8 dicembre Immacolata

Non riesco a pensare solo a quello che molti pensano. Mi sembra troppo riduttivo e legato a una condizione che è invece “sacra e spirituale” che non vuol dire “non vera”, ma “veramente vera” e che entra nelle pieghe profonde dello spirito umano. Non banalizziamo quello che è sacro. Il desiderio e la speranza espressi da Isaia nella seconda di Avvento (Is 11:1-10) e che sono i desideri e le speranze dei popoli e degli “umili della terra” mettono in luce uno sguardo verso quel futuro dove tutti possano vivere come in una “dimora gloriosa”. Questo sogno ha bisogno di un linguaggio profetico, non da giornaletto parrocchiale. Una società-comunità nuova, gloriosa può nascere da persone che siano libere, pure nelle intenzioni, senza legami di interessi passeggeri, che vivano lo “Spirito di Dio”, come ricordato sempre da Isaia. Questo desiderio porta per mano i cammini dei credenti che credono perché si danno da fare per costruire quello che desiderano. Se vogliamo la giustizia dobbiamo praticarla dove viviamo. Se vogliamo il rispetto dobbiamo praticarlo dove viviamo… Vivendo quello che crediamo diventiamo puri e liberi… è la verginità della verità, del sorriso e dell’abbraccio pulito che dona e non ruba per possedere, è l’immacolatezza dei sentimenti e degli affetti che non esclude l’amplesso ma lo arricchisce di dono. Cerchiamo di leggere le parole del mistero indagando il mistero e non fermandoci al vocabolario. Chi vuole “generare” un mondo nuovo, deve anche cercare di “essere nuovo”, come vediamo nella Madre di Gesù, in Gesù e in coloro che cercano di imitarli.
don Gianni Carparelli
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