Papa Leone in occasione della Giornata
mondiale di preghiera per la cura del Creato del prossimo 1
settembre: occorre una conversione ecologica che nasca
dal cuore, di chi promuove le guerre: le energie impiegate
in guerra e distruzione siano destinate alla vita.
Stefano Stefanini
Nel messaggio pubblicato in occasione della Giornata mondiale di preghiera
per la cura del Creato del prossimo 1 settembre, Leone XIV riprende le parole
del profeta Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”.
Così Papa Leone nel Messaggio per l’XI Giornata Mondiale di Preghiera per
la Cura del Creato, che sarà celebrata martedì 1 settembre. I veri strumenti
per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il
dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la
cura e l’amore.
La guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale,
colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro
più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia
con il creato.
"I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore
di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne
soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine,
sottolinea il Pontefice che osserva come le crisi richiedano, oltre che
responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più
profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato.
Leone rimarca che è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più
profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta.
Il Papa cita Benedetto XVI e aggiunge che per costruire una società pacifica,
non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori.
"Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono
conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del
senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato
e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona
umana.
Esorta ad attraversare i propri “deserti interiori”, segni di un’odierna crisi etica
e culturale che include perdita del senso del limite, desiderio di dominio e
ricerca di profitto. Questo, scrive, è “il cammino di un’autentica conversione
ecologica” che nasce dal cuore
“Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”. Il profeta Isaia
così sognava un tempo in cui i popoli della Terra avrebbero convertito ciò che
distrugge l’esistenza in strumenti che la sostengono. Oggi è invece lampante
un paradossale incubo per cui le nazioni accelerano la “distruzione
dell’equilibrio” della Creazione, autoinfliggendosi dolori e sofferenze. “Deserti
esteriori”, che sono tuttavia specchi di un’aridità interna, “etica e culturale”,
per cui a prosperare è solo la perdita del senso del limite, il desiderio di
dominio, la ricerca di profitto immediato. Sono questi alcuni dei concetti
espressi da Papa Leone XIV nel messaggio pubblicato oggi, 20 agosto, in
occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, che
ricorre il 1 settembre.
Il dramma degli sforzi orientati alla guerra
Come riportato da Edoardo Giribaldi su vaticannews.va, il Pontefice nel suo
messaggio riconosce come le crisi che soffocano la società odierna non
siano slegate tra di loro, ma costituiscano un’unica ferita colmabile solo
attraverso la pace. Non quella del mondo, superficiale e fugace, ma l’armonia
che “scaturisce dall’amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni
persona umana”.
Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che
vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui
le nazioni “spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri”, trasformando ciò
che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo
spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere
orientati alla violenza e alla guerra.
Il circolo vizioso di guerre e degrado ambientale
Dai campi di battaglia i conflitti allargano il loro spettro di influenza,
interagendo in maniera nociva con il degrado ambientale. Si alimenta così un
circolo vizioso, che innesca inizialmente la contaminazione di risorse
essenziali come aria e acqua. Essa mina quindi la sicurezza alimentare,
generando a sua volta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali,
ovvero le più frequenti cause dell’insorgere delle guerre.
Queste ultime, scrive ancora Leone, rivelano un “fallimento profondo”
dell’umanità, anche nel prendersi cura del Creato che le è stato affidato.
Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in
desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la
guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.
Il cuore dei conflitti
Le disarmonie menzionate sono evidenti, ma non possono essere ridotte
all’imperfezione di sistemi e strutture. In esse, il Papa scorge un più “profondo
squilibrio” radicato nel cuore dell’uomo. Dentro ciascuno albergano infatti
desideri contraddittori e lotte profonde: amore e indifferenza, verità e
illusione, giustizia e ingiustizia.
I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore
di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne
soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.
Rinnovare l’interiorità
I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono
diventati così ampi.
Ciò che è spezzato fuori, lo è anche dentro. E per riformare la società, quindi,
è necessario iniziare da un rinnovamento del cuore.
Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono
conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del
limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di
riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana.
Da sogno a realtà
L’auspicio di Isaia si fa oggi appello a “trasformare ciò che è male in vita”.
Una conversione che non può prescindere dal tornare non soltanto al cuore,
ma a chi lo guarisce: il Signore. Perché lì dove il singolo si rinnova, si aprono
nuove possibilità.
Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita,
per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato.
Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti
dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il
mondo che ci circonda.
Dalla guerra allo sviluppo umano integrale
Sono sfide enormi, il Papa lo riconosce, perché sono numerosi gli
“ecosistemi” affidati all’uomo: dal creato alle relazioni, alla sua stessa
individualità. L’invito è nuovamente ad affidarsi al Dio della pace, che non
lascia privi dei mezzi di guarigione e trasformazione.
Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra
siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà,
alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una
visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio.
Dal deserto al giardino
Non sono le armi di distruzione, ribadisce Leone, gli strumenti per costruire la
pace, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la
misericordia, la comprensione, la cura e l’amore. Assumersi il compito di
mettere in pratica questi valori significa diventare “collaboratori” nell’opera di
rinnovamento del Signore.
Ci si permetta un riferimento al testo “Il Giardino e Il Giardiniere” scritto
dal nostro don Gianni Carparelli nel 2025: “Il Padre desidera un rapporto
personale con ogni uomo e ogni donna. Non e’ un Dio distante, ma vicino,
che desidera essere amato con cuore sincero, e per far questo alcune volte,
essendo persone corporee, abbiamo bisogno di sussidi e strumenti, quali le
formule di preghiere, i riti, le funzioni…ma questi sono solo “strumenti”, Non
sono l’essenza della nostra Fede. L’essenza della nostra Fede e’ la “sequela”
di una Persona viva e presente in mezzo a noi: il Risorto.”
Papa Leone esorta: Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto
al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace. Il
Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro
tempo le “spade” siano realmente “forgiate in vomeri”, la promessa del
Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo
regni su tutto il creato.
