Il ricordo di Papa Francesco a un anno dalla
scomparsa e a undici anni dall’Enciclica “Laudato si”:
l’affermazione di un’ ecologia integrale di valori interiori e
rispetto dell’ambiente per nuovi stili di vita.

Stefano Stefanini

E’ trascorso un anno dalla scomparsa di Papa Francesco e undici anni
dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’’ ,indirizzata ai Fedeli e
all’Umanita’ nella sua interezza dal Pontefice il 24 maggio 2015, la
“riflessione insieme gioiosa e drammatica” che ha segnato una svolta
nella storia della Chiesa, non meno che nel pensiero ecologista.
Nel giorno della sua scomparsa e’ risuonata ed e’ ancora viva una delle
sue prime esortazioni da Pontefice: “L’opzione principale è scendere
per le strade a cercare la gente: questa è la nostra missione…..la
Misericordia, il Dialogo, l’Umiltà e la Fratellanza, sono questi i tratti
fondamentali affermati al momento della elezione e praticati nella
continuità della sua azione apostolica, testimoniata nei dodici anni di
Pontificato, nell’indizione dell’Anno Giubilare della Speranza ed
affermati anche nella malattia degli ultimi giorni.
Ricordiamo insieme i tratti del suo Pontificato, richiamati oggi da papa
Leone in viaggio apostolica in Africa.

Il 13 marzo 2013  veniva eletto papa Francesco. “ L’opzione principale è
scendere per le strade a cercare la gente: questa è la nostra missione ” 
ed ancora “i diritti umani non sono solo violati dal terrorismo, dalla
repressione, dagli omicidi, ma anche da strutture economiche ingiuste
che creano ampie ineguaglianze ”, queste significative affermazioni  del 
papa eletto fecero subito il giro del mondo, erano tratte dal libro-
intervista del 2010  “Il gesuita”, di Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin.

Hic et nunc, qui ed ora, ci ritornano al pensiero le parole cruciali della
Lettera Enciclica che caratterizzerà universalmente l’epoca che stiamo
vivendo:
“Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere equità in un
ambiente degradato”, scriveva allora Papa Francesco, esponendo in
modo potente e chiaro i principi di un’ecologia integrale.
Le Comunità Laudato si’, comunità che sono nate nel 2018
dall’iniziativa di monsignor Domenico Pompili, oggi vescovo di Verona
ed allora vescovi Rieti e del fondatore di Slow Food Carlo Petrini,
vogliono tradurre in azioni concrete, chiamando tutti a un nuovo
protagonismo sui temi ambientali.
Nel 2018 mons. Domenico Pompili, riprendendo il tema centrale
dell’enciclica sottolineava come “la provocazione di Laudato si’, non
ancora del tutto recepita, è nell’idea che la visione ecologica
dell’ambiente implichi una relazione a più vettori con il Creato, con le
persone e con Dio, cioè una visione olistica (attitudine naturale alle
interrelazioni nella dimensione in cui il tutto e’ più della somma della
parti di cui il tutto e’ composto)”.
Aver messo in stretta connessione il tema della giustizia sociale
con il tema dell’ecologia è la grande acquisizione della Laudato si’:
“A partire da questo principio, lanciamo un appello a tutti gli
uomini di buona volontà, credenti e non credenti”.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, aveva predisposto una
presentazione del testo della  “Laudato si” da cui estrapoliamo
alcuni brani   più significativi per inquadrare l’impatto individuale,
sociale ed economico dell’Enciclica sociale di Papa Francesco,
pietra miliare dei Valori universali di tutela della vita in ogni sua
forma e dell’ambiente da tutelare in un’ottica di ecologia integrale
uomo-natura, soprattutto in questo tempo di guerre e di violenze
che scuotono il mondo.
Papa Francesco, alla fine di questa enciclica, prima di proporre le due
preghiere conclusive (bellissima ed epocale la Preghiera per la nostra
terra al n. 246), sostiene di aver compiuto una «riflessione insieme
gioiosa e drammatica». Mi sento di dire, però, che è la gioia a prevalere
– e lo affermo da lettore non credente – seppur i presupposti siano
profondamente dolorosi. È la gioia di poter credere in un cambiamento
rivoluzionario, e in una nuova umanità.
(…) Quest’enciclica, infatti, è innanzi tutto una dura ma obiettiva presa
di coscienza sulla realtà della nostra casa comune, la terra con il suo
Creato. È lucidissima nell’analisi di quanto danno abbiamo fatto alle
cose e alle persone impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera
dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse
all’economia e l’economia alla tecnologia. Nella sua prima parte lo
scritto è un perfetto riassunto, altamente educativo, della situazione in
cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la
questione dell’acqua (l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è
senza appello, cfr n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze
del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il
diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta
impotenza. Un quadro che non lascia spazio a dubbi, neanche
scientifici: «Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di
proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e
promuovere un dialogo onesto fra gli scienziati, rispettando la diversità
di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che
c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (n. 61). Ci
parla della realtà e dalla realtà parte per le considerazioni successive.
(…) La novità sta innanzi tutto nel messaggio davvero universale di cui
si fa portatore Francesco: egli intende parlare anche a chi professa altre
fedi e ai non credenti, si rivolge a tutti.
(…) Nell’esortazione a coltivare e custodire, al di là di un epocale senso
filosofico e teologico che sta tutto nella definizione di «ecologia

integrale», si intravedono anche alcune stringenti questioni che si
possono definire politiche: hanno una dirompenza tale da spingerci
senza tante possibilità di scelta a un mutamento radicale, che dovrà
rinnovare sia l’uomo sia le cose fatte dall’uomo.
Nel testo di Francesco non mancano riferimenti chiarissimi e trasparenti
a un sistema tecno-finanziario che non funziona e che dimostra ogni
giorno la sua incompatibilità con una società armonica e giusta.
Non solo, ma la centralità della politica, intesa come la capacità di
disegnare il mondo che vogliamo e di compiere le scelte necessarie per
realizzarlo, è riaffermata dal Santo Padre proprio a fronte di un
momento storico in cui l’inseguimento quasi spasmodico del profitto
impedisce che i governanti prendano decisioni lungimiranti, capaci di
immaginare un futuro oltre le scadenze elettorali.
(…) L’enciclica ci chiede di partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua,
dall’agricoltura e dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però
immediatamente comprende anche l’uomo e non può più tollerare le
ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e
sorelle. Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi
biblici, e che oggi ci richiede una «conversione» (n.216).
(…) Credo che questa enciclica scontenterà molti potenti (per esempio
con il riferimento alle monocolture, al potere delle multinazionali del cibo
e delle sementi, la riflessione sugli OGM), e per questo forse sarà
aspramente criticata da alcuni, ma è quanto una moltitudine enorme di
esseri umani chiedeva e aspettava per imprimere una nuova forza e
luce sulla strada del cambiamento.
(…) Tornando a san Francesco, c’è una frase a lui attribuita che mi
sembra una chiusa perfetta per ogni ragionamento attorno a questo
scritto del Santo Padre: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi
ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare
l’impossibile». Nulla ci deve spaventare in questo compito a cui siamo
chiamati, credenti o non credenti .

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