Roma Il Giubileo dei Giovani culmina nei due
giorni di Tor Vergata: l‘inno alla Gioia
Cristiana dei Giovani per il futuro del mondo.
Stefano Stefanini
In una Roma che vede confermata sua vocazione
universale, Papa Leone XIV, per accogliere adeguatamente
i giovani speranza della Chiesa e del Mondo, ha rivolto
loro un messaggio speciale, di invito e di incoraggiamento
a portare la gioia e la forza del Vangelo nelle realtà in cui
vivono.
Una moltitudine di giovani provenienti da tutto il mondo ha
invaso pacificamente e gioiosamente Roma in occasione
della settimana del Giubileo a loro dedicato.
Tra i tanti giovani presenti a Roma, un bel numero
appartengono alle nostre diocesi di Viterbo, Civita
Castellana e Civitavecchia Tarquinia.
Papa Leone ha sottolineato anche a loro l’importanza di
essere “discepoli missionari” nel mondo attuale, portando
la speranza di Cristo ovunque ci sia bisogno. Il Pontefice ha
anche esortato i giovani a non scoraggiarsi e a cercare Dio
anche nei momenti difficili, ricordando che la loro vita ha
valore e che il Signore li cerca sempre.
Nei momenti di preghiera, riflessione, volontariato e dialogo
i giovani vengono accolti da una Roma cristiana, sempre
giovane con i giovani, che si manifesterà in tutta la sua
storia e bellezza millenaria, legata particolarmente ai luoghi
del martirio degli apostoli Pietro e Paolo e delle prime
comunità fondate sulla loro testimonianza diretta della
Resurrezione.
I giovani, si parla di un milione, convenuti a Roma,
nell‘incontro di Tor Vergata di sabato e domenica
rivolgeranno a papa Leone le domande più sincere su
amicizia, speranza e futuro, domande fondate sul tema
della Speranza che non delude, che sta accompagnando il
cammino giubilare delle giovani generazioni.
Amedeo Lomonaco su www.vaticannews.va conferma che in
questi giorni Roma è un mosaico di canti e voci della gioventù
arrivata nella capitale per partecipare al Giubileo: brulicano di
entusiasmo non solo le strade attorno alla Basilica di San Pietro. La
spianata di Tor Vergata, che si protende verso i Castelli Romani,
attende una folla senza confini, un popolo unito nella fede.
Sono tanti i gruppi di giovani che, mischiando lingue e culture
anche molto diverse, si muovono in questo scorcio d’estate
costeggiando i panorami millenari dell’Urbe. È bello sostare e
osservarli emergere dalla quotidianità. In questa Chiesa in
cammino, tra i rettilinei e le curve di Lungotevere e di altri snodi
urbani, si incrociano volti sorridenti.
La Gioia Cristiana: un balsamo per il mondo.
I ritratti di questa moltitudine sono spesso accompagnati anche da
parole essenziali. Alcune di queste hanno il sapore della preghiera.
Dalle strade romane, riscaldate non solo dall’estate, ragazzi e
ragazze di oltre 140 Paesi elevano suppliche che si fondono, in
particolare, con il grido più condiviso: quello per la pace. Si possono
anche scorgere i colori di bandiere di molti Paesi, come quelle
dell’America Latina che si mescolano con vessilli dell’Africa e di altri
Continenti. L’allegria dei giovani è contagiosa. Il festoso chiasso
della “gioventù del Papa” è una benedizione non solo per Roma. È
un balsamo per il mondo intero, un impasto di bandiere, lingue e
speranze unite da un solo nome: quello di Gesù.
Condividere la gioia.
La gioia autentica è felicità vissuta in pienezza, è il respiro del
cristiano. Alla letizia, quella vera, i Pontefici hanno dedicato
riflessioni, discorsi, parti del loro magistero. Ricevendo lo scorso 28
luglio una delegazione di ragazzi e ragazze del Perù, Papa Leone
XIV auspicava che il Giubileo “non resti solo come un ricordo, solo
come qualche foto carina, solo come qualcosa del passato”.
L’augurio del Pontefice è che i giovani, una vota tornati nel loro
Paese, possano inondare quelle loro “terre con la gioia e la forza
del Vangelo”.
Una gioia non solo per sé stessi
In questi giorni di giubilo del Giubileo dei Giovani, tutti voi farete la
bella esperienza del sentirsi parte del popolo di Dio, parte della
Chiesa universale, che avvolge e abbraccia tutta la terra, senza
distinzione di razza, lingua o nazione; estendendosi come l’arbusto
della senape e fermentando come il lievito. Cari giovani, vorrei che
tutto ciò che vivrete in queste giornate lo serbaste nel vostro cuore,
ma che non lo conservaste solo per voi stessi.
Annunciare la gioia
Il messaggio cristiano è l’annuncio di “una grande gioia”. Non si
tratta dunque di qualcosa legato ad un piacere transitorio, ad un
evento, ad una festa ma ad una Persona. Gesù è la gioia. Papa
Francesco all’udienza generale del 15 novembre del 2023 ricorda
che la gioia deve essere il tratto distintivo dello stile cristiano.
Un cristiano scontento non è credibile
Gesù è la gioia. È Lui il Dio fatto uomo che è venuto da noi! La
questione, cari fratelli e sorelle, non è dunque se annunciarlo,
ma come annunciarlo, e questo “come” è la gioia. O annunciamo
Gesù con gioia, o non lo annunciamo, perché un’altra via di
annunciarlo non è capace di portare la vera realtà di Gesù. Ecco
perché un cristiano scontento, un cristiano triste, un cristiano
insoddisfatto o, peggio ancora, risentito e rancoroso non è credibile.
Il Giubileo dei giovani è un abbraccio gioioso da Roma al mondo. I
volti dei ragazzi e delle ragazze che partecipano a questo grande
evento interpellano con il loro entusiasmo non solo le nuove
generazioni. Tutti, insieme, siamo chiamati a portare nel mondo la
gioia che nasce dall’incontro con Gesù. In quest’Anno Santo la
grande opportunità è quella di ritornare alle sorgenti della gioia. Non
ci sono vette di felicità più alte. La letizia cristiana – come ricordava
Papa Pio XII all’udienza generale del 17 maggio 1939 – “non sarà
soggetta alle mutazioni delle gioie effimere che il mondo promette”.
“La gioia di essere cristiano, strettamente unito alla Chiesa, ‘nel
Cristo’, in stato di grazia con Dio – scrive San Paolo VI
nell’esortazione apostolica Gaudete in Domino – è davvero capace
di riempire il cuore dell’uomo”.
