I tramonti della città di Ferento
illuminano la “Forma della Citta’ “di Pier Paolo Pasolini,, che
abbiano riscoperto con Giuseppe Rescifina come
attualissimo messaggio di tutela delle nostre città e della
cultura popolare contro il conformismo di una società
consumistica e disattenta alla tutela della casa comune.
di Stefano Stefanini
NewTuscia – Viterbo – In ricordo dell’Amico Giuseppe Rescifina. A “Pasolini, il poeta
corsaro della Torre di Chia” abbiamo dedicato l’ evento culturale perfettamente allestito da
Giuseppe Rescifina domenica 7 agosto 2022, sfidando un tempo incerto, presso l’area
delle Antiche Terme per la rassegna “Tramonti in scena”.
L’amico direttore di vecchia data – ho avuto l’onore di collaborare con Giuseppe al
“Corriere di Viterbo” alla sua nascita – mi ha chiesto di approfondire i contenuti ed il
messaggio del cortometraggio- programma televisivo RAI “Io e… La forma della Città’ “

registrato dal poliedrico regista e intellettuale friulano ad Orte e a Sabaudia nell’autunno
del 1973 e andato in onda su RAI il 7 febbraio 1974. Pasolini dialoga con Ninetto Davoli e
dimostra, spostando la telecamera da un’inquadratura all’altra di Orte adagiato su una
rupe tufacea secolare, come alcuni elementi costruttivi moderni, un Palazzo costruito ai
piedi della rupe, possano deturpare l’armonia secolare del paesaggio urbano della città .

Ho aderito con estremo piacere all’invito di Giuseppe Rescifina in quanto l’esperienza
artistica, intellettuale e giornalistica, con “ Scritti Corsari”, di Pier Paolo Pasolini, ha
interpellato e sensibilizzato la coscienza critica di noi adolescenti di quegli anni e continua
ad ispirare, anche nella diversità di ispirazioni culturali e ideali, le “battaglie di elevazione
dall’omologazione e dal pensiero unico” che ancora resistono nel piatto e spesso
infruttuoso panorama intellettuale, culturale e politico di questi anni .

Anche oggi viene da affermate la “Straziante, meravigliosa bellezza del creato” ispirandoci
dalle parole del poliedrico intellettuale, poeta, scrittore, regista, commediografo … scrittore
e giornalista d’inchiesta.
Ricordiamo Pier Paolo Pasolini – oltre che per le sue partite nei campi di calcio dei
paesi della Tuscia insieme a Ninetto Davoli e ad altri amici – che nel 1964  era alla
ricerca di un’adeguato scenario naturale  per ambientare le riprese del battesimo di
Cristo,  per il suo capolavoro  “Il Vangelo Secondo Matteo”.   Percorse da Roma
l’Autostrada del Sole, appena inaugurata e probabilmente uscì alla stazione di Orte.
Pasolini – dopo averlo cercato in varie parti d’Italia – identificò il “suo” Giordano nel
torrente Chia, che scorre tra  Orte, Soriano nel Cimino e Viterbo, e vi ambientò le scene
più suggestive del suo film, con le comparse scelte tra gli abitanti di Chia, nel comune di
Soriano nel Cimino .
Nel 1965 girò in terra viterbese un altro classico, “Uccellacci e uccellini”, favola surreale e
poetica, tra ironia e nostalgia, interpretata magistralmente da Totò ed ambientata nelle
verdi colline che fanno da sfondo alle basiliche romaniche di Tuscania.
Ma in quei luoghi fu affascinato da una Torre, alla quale dedicò dei versi…
… “Ebbene ti confiderò, prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere
con gli strumenti dentro la torre di Viterbo, nel paesaggio più bello del mondo, dove
l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce,
colli, acque e botri, e lì comporre musica, l’unica azione espressiva forse, alta, e
indefinibile come le azioni della realtà “…
Un paesaggio tra rocce scoscese che si alternano ad una rigogliosa vegetazione. –
lontano oggi come allora da emergenze ambientali – definito dall’intellettuale friulano “forte
e soave”, dolcemente malinconico ove…..  “il sole taglia la vallata piena di querce di un
rosa di paradiso; i due piccoli fiumi si riuniscono, in fondo mormorano come spiriti beati. 
Anche il verde del vischio qua e là è un verde di paradiso….. (“La nuova gioventù “– 5
marzo 1974)
Ricordiamo che Vittorio Sgarbi  a  Ferento, nel suo monologo di Ferragosto del 2016
dedicato a Caravaggio, aveva parlato di esperienze e di vite parallele tra due artisti,
Caravaggio, maestro dell’innovazione pittorica del Seicento e, dopo quattrocento
anni, Pier Paolo Pasolini.
Sempre nell’estate del 2016 Massimiliano Fucsas, uno dei più autorevoli architetti italiani
nel mondo, in una trasmissione sugli scempi dell’Ornato  e dei Piani del Colore  disattesi
nelle nostre città, aveva di nuovo citato la lezione del regista e intellettuale friulano che già
nel 1974 denunciava la deturpazione della Forma della Città, con colori impropri, vicini
all’evidenziatore, tollerati in Centri Storici, che nei secoli avevano mantenuto tonalità
uniformi di intonaci invecchiati dal tempo.
Per i colori uniformi delle facciate Orte  definita in epoca rinascimentale “Insula aurea”, per
le tonalità dorate che le facciate illuminate al tramonto conferivano all’abitato adagiato
sulla rupe tufacea, popolata nell’antichità da Etruschi e Romani.

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