La quarta Giornata della Stampa.
“Dignità della persona e qualità delle relazioni. Impatto
dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro e la deontologia delle
giornaliste e dei giornalisti”. Affermato uno stile
comunicativo autorevole, rispettoso di dialogo e
cooperazione sociale e non di violenza verbale.

Stefano Stefanini (#)

Sono sta molti i temi su cui si e’ Sviluppata la Giornata della
Stampa sul tema “Dignità della persona e qualità delle relazioni
. Impatto dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro e la deontologia
delle giornaliste e dei giornalisti“, Giornata di formazione e
dialogo promossa dal Vescovo di Viterbo, mons. Orazio Francesco
Piazza.
L’incontro, che ha avuto un coinvolgente carattere formativo e
interattivo, e’ stato introdotto dai saluti di benvenuto del padrone di
casa, Direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della Diocesi
di Viterbo e assistente spirituale dell’Ucsi di Viterbo, don
Emanuele Germani.
Molto intenso e ricco di spunti spirituali e professionali l’intervento
introduttivo del Vescovo di Viterbo, mons. Orazio Francesco
Piazza che ha esordito mettendo in guardia i giornalisti dal tentativo
che le nuove tecnologie IA operino per eliminare il contatto tra
autore e opera, e’ fondamentale per la professione giornalistica la
consapevolezza della creatività esclusiva e personale nell’esercizio
di una “responsabilità consapevole” di scrivere nel rapporto
fiduciario con il lettore, invitandolo ad una “responsabilità critica”
nella lettura della realtà .

Quindi il compito precipuo del giornalista e’ quello di non cedere
all’omologazione, ma di dar conto della descrizione dei fatti,
separandoli dalle opinioni. Lo stile non deve cedere mai al conflitto,
all’aggressività del linguaggio, mai cedendo all’indifferenza e
all’intolleranza.

Maurizio Di Schino presidente dell’Ucsi Lazio, ha portato i
saluti di Guido d’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti
del Lazio, ha sollecitato i colleghi a creare delle alleanze fiduciarie
con i lettori, con il motto “di esserci, guardare e ascoltare”,
cogliendo la sfida antropologica ed educativa, in coerenza con i
Valori dell’ umanesimo cristiano.

Don Alessandro Paone, incaricato regionale per le
Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale del Lazio,
ha condotto il suo intervento intorno ai risvolti della comunicazione
nell’era dell’intelligenza artificiale, mettendo al centro la questione
dell’uomo e della donna, della sua centralità nel mondo dei nuovi
media.
Chi comunica in modo professionale deve essere convinto che l’
algoritmo e l’intelligenza artificiale non ha coscienza e non può’
avere senso morale. Per questo il nostro agire professionale dovrà
corrispondere ad un giornalismo di responsabilità, un giornalismo di
cooperazione per dar voce a chi non ha mezzi per affermarla.
Anche la scelta delle parole deve avere una dimensione di dialogo
di cooperazione e non di violenza verbale, attuando una forma di
educazione al senso critico per “Custodire voci e volti umani”,
come invita Papa Leone nel suo Messaggio sulle Comunicazioni
Sociali focalizzandosi sull’alfabetizzazione valori mediatica e
l’intelligenza artificiale (IA) promuovendo il pensiero critico e la
libertà spirituale, affinché e la tecnologia sia al servizio dell’umanità
e non viceversa, in un mondo dove la comunicazione tecnologica è
sempre più pervasiva. 

Anna Maria Graziano, del Consiglio di Disciplina dell’Ordine
dei Giornalisti del Lazio, ha trattato dell’inserimento nel Codice
Deontologico dei Giornalisti italiani all’Art. 19 della disposizione
che mira a garantire che l’IA sia un supporto al giornalismo,
attraverso un ausilio per ricerca, analisi dati, trascrizioni, e non
una restrizione del pensiero critico e della verifica giornalistica
Anna Matia Graziano ha insistito sul fatto che l’I.A. non può in alcun
modo sostituire il giornalista, che mantiene la piena responsabilità
editoriale, etica e legale dei contenuti prodotti, anche quando
generati con l’ausilio di sistemi IA.
Prova ne è la prorogati a in capo al giornalista della verifica delle
Fonti e della Trasparenza. Il giornalista ha l’obbligo di verificare
l’autenticità e l’accuratezza dei contenuti generati dall’IA.
Un richiamo esplicito e’ andato alla legge ordinamentale della
professione dei giornalisti n. 69 del 1963 e del Codice
Deontologico, in termini di regole deontologiche su trasparenza,
lealtà, verifica delle fonti, libertà di espressione e di cristica, rispetto
della verità dei fatti e della personalità’, lealtà e buona fede, obbligo
di rettifica, segreto professionale, promozione di uno spirito di
collaborazione tra colleghi, spirito di fiducia tra stampa e lettore,
essenzialità e completezza, rispetto della dignità della persona,
assicurando il decoro e la dignità professionale del giornalista,
rispetto dei diritti fondamentali costituzionali, rispetto dell’onore,
reputazione, riservatezza, identità personale, con particolare
rispetto per le categorie vulnerabili .
Da ultimo il sociologo prof. Francesco Mattioli ha approfondito
con chiarezza i concetti del senso comune, del complesso
valoriale e del sistema sociale in evoluzione.
Il docente ha affermato come il sistema sociale condivide il senso
comune di valorizzazione delle cose e dei fatti in uno scambio
creativo tra il giornalista e l’opinione pubblica, nel rispetto reciproco,
sul modo di intendere le cose e i fatti.

La singolarità umana e’ il valore universale che l’avvento e lo
sviluppo dell’intelligenza artificiale non possono limitare, la capacità
di riflessione con la responsabilità di scegliere .
Per questo e’ stata coniata da padre Benanti la definizione di
algoritmi a come etica nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Ha concluso la giornata formativa Wanda Cherubini,
presidente dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana di
Viterbo che, ringraziando relatori e i colleghi che hanno partecipato
all’iniziativa, ha delineato l’impegno delle testate cittadine e
regionali nel racconto delle comunità locali e nella loro promozione
in termini di dialogo sociale tra cittadini e istituzioni.
E’ stata ribadita l’esortazione di Papa Leone XIV sull’importanza di
salvaguardare “le capacità unicamente umane di empatia, etica
e responsabilità morale” in una comunicazione in cui le
macchine non siano forze che erodono la voce umana, ma
strumenti al servizio e al collegamento della vita umana”.

(#) Direttivo Unione Cattolica Stampa Italiana Lazio

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