I beni comuni di Viterbo.
“Non fare nulla per i beni comuni equivale a distruggere il Bene Comune”.
Questa lapidaria espressione appartiene ad un esimio professore della Bocconi.
Sembra esagerata ma il professore la motiva da par suo e vi invito a leggere il suo articolo. (https://matematica. unibocconi.eu/articoli/l%E2% 80%99economia-nell%E2%80% 99era-dei-beni-comuni-la- tragedia-le-sfide-le- possibili-soluzioni )
Proverò molto più modestamente a definire e contestualizzare alcuni elementi su beni comuni e Bene Comune.
Partiamo dal Bene Comune: lo possiamo definire «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente». (https://www.vatican.va/ archive/catechism_it/p3s1c2a2_ it.htm)
Questa definizione riguarda piuttosto il genere “Bene Comune” ma rischia di scivolare nel generico se non riempiamo il genere di specie.
Le specie che appartengono al genere “Bene Comune” sono i tanti “beni comuni”.
Cosa sono? Mi appoggio ad un esperto: «i beni comuni sono risorse condivise da una comunità, gestite collettivamente e accessibili a tutti i membri della società. Questi beni possono essere naturali (aria, acqua, terra), culturali (conoscenza, tradizioni) o sociali (salute, istruzione, sicurezza).” (S. Pellizzari, in Prendersi cura dei beni comuni per uscire dalla crisi, Editoriale Scientifica 2016, pp. 249)
Vorrei sottolineare che i termini “condivise” e “riconoscono” hanno senso nelle relazioni, principalmente fra persone (Paolo riconosce Pietro come amico), oppure fra persone e cose (Pietro riconosce che il cacciavite prestatogli da Paolo è di Paolo).
La società e, in particolare, la città sono il luogo dove si attuano le relazioni.
In sostanza, le cose di per sé non sono beni comuni; lo diventano nella società che le riconosce e che le individua come tali. Sono gli esseri umani, componenti di quella società, che in modo condiviso definiscono e riconoscono certe cose come beni comuni, così come definiscono e individuano certe cose come beni privati (l’orto annesso alla casa di Paolo), o come beni pubblici (la strada provinciale dove ora Pietro passeggia e che ieri Paolo attraversava).
Ma cosa distingue i tre tipi di beni? Una risposta può essere trovata nella costituzione delle società moderne, basate sui tre caposaldi libertà, uguaglianza e fraternità: la libertà del privato che usa per sé i suoi beni e li può scambiare; l’uguaglianza che il potere pubblico persegue attraverso la redistribuzione della ricchezza attraverso l’erogazione di servizi; la fratellanza che i cittadini gratuitamente e spontaneamente attuano nella gestione dei beni comuni.
La fratellanza è alla base del Bene Comune e dei beni comuni.
Parole che rischiamo di restare astratte.
Proviamo, allora, a mettere i piedi per terra, anzi, mettiamoli proprio nel nostro territorio.
Sulla condivisione e sulla gestione dei beni comuni tra cittadini attivi e Amministrazione, Viterbo ha da otto anni un Regolamento. (https://www.labsus.org/2018/ 06/viterbo-ha-approvato-il- proprio-regolamento-per- lamministrazione-condivisa/).
Il Regolamento dovrebbe attuarsi in patti di collaborazione, con i quali Comune e cittadini definiscono ambito degli interventi di cura, gestione condivisa e rigenerazione dei beni comuni.
Peraltro, a Viterbo, il Regolamento non è molto conosciuto e ancor meno praticato, sia dalla cittadinanza che dall’Amministrazione, tanto che l’attuale Sindaca ebbe a definirlo un “regolamento rimasto nel cassetto”. Anche se, a cinque anni dalla nascita del Regolamento, esclamava: “finalmente abbiamo siglato il primo patto” auspicando che fosse “di esempio per tutti” e “da apripista” (https://www.viterbotoday.it/ attualita/adozione-fontana- santa-barbara-19-ottobre-2022. html ).
Vale la pena ripercorrere i fatti salienti relativi a quell’unico patto per capire se ha fatto da “apripista”. (NB: si stimano in diecimila i patti attivi nei circa trecento Comuni che hanno un Regolamento analogo a quello di Viterbo).
Ecco i fatti, riportati pubblicamente il 21/6/25 in un convegno:
11/10/20: cittadini del quartiere di Santa Barbara chiedono all’Amministrazione di effettuare la manutenzione ordinaria della fontana in Piazzale Porsenna. Risposta non pervenuta!
25/7/22: nuova richiesta all’Amministrazione da poco insediatasi.
6/10/22: la Giunta Comunale recepisce la richiesta e dà mandato al Dirigente del 6° settore di concludere il patto di collaborazione per interventi di manutenzione ordinaria della fontana in Piazzale Porsenna.
9/11/22: i cittadini richiedenti sottoscrivono il patto.
8/11/23: scade il patto
6/6/24: lettera al Comune per il rinnovo del patto (preceduta da varie richieste inevase).
8/1/25: ulteriore richiesta al Comune per il rinnovo del patto
12/2/25: la Giunta delibera la proroga di un anno del patto e dà “mandato al Dirigente del Settore II alla sottoscrizione della Convenzione e al coordinamento”.
Ad oggi (28/8/25), dopo oltre sei mesi, non è stato dato seguito al mandato della Giunta.
Quell’unico patto non ha fatto da “apripista” e il regolamento, sostanzialmente, è “rimasto nel cassetto”.
Abbiamo messo i piedi per terra, anzi sul nostro territorio!
Che fare? Rassegnarsi no. Insistere, poiché “non fare nulla per i beni comuni equivale a distruggere il Bene Comune”.
Raimondo Raimondi – Presidente della Consulta del Volontariato di Viterbo
