Riflessione
per l’Incontro ecumenico del 19 giugno 2026 a Sant’Angelino- Vt
(da parte dell’assistente spirituale della Associazione “Beato Domenico barberi”)
Interessantissimo Incontro, informativo, sulla figura del Beato Domenico Barberi e i suoi
rapporti con il Cardinale Santo e dottore della Chiesa, J. Henry Newman. E’ un altro mattone
messo insieme da Mario Mancini e i suoi collaboratori nella Associazione “Beato Domenico
Barberi” che si incontra a Castel d’Asso (Vt). Il Beato Domenico merita di essere conosciuto
meglio. Il cammino è iniziato da pochi anni e già si vedono i frutti in arrivo e che arriveranno. Il
Vescovo Piazza li ha accennati e li sostiene con entusiasmo.
Grazie a tutti loro.
Cosa voglio dire al termine di questo incontro?
Permettetemi di condividere con voi una riflessione meditativa sul come VIVERE
l’ecumenismo e non solo RICORDARLO. Mi affido al decreto “Unitatis Redintegratio” (Vaticano II,
del 21 novembre 1964) che è guida anche se non lo abbiamo citato. Il Beato Domenico della
Madre di Dio fu dichiarato beato da Paolo VI proprio durante la discussione conciliare su questo
decreto.
Il capitolo II ci introduce al significato dell’ Esercizio dell’Ecumenismo. Mi sembra essenziale
tornare alle radici per evitare che i nostri incontri siano solo incontri e non cammini del cammino
come auspicato ai nn. 5 e 6 del capitolo II. Papa Francesco ricordava un principio, dei quattro che
enunciava, nella sua Evangelii Gaudium (24 novembre 2013): “…. Il tempo è superiore allo spazio”
(n. 222), cioè non basta fare incontri e discussioni se poi non si continua a lavorare nella realtà
pratica per fare in modo che desideri e speranze siano vissute nella vita di ogni giorno e facciano
storia. Il decreto a cui faccio riferimento ci ricorda che prima cosa dobbiamo convertire il cuore (II,
7) ed è un invito a tutta la Chiesa di cambiare stile di vita (II, 6) e non solo incontrarci attorno a un
tavolo di conferenze.
Seguono poi alcuni inviti che vanno capiti bene se non meglio:
1. Unione nella preghiera
2. Reciproca conoscenza
3. Formazione ecumenica e modi di esprimersi nell’esporre la dottrina della fede
4. La cooperazione con i fratelli separati per il bene comune e il disagio
Mi spiego:
1. Unione nella preghiera non vuol dire incontrarsi in Chiesa per recitare insieme alcune
orazioni della devozione. Vuol dire immergersi nel mistero di Dio con una vita che si
rinnova secondo l’esempio di Gesù. La vera preghiera è una vita che si rinnova per
diventare dono gradito a Dio.
2. Il conoscersi reciprocamente richiede l’umiltà di accettare che la verità è poliedrica e non
appartiene a nessuno interamente. Ci sono frammenti di verità ovunque. Il conoscersi vuol
dire vedere e rispettare questi frammenti ovunque essi possano essere… ovunque.
3. Per cui dobbiamo studiare e informarci per capire, non per controbattere la verità presente
e vissuta nella liturgia dei fratelli e sorelle che sono separati, ma sempre alla ricerca della
verità nascosa in Gesù. Non deve essere uno “dibattito” apologetico, ma un “incontro” di
rispetto nella ricerca della verità guidati dallo Spirito Santo.
4. Nella pratica come possiamo smussare gli angoli spigolosi accumulatisi nei secoli? Lo si può
fare collaborando insieme in attività di servizio a chi non ha tempo di dibattere questioni
teologiche perché fa fatica a vivere. L’amicizia che nasce dal collaborare al bene comune,
apre l’animo a capire meglio che l’unità nasce dal Signore presente nella sofferenza e nel
disagio, non sempre dalle discussioni teologiche che vanno avanti da secoli. Molti di noi
hanno esperienza in questo.
Un esempio dalla vita dei Santi:
San Francesco nel 1219 andò a trovare il sultano Malin Al-Kamil, a Dametta, durante la quinta
crociata), non per convertire, ma per incontrare e guardarsi in faccia. Non è riuscito a fermare i
disastri, ma ha lasciato un segno di rispetto del quale ancora facciamo memoria.
Invito tutti noi, e con l’Associazione Beato Domenico Barberi della Madre di Dio cerchiamo di farlo,
a essere presenti dove il mondo soffre, non importa la bandiera che vediamo sulle mura. Facciamo
qualcosa insieme per dare una mano. Il cuore si scioglie e irrora i cammini della Chiesa nella sua
ricerca di ricostruire l’unità.
Credo sia anche questo il compito degli organismi diocesani per l’Ecumenismo. Non solo
organizzare un incontro a fine gennaio, ma favorire incontri di vita dove vediamo la necessità di
aiutare a vivere. Grazie.
don Gianni Carparelli
