Il testo biografico “Mariano Buratti,
educatore, partigiano, Medaglia d’Oro al Valor Militare”,
edito dalla Annulli Editori.
Stefano Stefanini
Abbiamo dedicato la trasmissione Fatti e Commenti di questo fine settimana,
condotta da chi scrive e in onda sabato sugli schermi dell’emittente del
Centro Italia Teleorte e visibile su www.teleorte.it e su www.newtuscia.it, alla
presentazione del testo biografico “Mariano Buratti, educatore, partigiano,
Medaglia d’Oro al Valor Militare”, edito dalla Annulli Editori.
Con Enrico Fuselli e l’Editore Leonardo Annulli abbiamo approfondito in
particolare i caratteri biografici della figura del martire della libertà, le sue
vicende personali, il suo allontanamento ideologico dal fascismo dopo
la partecipazione alla guerra d’Etiopia, il suo servizio come brigadiere
nella Guardia di Finanza, la carismatica personalità di docente di Storia
e Filosofia presso il Liceo Classico di Viterbo, il messaggio autorevole
di democrazia e libertà che emerge dal suo Testamento politico, intriso
delle idealità democratiche e partecipative poi trasfuse nella Carta
Costituzionale repubblicana.
L’azione di partigiano di Mariano Buratti attraverso la costituzione della
Banda del Cimino a cui aderirono anche molti suoi giovani alunni.
Questo libro scritto dal colonnello della Guardia di Finanza, Gerardo
Severino e dallo storico e docente Enrico Fuselli, «tratta di una biografia
e di un paesaggio»: così scrive Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale
dell’Anpi, nell’introduzione all’opera.
La biografia è quella di Mariano Buratti, uomo delle Fiamme Gialle,
professore al liceo classico di Viterbo, che oggi porta il suo nome, e infine
capo di una banda partigiana che operava sui Monti Cimini. Gerardo
Severino ed Enrico Fuselli ne ricostruiscono la parabola di vita, dolore e
coraggio civile, partendo dall’infanzia a Bassano di Sutri (oggi Bassano
Romano) e terminando con l’arresto su delazione a Roma, le torture a via
Tasso e la fucilazione a Forte Bravetta.
Il paesaggio è quello dell’Italia fascista: un contesto storico che rende
complicata la vita privata e famigliare e impone scelte difficili, ardite, di fronte
alle quali Buratti non si tira indietro, arrivando a pagare con la vita la sua lotta
– filosofica e umana prima di tutto – per la liberazione dell’Italia dalla tirannia
e dall’occupazione nazifascista.
L’autore e l’editore hanno concordato sul significato del testo come un
omaggio alla figura di uomo libero, del professor Buratti, perché la sua storia
possa illuminare il nostro presente.
