L’Epifania: nei Magi il significato del dialogo tra scienza e fede e tra diverse
culture per uscire dalla distruzione delle guerre e avviare un
percorso di concordia e sviluppo collaborativo tra le nazioni.
di Stefano Stefanini
L’Epifania: nei Magi il significato del dialogo tra scienza e fede e tra diverse
culture e religioni, con le motivazioni dell’Anno Giubilare che si conclude per
uscire dalle guerre e avviare un nuovo percorso di concordia e sviluppo
collaborativo tra le nazioni.
Nei Magi che rendono omaggio al Bambino nell’Epifania, la festa della
manifestazione, possiamo identificare la necessità’ del dialogo proficuo
tra la scienza, la ragione, la fede e la “Speranza che non delude”, alla
base dell’Anno Giubilare, che ci auguriamo contribuiscano ad uscire
dalle guerre e avviare un percorso di concordia e sviluppo collaborativo
tra le nazioni, contribuendo ad un nuovo modello di sviluppo fondato su
pace, realizzazione dell’individuo, maggiore giustizia sociale, lavoro e
nuova coscienza ecologica.
L’astro, la cometa che guida i Sapienti, oltre i rischi e la crudeltà di
Erode e dei potenti di allora e di oggi (che spesso trasformano le
scoperte scientifiche in strumenti di potere, di inquinamento e di guerra
e non di Vita e sviluppo equilibrato dei Popoli), devono farci richiamare
alle “discipline scientifiche” come strumenti che avvicinano l’uomo e la
donna contemporanei che ricercano e studiano la natura al loro
Creatore e, nel contempo fanno avvertire quanto la Pace e la
Concordia tra i popoli sia connaturata con l’autentico progredire della
scienza e dell’umanità, come testimoniato dal nostro astronauta Luca
Parmitano, che guardando la terra dallo spazio ha affermato che «la
speranza è avere sempre qualcosa da raggiungere».
La riflessione che vorrei sottoporre ai lettori in questa Epifania, parte da
un mio articolo sulla rivista “Voyager: ai confini della conoscenza” da me
diretta nel 2005: “Il 31 ottobre 1992 papa Giovanni Paolo II ha compiuto
uno degli atti più significativi del suo pontificato nei confronti della
scienza, riabilitando Galileo Galilei, il padre della fisica moderna e di un
metodo scientifico non in contrasto con la fede.
Dopo circa 360 anni Galileo tornava formalmente ad essere figlio
legittimo della chiesa cattolica, anche se moralmente ed intimamente,
scontando l’abiura delle sue teorie sul sistema solare, non era mai stato
realmente al di fuori della comunità religiosa del suo tempo.
Giovanni Paolo II, ammettendo gli errori della sentenza “politica” del 22
giugno 1633 emessa dal Tribunale del Sant’Uffizio, presieduta dal
cardinale Roberto Bellarmino, riabilita e nobilita il ruolo della scienza,
avvicinandola alla fede, operazione che per secoli era risultata
impossibile per mere ragioni di opportunità politica: la Bibbia, testo
eminentemente sacro e morale, parlava agli antichi nel linguaggio a loro
consono, con forzature tipiche della letteratura guerriera.
L’affermazione: “Fermati o sole!” del condottiero israelita Giosuè
dell’Antico Testamento, non può certamente avere una valenza
cosmologica e Niccolò Copernico, scienziato polacco, ed in particolare
gli studi di Galileo, contribuiscono in modo incontrovertibile a dare
dignità alla scienza ed alla teologia, ognuna nel proprio ambito.
Le “convergenze parallele” – se i ricordi matematici non tradiscono, le
rette parallele si incontrano all’infinito perché hanno in comune la
direzione – tra fede e scienza appaiono chiare nell’affermazione che
Galileo, magistralmente, espresse nelle Opere VI:
“….questo grandissimo libro (della natura) che continuamente ci sta
aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), non si può intendere se
prima non si impara ad intender la lingua, e conoscer i caratteri ne’ quali
è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli,
cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile
intendere umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente
per un oscuro labirinto”…
Fede e scienza pur operando su piani separati, trovano concreti
contrasti solo nell’utilizzazione delle scoperte scientifiche, che di per sé
avvicinano le creature alla Vita e al Creatore che ha dato all’uomo la sua
intelligenza, uno straordinario strumento di misura per decifrare e
svelare i “presunti” misteri della natura.
Le teorie galileiane non ebbero allora seguito nella vecchia Europa, per
il loro effetto prorompente nel campo del potere politico e di quello
religioso, ma furono presto divulgate dai Gesuiti (alla Compagnia
fondata da Ignazio di Loyola appartiene il pontefice papa Francesco)
nel Nuovo Mondo, nelle Americhe.
Papa Wojtyla, connazionale di Copernico, ha inteso risolvere la
controversia tolemaico- copernicana-galileiana: “a questo compito che
potrà onorare la verità della fede e della scienza, io assicuro tutto il mio
appoggio”. Quando papa Giovanni Paolo II parla ai membri della
“European Physical Society” a Roma il 31 marzo 1979, ed ai docenti
universitari di Bologna nel 1982 ribadisce, avvicinandosi all’esperienza
ed alla spiritualità dello scienziato illuminato e credente Galileo, che
“un’interpretazione della scienza e della cultura che volutamente ignori o
addirittura mortifichi l’essenza spirituale dell’uomo, la sua aspirazione
alla pienezza dell’essere, la sua sete di verità e di assoluto, gli
interrogativi che egli si pone di fronte agli enigmi del dolore e della
morte, non può soddisfare le più profonde e autentiche esigenze
dell’uomo. La scienza si esclude da sé dal regno del sapere, cioè dalla
“sapienza”, che è gusto di conoscenza, maturità dello spirito, anelito di
libertà vera, esercizio di criterio e discrezione”.
In tal modo gli uomini di scienza, ma soprattutto i giovani che si
apprestano a studiare la realtà ed il mondo che li circonda, nel ricordo
dell’insegnamento di Galileo devono sentirsi incoraggiati a proseguire la
loro ricerca, sapendo che, in tal modo, “incontrano nella natura la
presenza del Creatore”.
In Papa Francesco, l’universo è qualcosa di più che un problema
scientifico da risolvere, è un mistero che contempliamo nella letizia
e nella lode (cfr Enc. Laudato si’, 12). «Tutto l’universo materiale è
un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi»
(Laudato si’, 84).
Nel contesto del dialogo interreligioso, oggi più urgente che mai, la
ricerca scientifica sull’universo può offrire una prospettiva unica,
condivisa da credenti e non credenti, che aiuti a raggiungere una
migliore comprensione religiosa della creazione e la messa a
disposizione della crescita socio economico e medico-scientifica
delle mirabili scoperte che la ricerca scientifica sta concretizzando
in questi anni, non ultime le applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Le figure dei Magi, sapienti guidati in cammino dalla Stella ad onorare il
Dio Bambino con i loro doni simbolici di umanità e regalità, impegnati
nella ricerca della sapienza interiore e scientifica, alimentino per gli
uomini del nostro tempo la passione per la «conoscenza» integrale,
pacifica e dialogante delle realtà materiali e spirituali, esplorate con gli
strumenti “fisici” e “metafisici” a nostra disposizione.
Auguriamo che tutto questo non sia utopia, ma concreta prospettiva dei
popoli e di chi li governa.
Buona Epifania !!!
