«La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e
disarmante» l‘augurio di Papa Leone per il 1
gennaio,Giornata Mondiale della Pace.
Stefano Stefanini
«La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e
disarmante» è il tema del Messaggio che Papa Leone XIV
ha scelto per la Giornata Mondiale della Pace, che si
celebrera’ domani 1° gennaio 2026.
Il Santo Padre invita tutti ad accogliere la Pace e
diventarne testimoni perché essa “esiste, vuole abitarci, ha il
mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla
violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno”.
I cristiani devono diventare testimoni, e citando S.
Agostino, il Papa invita a intrecciare un’indissolubile
amicizia con la pace”. Siamo tutti invitati a camminare
per questa strada tracciata dal Risorto. Lui stesso ha
incarnato una pace disarmata perché disarmata fu la sua
lotta”.
La pace è un dono che va salvaguardato, infatti se “non è
una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare,
l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella
pubblica” e si può cadere nell’inganno che per ottenerla ci si
debba preparare alla guerra incarnando “l’irrazionalità di un
rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e
sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.
Il Santo Padre ricorda che S. Agostino raccomandava di
non distruggere i ponti e di non insistere col registro del
rimprovero preferendo “la via dell’ascolto e, per quanto
possibile, dell’incontro con le ragioni altrui”.
Per ottenere una pace disarmante dobbiamo incarnare la
mitezza perché “La bontà è disarmante. Forse per questo
Dio si è fatto bambino”. Dall’umiltà evangelica nasce la
pace. Un bambino nella sua fragilità ha la capacità di
cambiare i cuori, mettere in discussione le nostre scelte e
abbassare le armi.
Papa Leone ricorda che la pace è possibile, non è
un’utopia e il dialogo ecumenico e interreligioso sono
vie privilegiate per raggiungerla. Non dobbiamo inoltre
dimenticare di intraprendere “la via disarmante della
diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale” che
richiedono fiducia reciproca, lealtà e responsabilità negli
impegni assunti.
Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e
una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da
Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.
Il testo del Messaggio di Pace di Papa Leone.
Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto
inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo:
questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace
disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama
tutti incondizionatamente.
Combattere il tentativo di trasformare pensieri e parole in armi
L’importanza della comunicazione è uno dei fili conduttori del
messaggio in cui Leone esorta i credenti a vigilare “sul crescente
tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”. “Le
grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci
fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle
fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è
diverso”, scrive il Papa. Tutto questo non è scontato oggi, in un
tempo in cui si tende a “trascinare le parole della fede nel
combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare
religiosamente la violenza e la lotta armata”.
I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste
forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio
La pace non è un’utopia
Insieme all’azione, il Papa chiede di “coltivare la preghiera, la
spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e
linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture”. Mediante “una
creatività pastorale attenta e generativa”, occorre “mostrare che la
pace non è un’utopia”. Infatti “quando trattiamo la pace come un
ideale lontano”, finiamo per “non considerare scandaloso che la si
possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la
pace”.
Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di
dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata
e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita
domestica e in quella pubblica
La via disarmante della diplomazia e della mediazione
Importante, da questo punto di vista, anche la dimensione politica. Il
Papa interpella quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche
nelle “sedi più alte e qualificate”, perché “considerino a fondo il
problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità
politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua
fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni
assunti”.
È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto
internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti
violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che
richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento
delle istituzioni sovranazionali
Oltre il principio della legittima difesa
Più nel dettaglio, Leone XIV osserva come “nel rapporto fra cittadini
e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si
prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere
alle violenze”. È una logica “contrappositiva” che va “molto al di là
del principio di legittima difesa” e sul piano politico alimenta la
“destabilizzazione planetaria” che va assumendo ogni giorno
maggiore drammaticità e imprevedibilità. “Non a caso, i ripetuti
appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne
conseguono sono presentati da molti governanti con la
giustificazione della pericolosità altrui”, evidenzia il Papa.
La forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza
nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato
non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul
dominio della forza.
L’appello della Pacem in terris
Per corroborare il suo pensiero, Leone XIV cita Giovanni XXIII e la
Pacem in Terris. Già sessant’anni fa, Roncalli ammoniva che “gli
esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe
scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile” e
che, con le armi in circolo, “non è escluso che un fatto imprevedibile
ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto
l’apparato bellico”.
Aumento delle armi
Proprio le armi, annota Leone XIV, hanno visto un aumento a livello
mondiale nella loro produzione e commercio nel corso del 2024 del
9,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra di 2.718
miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. “Oggi alle nuove
sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo
economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche
educative”, sottolinea il Papa, puntando il dito contro le “campagne
di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università,
così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e
trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di
sicurezza”.
I pericoli delle macchine
Torna in tal senso l’appello dei Padri del Concilio nella costituzione
conciliare Gaudium et spes che mettevano in guardia dal rischio
dell’uso delle più moderne armi scientifiche per compiere delitti e
prendere atroci decisioni, e scongiurava “i governanti e i supremi
comandanti militari” a considerare “l’enorme peso della loro
responsabilità”. Leone XIV rilancia queste parole, a fronte anche
dell’“ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito
militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità
dei conflitti armati”.
Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei
leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle
macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane.
È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo
giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita
qualsiasi civiltà
“Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi
economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati
in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente
non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”,
sottolinea ancora il Vescovo di Roma.
Non distruggere ponti, insistere su dialogo e ascolto
In questo scenario, non bisogna tuttavia dimenticare l’importanza
del dialogo, che significa non distruggere i “ponti” e non insistere
“col registro del rimprovero” ma piuttosto privilegiare “la via
dell’ascolto” e, per quanto possibile, “dell’incontro con le ragioni
altrui”. Un insegnamento, questo, mutuato da Sant’Agostino,
secondo il quale: “Chi ama veramente la pace ama anche i nemici
della pace”.
La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e
allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il
respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si
sussurra “per sempre”
Gli operatori di pace, sentinelle nella notte
Il Papa rivolge infine un pensiero agli operatori e alle operatrici di
pace che, “nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito
‘terza guerra mondiale a pezzi’, ancora resistono alla
contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte”.
“Apriamoci alla pace!”, è l’esortazione di Leone XIV, “accogliamola
e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile.
Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino.
Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola
fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare
i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata”.
Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la
disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha
dimenticato la pace
Testimoni e profeti di una pace disarmata
A conclusione del suo messaggio Leone interpella i cristiani perché,
“memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”, si
facciano “profeticamente testimoni” della pace di Cristo risorto che
“è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise
circostanze storiche, politiche, sociali”. Tutti i cristiani sono chiamati
ad “agire con misericordia” e a prendere esempio da quei fratelli e
sorelle che “hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono
interiormente liberati dall’inganno della violenza”.
“Unire gli sforzi per contribuire a vicenda a una pace disarmante,
una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”, è l’invito
conclusivo del messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026.
Avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita
cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse.
