedeli. Con una ispirata catechesi ha spiegato come essi sono tutti mirati a imprimere nei nostri sensi, l’udito, la vista, l’olfatto, il gusto, il tatto, l’attualità delle verità spirituali della fede, della religione, che ci devono incoraggiare e aiutare a realizzarla concretamente nella vita, ad esercitarla nel mondo, nell’ambiente in cui viviamo.  È attraverso la bellezza delle cose sensibili, delle opere della creazione che Dio ci significa in ogni istante l’Amore per le sue creature: nel sacrificio di cui facciamo memoria nella celebrazione rinnoviamo questo patto d’amore che l’imperfezione della nostra libertà mette continuamente a rischio: il momento liturgico è solo una Sosta per resettarci e renderci capaci di una Ripresa nella vita quotidiana.

Come un segno addizionale, all’inizio della preghiera, sono giunti tre pellegrini che percorrono la Via Francigena: tre amici cinesi, Hugh, Anya e Hazel, che stanno facendo il loro Giubileo alle tombe degli Apostoli. È stato come un abbraccio universale che non conosce confini.
La Festa è continuata anche dopo la celebrazione con la “gara dei dolci”, con i quali varie cuoche si sono impegnate per addolcire la spesa del nuovo portone della chiesa, dove sono state pirografate le evangeliche opere di misericordia, paradigma dell’azione nel mondo di chi si professa “alter Christus”.

 

L’aula ecclesiale si è poi addobbata per consumare, dopo l’Agape eucaristica, l’agape conviviale, in

 

una serena condivisione delle vivande preparate in famiglia, sotto lo sguardo affettuoso del Beato
Domenico Barberi che ci benediceva dal suo altarino.

Mario “Metodio” Mancini

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