Era il 3 novembre 1957, ore di Mosca 5.30.
Tre giorni prima dell’”Anniversario della Rivoluzione”, Radio Mosca, la
stazione radiofonica sovietica internazionale, interruppe le sue
trasmissioni per un importante annuncio: quel giorno alle 2.30 ora di
Bajkonur (nel Kazakistan) era stata lanciata con successo la Sputnik 2
con a bordo la cagnetta Laika, primo essere vivente a volare nello
spazio. 

L’obiettivo della missione e le reazioni internazionali.

Dalla metà del 1945,  quando non si erano ancora spenti gli orrori della
Seconda Guerra Mondiale, si combatteva una strana nuova guerra per la
supremazia nel mondo. Non era una guerra in senso tradizionale, non si
combatteva con soldati, carri armati, navi ed aeroplani, ma con le armi
della politica, dell’economia e della propaganda: era la cosiddetta
“Guerra Fredda”. I due protagonisti, Stati Uniti e Unione Sovietica,
volevano affermare la propria supremazia in ogni campo e la corsa

nella ricerca spaziale fu uno dei terreni di sfida in cui la competizione si
fece più accesa.
Solo un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’Unione Sovietica aveva sorpreso
il mondo con il lancio di un piccolo satellite artificiale, lo Sputnik 1; una
piccola sfera di soli 83 kg. Ora un primato ancora più grande: il lancio del
primo essere vivente in una capsula spaziale, lo Sputnik 2 di ben 508 kg.
Tutti gli abitanti della Terra erano stupefatti di quella eccezionale
impresa e tutti presero a simpatia il musetto di Laika che si vedeva nelle
foto scattate prima del lancio. Invece, negli Stati Uniti era palpabile la
tensione nei vari ambienti politici e militari. Gli esponenti del Pentagono
temevano che quel volo nello spazio potesse essere il preludio ad un
sorvolo del loro territorio con uomini ed armi a bordo.
Da quel giorno gli Stati Uniti raddoppiarono gli sforzi tecnologici e
finanziari per colmare il distacco dai sovietici e superarli in quella che al
momento era una evidente supremazia nelle imprese spaziali.
Chi era Laika: ecco la storia del primo cane astronauta

Ma troniamo alla cagnetta, primo essere vivente a volare nello spazio.
In realtà Laika si chiamava Kudrjavka, cioè “Ricciolina”. Questa
cagnetta era una piccola randagia meticcia trovata per le strade di Mosca.

Gli scienziati decisero di inviare nello spazio un cagnolino meticcio, non
troppo pesante e con una forte resistenza a diverse situazioni di caldo,
freddo, assenza di peso ecc. Laika fu sottoposta a un lungo e duro
addestramento che comprendeva anche la capacità:
 di resistere all’interno di una capsula pressurizzata di appena 80
centimetri;
 di trascorrere molto tempo in una centrifuga che simulava gli effetti
della spinta e il rumore del lancio
Grazie al suo carattere docile Laika superò tutti i test a cui fu sottoposta e
fra altri cani fu scelta per il volo nello spazio da cui … ahimé … non fece
ritorno.
Quel 3 novembre le fecero indossare una tutina spaziale bianca e le
applicarono i tanti strumenti che permettevano di controllare i parametri
vitali, come la pressione del sangue, il battito cardiaco e il ritmo del
respiro: tutti elementi fondamentali per gli studi che stavano conducendo
gli scienziati sovietici. Accanto a lei c’era una provvista di cibo e di acqua
per la sua sopravvivenza.
Poi vennero accesi i motori del razzo vettore Semyorka che si alzò in cielo
quella fredda mattina e, dopo poco tempo, collocò lo Sputnik 2 in orbita.
In russo Sputnik vuol dire “compagno di viaggio”: quel giorno la Terra
aveva davvero una compagna di viaggio: una cagnetta di appena sei chili
chiamata Laika!


Un volo senza ritorno
Fino a quel giorno diversi animali erano stati lanciati nello spazio dalle
due superpotenze ma si tratta di voli sub-orbitali. Alcuni di essi erano
stati recuperati vivi, altri non ce l’avevano fatta. Per ambedue i paesi si
trattava di raccogliere informazioni sulle possibilità di vita degli animali,
sulla struttura della capsula spaziale e sui metalli da impiegare per dotare
il satellite di uno scudo termico che potesse sopportare i circa 6.000
gradi di calore che la struttura doveva superare nel rientro a Terra. Tutto
questo prima di organizzare una missione con equipaggio.
Purtroppo quello di Laika era un viaggio di sola andata: nonostante
una piccola scorta di cibo e di acqua, quella missione orbitale non era
stata concepita per un rientro perché a quel tempo non era ancora stato

sperimentato un modo per far tornare a terra sano e salvo un essere
vivente. 
Secondo la versione ufficiale, Laika sopravvisse per oltre quattro giorni e,
la mattina del 7 novembre fu avvelenata con del cibo preparato apposta
perché non era previsto il rientro. Tuttavia, anni dopo, la verità venne a
galla quando da una comunicazione non ufficiale si seppe che, per un
guasto, la capsula si surriscaldò e il tenue isolamento non riuscì a salvare
la povera Laika.
Laika ci ha lasciato una grande eredità ed è entrata nel mito.

L’influenza della missione nella cultura popolare fu ampissima e ben
presto Laika divenne il simbolo dell’era spaziale e tutti, astronauti e
cosmonauti, hanno sempre mostrato per lei un senso di grande rispetto.
Da allora molti monumenti dedicati sono stati eretti per ricordare la
cagnetta Laika e in poster e disegni i cosmonauti sovietici sono ritratti
con ai loro piedi un’immagine della sfortunata Laica.

Gennaro Stammati

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