La solitudine
Coincidenza volle che andando alla chiesetta rurale di Castel d’Asso mi imbattessi in un pellegrino, di nome Danilo, con cui scambiai 4 chiacchere (forse 8). 
In serata su whatsapp ricevetti la foto che gli avevo fatto al cippo dei 100 Km e che pubblicai come sempre su www.sostaeripresa.it il giornale online edito dall’ass.ne Amici del Beato Domenico della Madre di Dio. Gli comunicai quindi il link su cui avevo postato la foto. Mi ringraziò con l’emoticon del pollice alto. Due giorni dopo ricevetti il seguente suo messaggio:
“Riflessioni da cammino.
È vero: nei momenti in cui si sceglie la Solitudine, in realtà non si è soli.
Le materne pareti di tufo, l’irresistibile olezzo dei fiori nascenti, i noccioleti infiniti, i dolci cinguettii, le malandate vestigia di antiche civiltà, gli affreschi che non ti aspetti in piccole chiese, le carrarecce che divengono passerelle d’onore.
E il tuo Silenzio, presago di mille emozioni.
È, forse, solitudine tutto ciò?
No, non lo è affatto.
Qui la Solitudine è soltanto un’ apparenza, una Soglia che bisogna aver la forza di varcare“
Rilessi più volte e ci meditai sopra. Decisi così di fare, anche io, quel tratto di cammino che aveva preceduto il nostro incontro,
Imboccai la via Francigena da porta Faul con destinazione la chiesetta di Castel d’Asso dove è posto il cippo dei 100Km da Roma e dove viene venerato il Beato Domenico della Madre di Dio, alla ricerca di ciò che Danilo aveva visto e che io mai avevo notato prima percorrendola in macchina. Da subito ciò che inizialmente poteva sembrare una semplice passeggiata in solitudine si è rivelata una mera illusione. Ben presto mi accorsi di essere come immerso nella natura e di entrare in contatto con essa, avvertivo come una presenza viva e palpitante attorno a me. Il silenzio che inizialmente vivevo stava trasformandosi, piano piano. nella ricerca di un ponte di comunicazione fra me e ciò che mi circondava. Una comunicazione strana, insolita, perché parlava al cuore e non al cervello. Per esempio, quelle pareti di tufo, antiche vestigia, che mi rendevano piccolo perché mi sovrastavano con aria minacciosa ,improvvisamente, mi apparvero come braccia amorose che cercavano di proteggermi. Ai bordi della strada i fiori sbocciati sembravano sorridere al mio passaggio, mentre i noccioleti, quando apparivano, sembrava si estendessero senza fine e risuonando del canto degli uccelli portavano il mio cuore a gioire del creato. Carrarecce, che mai prima avevo notato essere tutte uguali, tagliavano questo verde infinito trasformando il tutto in una sinfonia di vita. M’accorsi così come il senso di solitudine iniziale avesse perso il suo significato di vuoto e di assenza trasformandosi in una forma di pienezza e completezza quasi fosse una porta da aprire o una soglia da varcare; insomma, un passaggio necessario per accedere a una dimensione più profonda di sé. La solitudine non rappresenta quindi un isolamento, ma piuttosto un’opportunità, un invito a esplorare i propri pensieri, a riflettere sulla propria vita per poi riconnettersi con il mondo circostante dopo essersi arricchiti di qualcosa di nuovo . Attraversando questa soglia ci si rende conto di prendere una maggiore consapevolezza di sé, riuscendo così, ad entrare in quello spazio interiore, spesso, troppo spesso trascurato in questa società sempre di corsa e mai esausta. Uno spazio capace di accogliere il giardino interiore: un luogo simbolico di pace e rifugio dalle tempeste della vita dove è possibile coltivare sogni, speranze e passioni, ma anche riscoprire la propria essenza più autentica. Questo spazio rappresenta l’identità più profonda dell’individuo, un punto di equilibrio in cui ci si può ritrovare nella propria essenza per poi rigenerarsi; anche se … attraversare questa soglia richiede coraggio. Significa confrontarsi con paure, insicurezze e fragilità. Tuttavia, è proprio in questo passaggio che emerge la vera forza personale: la capacità di creare, di amare e di vivere pienamente. La solitudine, quindi, non è una debolezza, ma un momento di trasformazione che ci permette una crescita autentica perché offre un’un’opportunità preziosa per scoprire il proprio giardino interiore, trovandovi pace e serenità. Accoglierla significa trasformarla in una guida, in un’alleata nel percorso di conoscenza di sé. Per questo, non va temuta, ma abbracciata come una presenza che accompagna verso una comprensione più profonda del proprio essere.
Grazie Danilo!
Sandro Mosè Toso
