FIORI TRA LE ROVINE: I BAMBINI DI GAZA

Corrono nei prati
coi loro giochi inventati,
il cerchio e l’aquilone,
in un prato profumato di erbe speziate,
ignari del cielo inbrunito da scie fumose,
opra di mani dall’inferno salite.
Speranzosi i bambini vanno ancora giocando,
quando il frastuono di motori lontani,
con sibili di ordigni bestiali colpiscono case ed altalene nel parco.
In un attimo i bambini diventano grandi.
Lontani bagliori,
in mezzo a tremori,
I tetti divelti,
le case distrutte,
i genitori dispersi,
tra macerie ancora fumanti,
con il cuore e la carne in brandelli,
ora in coda coi piedi nudi nel freddo del gelo,
solo in mano un misero tegamino.
Preoccupati di questa immane bruttura,
non c’è più gioco, non più scherzi e sorrisi,
soltanto paura e terrore,
tra l’immane indifferenza occidentale.
Rimane soltanto un sogno,
svegliarsi un mattino,
coi raggi del sole d’arancio e turchese,
che colorano il mondo,
con strette di mano,
per un’accoglienza fraterna,
uccelli vezzosi,
fanno voli plananti nell’aria,
in un mondo nuovo,
c’è gioia di fare,
con meno economia globale.
Ancora aquiloni nel cielo e
il profumo di aromi soavi e fiordalisi felici,
ora sbocciati nel prato,
della vicina chiesetta,
con la campana dal rintocco squillante,
manda un suono di pace.
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