In questi giorni si parla molto di “Riforma della Giustizia”. Se da un lato
non desidero entrare in questo complicato argomento, dall’altro vorrei
ricordare una figura che, nelle sue opere intitolate “Considerazioni sul
processo criminale”, e “Principi del Codice Penale”, ha enunciato alcuni
principi fondamentali della Giustizia: Francesco Mario Pagano.
Francesco Mario Pagano nacque in data 8 dicembre 1748, a
Brienza, una cittadina oggi in provincia di Potenza. Di lui possiamo dire
che è stato giurista e filosofo e che, per la sua posizione di spicco durante
la “Repubblica Napoletana” (1799), al ritorno sul trono di Re Ferdinando
di Borbone, fu giustiziato sulla Piazza del Mercato il 29 ottobre 1799 (lo
stesso luogo e lo stesso giorno della decapitazione di Corradino di Svevia
531 anni prima).
Vediamo più da vicino questo filosofo-giurista.
Nato in una famiglia di ceto medio alto, a soli 14 anni si recò a Napoli
presso uno zio sacerdote, per completare i suoi studi e per poi prendere
all’università un indirizzo giuridico – filosofico.
Laureatosi in Giurisprudenza entrò in contatto con diverse personalità
della cultura dell’epoca fra cui Antonio Genovesi (1713-1769 –
sacerdote, filosofo ed economista) e soprattutto Gaetano Filangeri
(1752-1788 – giurista e filosofo). Queste conoscenze gli aprono le vie
imposte in Francia dall’”Illuminismo” e dalla tradizione “Giusnaturalista
Napoletana” proposta nel secolo precedente da Giambattista Vico
(1668-1744).
Dopo la laurea fu docente presso l’Università di Napoli di Etica (1770) e
di Diritto Criminale (1785). Specializzatosi in Giurisprudenza.
In quei tormentati anni verso la fine del 1700, a seguito della Rivoluzione
Francese e della presa del potere di Napoleone Bonaparte, anche a nel
sud dell’Italia scoppiarono disordini e il Reame dei Borboni fu oggetto di
diverse battaglie conto i francesi guidati dal generale Jean Etienne
Championnet.
Approfittando della fuga di Ferdinando di Borbone, a Napoli, il 23
gennaio 1799, fu proclamata la “Repubblica Napoletana” che avrà una
durata brevissima.
Al governo della Repubblica vennero chiamati i cittadini più influenti fra
cui il nostro Francesco Mario Pagano che si occupò di “Legislazione”.
Come detto, a seguito della breve durata della Repubblica Napoletana e
della restaurazione del Regno dei Borboni, i vertici al governo furono
quasi tutti catturati ed imprigionati. Nonostante alcune richiesta di
clemenza da varie parti d’Europa, Francesco Mario Pagano fu impiccato
il 29 ottobre 1799 assieme ad altri notabili napoletani.
Di lui rimangono importanti documenti:
1785 – “I saggi politici” con cui evidenza la sua concezione sul ruolo
dello Stato e la sua organizzazione;
1787 – “Considerazioni sul processo criminale” in cui, certamente
influenzato dal “Codice Leopoldino” indica quelli che per lui sono i
Principi fondamentali della Giustizia, fra cui l’abolizione della pena
di morte;
1788 – “Logica dei Probabili”
1798 – “Principi del Codice Penale”
Le sue opere di giurisprudenza, assieme a quelle di Filangeri e
Beccaria, tradotte in diverse lingue, rappresentano il rinnovamento del
pensiero giuridico proposto dall’illuminismo ancora oggi seguito con
molta attenzione.
Per le sue arringhe con molte citazioni filosofiche fu da molti chiamato “il
Platone di Napoli”.
Per me, laureato in Giurisprudenza, un insegnamento da non
dimenticare.
Gennaro Stammati
