FLAMENCO DALLE ROCCE SASSOSE 

Isotta e Marlèn

nella terra ostile di nessuno

senza speranza, 

sotto il somalo torrido cielo 

sgranato di ocra e celeste

Fuori dal bistrot

con lo scialle dorato sulle treccine africane 

bagnate dalla pioggia battente

lontane dalle aride savane 

aspettano un nuovo giorno, meno infame dell’oggi

di un’alba meschina 

in questa terra d’avare rugiade

Assonante allo stridio del nibbio, nelle vallate 

echeggia e si perde il lamento malinconico di note sfuggite alla fisarmonica innamorata del flamenco andaluso

Il vento solleva la polvere vigliacca, 

che tutto imbianca di sabbia bastarda, osteggiando, baldanzoso

gli aromi d’incenso e di mirra dalla foresta. Eppure, tra le spine e le rocce sassose, ora è sbocciata l’orchidea Regina d’Africa dal profumo speziato

È nato un amore 

che resiste a ogni dolore, con l’innata, voglia felice di gridare il dolce segreto nello scrigno del cuore, custodito

Alessandro Calanca

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