Valorizzare le Aree interne contro l’abbandono dei borghi.
“Uno sguardo diverso” la lettera aperta dei Vescovi italiani a
Governo e Parlamento. La lettera sottoscritta anche dal
Vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza.
Stefano Stefanini
Aree interne: “Uno sguardo diverso” la Lettera aperta recentemente
indirizzata dai Vescovi italiani al Governo e al Parlamento. La richiesta e
l‘impegno a collaborare al contrasto dello spopolamento e l’abbandono dei
piccoli centri, sostenendo le comunità locali con politiche durature e a favore
della speranza, della resilienza e della coesione sociale.
“Riteniamo che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando
da un’esclusiva visione quantitativa a una narrazione che lasci emergere una
visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi”,
segnalano i firmatari del Documento, tra cui monsignor Felice Accrocca,
arcivescovo di Benevento e primo firmatario e il cardinale Matteo
Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza
Episcopale Italiana.
A questo documento ha dato la sua adesione anche il Vescovo di
Viterbo, mons. Orazio Francesco Piazza.
Significa incoraggiare esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità
locali, incentivare il controesodo con misure economiche e fiscali, sviluppare
smart working e co-working, agricoltura innovativa, turismo sostenibile,
valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, trasporti dedicati,
recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga,
servizi sanitari di comunità e telemedicina.
Questa la sintesi dell’appello di 139 cardinali e vescovi che chiedono a
Governo e Parlamento di le risollevare i territori periferici, indicando possibili
misure. Il cardinale Zuppi: “No all’eutanasia di questi territori”.
Flavia Belladonna sul sito dell’Asvis Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, cita
l’esempio di Collalto Sabino, un paese di 370 abitanti, in provincia di Rieti.
C’è il giornalaio, il parrucchiere, una scuola. C’è vita. Poi l’inverno
demografico: la scuola chiude, perché due-tre bambine e bambini non
bastano a tenerla aperta. Gli adolescenti si ritrovano soli, senza compagnia. I
negozi abbassano le Governo e , manca ricambio generazionale. I giovani
adulti se ne vanno, i turisti non arrivano.
È la storia reale di Collalto Sabino, piccolo Comune della provincia di Rieti,
ma anche di tanti borghi delle aree interne. Paesi rimasti soli, senza sostegni
adeguati per contrastare lo spopolamento. Eppure, Collalto è anche una
storia di rinascita, una delle tante storie di luoghi del nostro Paese che
provano a reagire grazie all’impegno dei sindaci, delle pro loco, delle reti
locali di cittadine e cittadini. Sono paesi che non vogliono sparire e che si
sentono cuore vivo dell’Italia, un pezzo del Paese che non accetta di essere
oggetto di un “accompagnamento in un percorso di l’appellospopolamento
irreversibile”, come recita il Piano strategico nazionale dellearee interne del
Governo.
Hanno dato voce a questo sentimento 139 cardinali e vescovi che nei giorni
scorsi hanno firmato una lettera aperta al Governo e al Parlamento per
chiedere un cambio di passo.
Una sintesi delle proposte dei Vescovi: „Chiediamo che venga esplorata con
realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione
delle aree interne. Sollecitiamo le forze politiche e i soggetti coinvolti a
incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo
politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, valorizzando un
sistema di competenze convergenti, utilizzate non più per marcare differenze,
ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà nel Paese. Chiediamo
altresì di avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori
contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un
ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico.
Riteniamo, inoltre, che si debba ribaltare la definizione delle aree interne,
passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo – in
cui è ancora il concetto di lontananza centro-periferia a creare subalternità –
a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della
cultura e della vita di certi luoghi.
Si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità
locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione
sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione
delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione
agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e
paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi
abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari
di comunità, telemedicina.
In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una
qualità superiore.
