L’Inno Silenzioso della Creazione: Quando l’Uomo Imparerà il Ritmo di Dio?
​C’è una liturgia invisibile che si celebra ogni giorno sotto i nostri occhi, un rito di comunione così perfetto che spesso dimentichiamo di osservarlo. È l’armonia della natura, dove nulla esiste per se stesso e ogni creatura vive in funzione dell’altra.
​Pensiamo, per un istante, al miracolo quotidiano di un albero. La pianta non produce il proprio nutrimento dal nulla: affonda le radici nella terra, accogliendone i minerali e la linfa. Ma la terra, a sua volta, non potrebbe donare nulla se non ricevesse costantemente dal cielo. La pioggia che disseta il suolo, la luce del sole che spezza il buio e attiva la vita, le stagioni che si alternano con la precisione di un orologio divino. È un ciclo perfetto, un dialogo d’amore tra il cielo e la terra. La natura non accumula, non rapisce: riceve in dono e restituisce in frutti, ossigeno e bellezza.
​San Francesco d’Assisi, nel suo Cantico delle Creature, aveva intuito questa sottomissione d’amore: parlava di «frate Focu», «madonna Terra» e «sora Acqua», riconoscendo in loro non risorse da sfruttare, ma fratelli e sorelle uniti nello stesso coro di lode al Creatore. In questo disegno, la collaborazione è la legge fondamentale della sopravvivenza.
​Eppure, di fronte a questo altare di armonia spontanea, si staglia l’unica nota stonata del Creato: l’uomo.
​«Invece di collaborare con Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto da lui tiranneggiata che custodita.»
— San Giovanni Paolo II (Centesimus Annus)
​Laddove la terra riceve dal cielo per dare alla luce la vita, l’essere umano sembra aver sposato una logica opposta: quella del consumo a senso unico, del possesso che distrugge. Spezziamo i fili di questa rete perfetta. Inquiniamo i fiumi che ci dissetano, cementifichiamo la terra che ci nutre, avveleniamo l’aria che ci fa respirare. La nostra sete di profitto e di controllo ha sostituito il concetto di “custodia” (quello affidatoci nella Genesi) con quello di “dominio assoluto”.
​La natura risponde a leggi di generosità e sottomissione al ciclo vitale; l’uomo moderno risponde troppo spesso all’egoismo dell’avere. Ci comportiamo come ospiti ingrati che, dopo aver goduto della bellezza e del calore di una casa accogliente, iniziano a demolirne le pareti per farne legna da ardere.
​Ritornare Custodi: L’Appello alla Nostra Coscienza
​Il contrasto è stridente e interroga profondamente la nostra fede. Se la natura obbedisce ciecamente e armonicamente al ritmo impresso da Dio, a noi è stata data la libertà. Ed è proprio questa libertà che siamo chiamati a riscoprire, trasformandola da potere distruttivo a responsabilità d’amore.
​Non si tratta solo di ecologia, ma di una profonda conversione del cuore. Guardare il cielo e la terra che si nutrono a vicenda non deve essere solo un esercizio di ammirazione poetica, ma un esame di coscienza.
​Siamo ancora capaci di ricevere con gratitudine e di donare senza pretendere? Sapremo fermare la nostra mano prima che l’armonia perfetta del Creato diventi solo un ricordo nei libri di storia? La terra continua a parlarci di Dio attraverso il suo silenzioso equilibrio. Sta a noi, oggi, rimetterci in ascolto e ricominciare a cantare lo stesso inno.
Sergio Rondina
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