In questi giorni spesso si sentono interventi sui media e al governo riguardanti gli atteggiamenti e comportamenti non raramente inaccettabili di persone, spesso giovani, che violentano, stuprano, corrono da pazzi, si rovinano nella droga… E sento accennare alla mancanza di valori e di guida nella vita. Ho parlato di questo spesso, anche nelle mie pubblicazioni, non ultima “E dal fango prese volo una farfalla” (2021- Roma) che era un adattamento per il Ce.I.S. di Viterbo, di pubblicazioni fatte in Canada per la “caritas/school of life”. A fine ottobre sarò a Toronto per presentare una mia pubblicazione: “High on Life” scritta insieme al ministro canadese Michael Tibollo e dove affrontiamo questi temi. Perché dico questo? Perché ho esperienza in questi campi, fatta sul campo oltre che sui libri e ricerche. I testi tecnici, spesso ben fatti, parlano di un approccio multidisciplinare quando mettiamo le mani nel disagio giovanile, spesso aggressivo e violento. Tra le discipline menzionale non manca il ricordo dello “spirituale” e lo si riassume come approccio “bio-psico-socio-spirituale”. Anche recentemente la letteratura medica e di assistenza sociale se sta occupando. Ma cosa è? E c’è chi inavvertitamente lo riduce a una lista di devozioni e rituali religiosi. Si parla più facilmente di valori che di spirito. Ma in fondo sono facce della stessa medaglia. Il rispetto per la natura e le persone, la gestione della aggressività violenta, la mania di superiorità contro un atteggiamento servizio, il credersi “Dio” che può controllare tutti e tutto invece di una umiltà intelligente… non sono elementi alieni alla presenza della spiritualità. Camminano insieme. E questo passa nelle mani della vita delle persone nel disagio, non con una conferenza o una preghiera. Ci vuole capacità di ascolto, di empatia e di umiltà. Ci vuole una presenza e un ambiente saturi di questo. Ci vuole una testimonianza non una predica domenicale.

La spiritualità entra per tutti i pori della vita e della giornata. Se dobbiamo preparare chi ha il compito o la missione di guidare la vita degli altri, dobbiamo aiutare chi guida a essere loro stessi (noi stessi) testimoni di quello che dovrebbero “insegnare” e far maturare nelle persone. Adesso tutti sembrano avere una soluzione per la violenza giovanile. Ma pochi riflettono sulla vera natura dei cammini dello spirito. Si rischia di fare leggi che non servono a nulla se non a punire, e questo viene letto come vendetta della società da cui difendersi. Ma punire non basta. A volte prevenire è tardi. Quindi cerchiamo di educare o ri-educare in ambienti meno inquinati. E impareremo anche a prevenire e a intervenire.

don Gianni Carparelli

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