III DOMENICA T. O. A. 25 Gennaio 2026
Isaìa 8,23b-9,3; Salmo 26 (27); 1 Corìnzi 1,10-13.17; Matteo 4,12-23
Festa della Parola di Dio
«Gesù lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao» nei «territori oltre il Giordano, Galilea delle genti», territori di lingue, culture, tradizioni diverse, percorsi dalla «via del mare»: dall’Egitto, al Lago di Gennesaret, alla Mesopotamia.
- La Chiesa, anche essa, è«Galilea delle genti»:il mondo delle genti, purtroppo globalizzato, smarrisce individualità ricche di risorse; anzi rende schiavi del denaro che non conferisce unità. I credenti sono smarriti, si sentono soli.
Divisioni, nel popolo di Dio, prosperano: perfino il celebrare vita cristiana diviene pretesto di divisione, fino alla esclusione degli uni dagli altri. C’è chi dice «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo»; «Io di Cefa».
Con S. Paolo, con decisione, affermiamo: «E io di Cristo»; proclamiamo: «È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?».
- Il Padre, per mezzo di Gesù Cristo, Parola fatta Carne,conferisce Unità ai credenti:«Padre, siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità».
Gesù Cristo percorre la Galilea; va oltre le connotazioni etnico – geografiche e «spezza il giogo che opprimeva» i popoli. «Gesù insegna e annuncia il Vangelo (Buona, Bella Notizia) del Regno»; e chiama: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Simone ed Andrea, Giovanni e Giacomo «subito lasciano il loro padre, la barca e le reti e lo seguono».
Non si è cristiani perché deputati a compiere riti: «Cristo non ci ha mandati a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo» e celebrare la vita. Essere battezzato è diverso da essere cristiano: sorga il bisogno di essere «unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di sentire».
Piccole comunità sorgono: invochiamo l’aiuto del Signore perché, nella celebrazione della Parola e del Pane, non si sentano sole né autosufficienti, esclusive, ma destinatarie dell’Unità della Chiesa ed, “insieme”, si edifichino, senza chiusure, testimoni di unità, nella Comunione e festeggino Parola di Dio: saranno credibili. Quando la pastorale sarà, non “d’insieme”, ma di comunione, ogni cristiano si troverà a casa sua perché casa del Signore. “Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere liberi da costrizione, rigidità e moralismi, perché non suscitino sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore”.
Non è tempo di attesa: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino, è qui». Esigenze nuove sono sorte: non subiamo realtà negative imposte dal mondo cambiato. Essere progettazione e sogno, non freno.
- Gesù riunisce,come popolo,nell’ascolto della Parola; la Chiesa chiede aiuto al Signore per la conversione dei singoli all’Unità della fede. Gesù guarisce «malattie e infermità nel popolo»; dà vita a persone che non hanno paura di stare in mezzo alla gente, quasi di abitare l’unica fonte di Unità e di Comunione. La Parola, bella ed attraente, dona entusiasmo a persone libere e fedeli nell’annunciarla «non con sapienza, perché non venga resa vana la croce di Cristo».
Gesù va in cerca del “Chi è”, del chi costituisce il Regno di Dio e vive per mezzo dell’Ascolto della Predicazione, la Frazione del Pane, la Preghiera comune, la Vita comune.
Pietro è delegato da Gesù Cristo ad essere centro dell’unità della fede per l’unica Comunità riunita attorno alla Parola ed al Pane, Gesù Cristo, l’unico Signore e rende presente il Maestro, il Santo e Santificatore, il Libero e Liberante, Gesù Cristo che conduce al Padre.
