Il dialogo tra le chiese cristiane e tra religioni
di Papa Leone. XIV: Il mondo cristiano “a
braccia aperte” incontro a Leone XIV.
Le prospettive di Unità‘ Dialogo e Pace dal
tra le Chiese presupposto per riconquistare
la Pace nel mondo, dilaniato dalle inutili
guerre.
Stefano Stefanini
Dai messaggi augurali di inizio Pontificato pervenuti a
Papa Leone, traspare la gioia delle altre confessioni
cristiane con l’auspicio di lavorare insieme al nuovo
Pontefice per la pace e per la risoluzione delle guerre,
nel dialogo e restando accanto ai sofferenti.
Da Giovanni Zavatta su Watican News riprendiamo gli auguri
formulati dalle comunità cristiane del mondo e le prospettive del
dialogo interreligioso nel Pontificato di Papa Leone.
Una Chiesa che cerca strenuamente la pace, che lavora
quotidianamente per la risoluzione dei conflitti nel mondo,
rimanendo vicina a chi soffre, l’impegno a costruire ponti attraverso
il dialogo, l’invito a tutti i fedeli all’unità visibile, senza paura: le varie
denominazioni cristiane accolgono «a braccia aperte», con un
gioioso «sì» le prime parole — dense di concreti propositi —
pronunciate da Leone XIV dalla loggia centrale della basilica di San
Pietro.
«A questo punto della storia, il mondo e la Chiesa affrontano sfide
significative», scrive nel suo messaggio di auguri il segretario
generale della Comunione anglicana, reverendo Anthony Poggo:
«Crisi di migrazione di massa, guerra, povertà e divisione premono
su tutti noi. Come sempre, a soffrire di più sono i più innocenti e
vulnerabili delle nostre società».
La proposta è quella di continuare a lavorare insieme: «Gli
assicuriamo le nostre braccia aperte», dice il leader
protestante, ricordando la collaborazione con la Chiesa
cattolica «nell’amicizia di Gesù, sostenuta dalle nostre
istituzioni ecumeniche e dal ministero del Centro anglicano di
Roma», oltre che dalle commissioni internazionali.
Il grazie degli anglicani
L’arcivescovo di York, Stephen Cottrell, a nome della Church of
England, sottolinea «i tanti anni di esperienza pastorale» del nuovo
pontefice, «l’impegno per la giustizia e la profonda spiritualità,
esempio di vita vissuta al servizio di Gesù Cristo. Come anglicani,
rendiamo grazie per la sua chiamata ai cristiani a essere costruttori
di ponti attraverso le divisioni del nostro mondo e le divisioni che
continuano a esistere tra le Chiese». Il mondo ferito, conclude
Cottrell, «ha bisogno di giustizia, di guarigione, della speranza di
Gesù Cristo, e non vediamo l’ora di collaborare con Papa Leone
XIV e i cattolici romani in ogni luogo per condividere questo amore
con chi è nel bisogno».
Il Wcc: sarà una voce forte
Il Consiglio ecumenico delle Chiese (World Council of Churches),
che raggruppa 352 denominazioni di oltre 120 nazioni per un totale
di 580 milioni di cristiani in tutto il mondo, auspica — sono parole
del vescovo moderatore del Comitato centrale, Heinrich Bedford-
Strohm — che il nuovo Pontefice «continui la testimonianza di
amore di Papa Francesco verso tutte le persone, soprattutto le più
vulnerabili, e verso il creato non umano. È urgentemente
necessaria una voce globale forte per la dignità umana e il
superamento della violenza» e «sono fiducioso che il nuovo Papa
sarà una voce davvero forte». Il segretario generale del Wcc,
reverendo Jerry Pillay, tende anch’egli la mano confidando che
«continuerà a rafforzare la collaborazione ecumenica, l’unità dei
cristiani, la giustizia e la pace nel mondo». In una società
attraversata da molteplici crisi, «insieme possiamo fare la differenza
grazie al potere trasformativo dello Spirito santo».
I luterani: in cammino verso l’unità
L’elezione del cardinale Prevost al Soglio pontificio è stata accolta
con «profonda gioia e gratitudine» dal segretario generale della
Federazione luterana mondiale, Anne Burghardt: «Pregheremo per
il suo ministero e non vediamo l’ora di approfondire la nostra
collaborazione sotto la sua guida. Insieme — ha osservato — la
Chiesa cattolica romana e le Chiese luterane possono continuare a
crescere verso l’unità attraverso il servizio congiunto alle persone
bisognose e la testimonianza condivisa di Cristo affinché il mondo
possa credere». La teologa Elizabeth Newman, esperta di etica
nonché co-presidente dei dialoghi tra battisti e cattolici convocati
dalla Baptist World Alliance e dal Dicastero per la promozione
dell’unità dei cristiani, mette in evidenza le “scelte” di Robert
Francis Prevost: «Quando divenne vescovo adottò come motto una
meravigliosa frase di Agostino: “Nell’unico Cristo siamo uno” (In Illo
uno unum). Ciò dimostra il suo profondo interesse per l’unità nella
Chiesa mentre il lavoro di missionario testimonia la volontà di
servire e condividere il Vangelo ovunque Cristo chiami e di stringere
amicizia con chi vive in culture diverse». Infine la scelta di chiamarsi
come il Papa dell’enciclica Rerum novarum, che «criticava il
capitalismo incontrollato e sosteneva salari equi e i diritti dei
lavoratori», vuole comunicare che «il Vangelo riguarda un intero
stile di vita: spirituale, comunitario e sociale».
Bartolomeo: una nuova era tra Oriente e Occidente
Da parte ortodossa il patriarca ecumenico Bartolomeo, raggiunto
dalla notizia dell’elezione mentre era in visita ad Atene, ha espresso
le sue felicitazioni e l’auspicio di proseguire le buone relazioni con
la Chiesa cattolica ulteriormente rafforzate durante il pontificato di
Francesco. L’arcivescovo di Costantinopoli (che successivamente
ha anche diffuso un videomessaggio) ha annunciato l’intenzione di
partecipare alla messa per l’inizio del ministero petrino e di
continuare a promuovere la collaborazione: «Guardiamo al nuovo
Pontefice con speranza cristiana. Che egli possa far seguire a una
visita a Nicea una ufficiale al Patriarcato ecumenico, magari in
occasione della nostra festa di sant’Andrea, il 30 novembre. Che
contribuisca a porre fine alle guerre in Ucraina, in Medio Oriente e a
prevenire il conflitto tra India e Pakistan. Spero che possiamo
inaugurare una nuova era nelle nostre relazioni bilaterali e tra
Oriente e Occidente».
Gli ortodossi d’America: cooperazione e
dialogo
Il metropolita Tikhon, alla guida della Chiesa ortodossa in America,
prega affinché, «seguendo l’esempio del predecessore
universalmente venerato, san Leone I Magno, proclami sempre la
fede cristiana con audacia e zelo. La fede di san Leone, espressa
nel quarto Concilio ecumenico, resta un ponte tra la Chiesa
cattolica romana e la Chiesa ortodossa. Spero che le nostre Chiese
possano trovare continue opportunità di cooperazione e dialogo».
