IV DOMENICA DI AVVENTO – A 21 Dicembre 2025
Isaìa 7,10-14; Salmo 23 (24); Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24
Sdegno coraggioso
«Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo».
«Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto, non voleva accusarla pubblicamente»: Giuseppe non sa, ma è fiducioso in Maria e, come Abramo, «crede, saldo nella speranza contro ogni speranza»; neppure accoglie nell’animo il «chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio». È tanto fiducioso da non attendere un segno da Dio né una prova di innocenza da Maria; scaccia il pensiero di accusare Maria e pensa «di ripudiarla in segreto». Il «segno»? «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». “Segni già mi sono stati donati da Dio e da Maria. Null’altro c’è da domandarsi”.
L’annuncio di Dio si fa presente: «Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Il Signore, lui stesso, ti dà il segno: il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo».
Sant’Agostino afferma che «la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio». Questi due stati d’animo chiariscono la fiducia di Giuseppe e Maria:
1. Lo sdegno parla due lingue: una è solo negazione e ribellione. Non è lo sdegno di Giuseppe e Maria. Giuseppe, Maria ed i fedeli alla Parola non hanno bisogno di visioni, spettacolo, diritti e doveri, ma di Vangelo.
Giuseppe, uomo nuovo, è capace di accogliere il dialogo con Dio per un invito travolgente e suscita attesa in un mondo indifferente, dominato da un uomo neghittoso, incapace di ascolto.
Nella pienezza dei tempi, Giuseppe, colmo di speranza, confida in Dio ed accoglie ciò che è umanamente inconcepibile; ha una lettura della Parola e degli avvenimenti che supera la normale umana visione; non si pone in ascolto del troppo comune vociare, non di visioni popolari, di chiacchiere.
2. Lo sdegno di Giuseppe è sdegno coraggioso: «Giuseppe, ascolta: Maria, tua sposa, vergine, darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Emmanuele, Gesù. Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». È sdegno che ha «il coraggio di cambiare la realtà delle cose»: è il viaggio per Betlehem, la fuga per l’Egitto, il sollecito ritorno, la prudenza di non andare a Betlehem, ma in Galilea a Nazareth; è prendere decisioni certe ed agire in conseguenza nella obbedienza della fede che è partecipazione alla salvezza. Giuseppe e Maria aiutano l’annuncio ricevuto a svilupparsi e crescere e si ritirano «nel deserto» quando l’opera è completata.
3. Giuseppe e Maria sono esperti in libertà coraggiosa, fonte di protezione per il Bambino Gesù. Non basta loro prendere atto della complessità delle situazioni o delle condizioni di vita; è presente, invece, disgusto-rammarico per ciò che rende possibile il male, avendo poi il coraggio di modificare la storia, di cambiarla radicalmente, con un nuovo modo d’essere e di pensare, quello del Vangelo di Cristo: «Giuseppe e Maria fecero come aveva ordinato l’angelo del Signore».
Maria e Giuseppe sono collaboratori e cooperanti per la realizzazione del progetto di Dio. Senza di loro il progetto sarebbe rimasto promessa: sono testimoni «per suscitare «l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome». Obbedienza della fede è qualità non umana, ma divina; è quella di Maria e Giuseppe, condivisione e partecipazione attiva al progetto di Dio.
La chiamata di Maria e Giuseppe è “segno”: lo può essere ogni chiamata. A chiunque risponde “Sì” a Dio, si addice l’essere «apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio, che è Gesù Cristo nostro Signore».
«Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli»: “Donaci, Signore, di accogliere Gesù con fede nell’ascolto obbediente della tua parola”.
don Lamberto Di Francesco
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