II DOMENICA DI PASQUA – DIVINA MISERICORDIA 12 Aprile 2026
Atti 2,42-47; Salmo 117 (118); 1Pietro 1,3-9; Giovanni 20,19-31
Abbiamo visto il Signore: «Salute e Pace a voi!».
Gesù, nella Resurrezione, si rende presente, non solo “si fa vedere” vivente.
- Alle donne dice: «Salute a voi. Non temete. Andate e annunziate ai fratelli che vadano in Galilea». Le donne annunciano «Abbiamo visto il Signore». Un saluto gioioso e liberatorio è rivolto a coloro che, per prime, testimoniano la Resurrezione. A Maria è sufficiente ascoltare il tono della voce per riconoscere e proclamare: «Ho veduto il Signore». Le donne sono sicure della risurrezione: immediate, al momento giusto ed opportuno. La conoscenza delle donne è fede, giustificata dall’incontro con Gesù.
- Ai discepoli, che, dopo la narrazione delle donne e dopo aver constatato l’assenza del corpo di Gesù nella tomba, sono incerti e cercano ancora prove, dice: «Pace a voi. Ricevete – Accogliete lo Spirito. Andate. Perdonate».
A loro «mostra mani e piedi» e ripete più volte la sua visita per calmare la loro paura e le incertezze segrete.
Gesù annuncia e dona salute e pace, riconciliazione per le assenze colme di paura nella passione, conferma della vittoria sulla morte. Dispiace che i discepoli non abbiano «compreso le Scritture» né le promesse di Gesù; i loro dubbi, non belli, sono, però, utili ad eliminare domande infedeli dei nemici di Gesù di ieri e di oggi.
Tommaso non tiene segrete le incertezze; nega credibilità ai discepoli: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco io non credo». “Tommaso, se esigi prove dagli amici fedeli, non hai né fede né amore: insufficiente è il tuo rapporto con eventi che impegnano la vita”.
L’amore non cede alla prima fermata: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso risorge dal dolore: «Mio Signore e mio Dio!».
È l’esultanza dei discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Nell’Orto degli olivi il dolore aveva addormentato i discepoli; gli entusiasmi erano divenuti rimpianti incapaci di futuro. Irrompe, ora, improvviso l’amore; conferma la speranza sopita.
Ogni momento di vita lascia la sua eco: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto». Da ogni momento di vita si impara l’amore: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
- L’amore è comunque e sempre operoso ed impegna: «Mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo ci ha rigenerati per una speranza viva. Perciò siamo ricolmi di gioia, anche se ora dobbiamo essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove». Siamo privilegiati nel corrispondere all’amore: «Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui». La resurrezione di Gesù non è ancora completa ogni volta che noi non esultiamo «di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungiamo la mèta della nostra fede: la salvezza delle anime».
Esultiamo nel Signore; seguiamo l’esempio dei primi testimoni. Torniamo «in Galilea, perseveranti, assidui»:
- «nell’insegnamento degli apostoli»;
- «nella comunione d’amore, con letizia e semplicità di cuore»;
- «nello spezzare il Pane» nella mensa eucaristica e nella mensa di ogni casa;
- «nelle preghiere, ogni giorno insieme nel tempio».
Per quale testimonianza i primi fedeli di Gesù erano riconosciuti come credenti?
La risposta è nella Parola: «Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli». I credenti «lodavano Dio e godevano il favore di tutto il popolo» ed «il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che sono salvati».
Oggi, cresciamo in numero e santità per mezzo della testimonianza di vita cristiana?
Non possiamo giudicare alcuno, ma l’amore è tale se coinvolge: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». «Ricevete lo Spirito Santo». «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
“Signore, accresci in noi la fede nel Cristo risorto, perché credendo in lui abbiamo la vita nel suo nome e la Comunità dei credenti si accresca ogni giorno di nuovi fratelli”.
don Lamberto Di Francesco
