LA VALIGIA CON LO SPAGO

Aspettando un treno dall’olezzo di zolfo e carbone,

in mezzo allo scalpitio delle tazzine del bar,

ai passi assonnati dei viaggiatori frettolosi,

arriva quasi stanco all’alba rosata di giada.

In una foto scattata in bianco e nero,

stai seduto sulla panchina

annerita dal tempo,

con la voglia di restare,

per te un modesto giaciglio ti aspetta.

La valigia di spago e cartone

non basta a raccogliere

i ricordi lasciati in attesa,

sul davanzale di pietra

dal profumo d’ogliastro,

manca la sera lo sguardo verso luci lontane,

ora ammantate dalla patina bluastra

di un bugiardo successo.

Sotto il chiarore di una dimenticata lucerna,

le speranze lì sono rimaste,

anche la sedia di faggio

appoggiata al muro del forno

rimane sognando quel ritorno

forse dimenticato.

Due lacrime scendono

ripensando a quante storie

vissute sotto quel ponte,

la vita a fatica continua

e la guerra tarda a finire.

Alessandro Calanca

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